CRISI DI GOVERNO/ Oddati (Pd): tra noi e M5s distanze enormi, elezioni probabili

- int. Nicola Oddati

“Le distanze non solo programmatiche tra noi e M5s sono enormi. Ad oggi le elezioni mi sembrano molto probabili” dice uno degli uomini più vicini a Zingaretti

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Nicola Zingaretti, segretario del Pd (LaPresse)

Nicola Oddati è di Battipaglia ed è il responsabile per il Mezzogiorno nella nuova segreteria Pd nominata da Zingaretti. È stato a lungo assessore alla Cultura del Comune di Napoli con i sindaci Bassolino e Iervolino, ma negli ultimi anni ha soprattutto insegnato economia e scritto romanzi. È uno degli uomini più vicini al segretario del Partito democratico. “Le distanze – dice al Sussidiario – non solo programmatiche ma di cultura politica tra noi e 5 Stelle sono enormi. In ogni caso servirebbe un radicale rinnovamento nel personale di governo e nei contenuti. Ad oggi le elezioni mi sembrano molto probabili”.

Oddati, forse il Sud è la trincea più difficile su cui lavorare in questi anni, visti i risultati politici ottenuti di recente. Come giudica il tour estivo di Salvini al Sud?

Il Sud è una trincea difficile. Per tutti, però. Lo è anche per Salvini. Il fatto che sia stato contestato dappertutto e che abbia dovuto cancellare la tappa di Baia Domitia è la dimostrazione che il Sud sa benissimo che Salvini è un nemico del Mezzogiorno. Lo è stato storicamente, lo è stato nell’azione di governo, lo è sostenendo e alimentando un’idea odiosa e iniqua di regionalismo differenziato. Se Salvini vincesse le elezioni, il Sud pagherebbe un prezzo salatissimo e forse definitivi agli interessi del Nord. Si sono legati a Salvini i pezzi peggiori del notabilato trasformista del Sud, i gattopardi. Solo che non capiscono di essere pure loro trattati come dei camerieri. 

Un anno fa il Sud premiò il M5s, facendolo diventare il primo partito, con il 60% in alcune zone. Oggi però il Sud sembra voler premiare la Lega. Cos’è successo in questi anni per rendere gli abitanti del Sud così ostili ad una parte della sua classe dirigente, quella di sinistra, che lo ha governato insieme alla Dc?

È impossibile parlare di un generico Mezzogiorno. Il fatto è che un giovane su due non lavora, le donne non lavorano, le imprese sono in difficoltà. Le aree interne si stanno spopolando, le città sono sempre più povere e diminuiscono i servizi ai cittadini. Ecco perché il Sud si ribella a chiunque abbia avuto responsabilità di governo. Lo ha fatto con noi, poi con i 5 Stelle. Ora io penso che vi sia un grande spazio politico e la possibilità di recuperare consenso.

Come?

Occorre dire cose chiare. La prima è che nessun progetto di regionalismo egoista può passare. Anzi al Sud vanno restituiti i 61 miliardi annui di spesa pubblica indebitamente sottratti. Bisognerebbe avviare un grande programma di opere pubbliche, a partire dall’alta velocità fino a Palermo e, sulla dorsale adriatica, fino a Lecce. E poi lavoro. Altro che reddito di cittadinanza. Lavoro come cittadinanza.

Vi aspettavate da parte di Renzi una svolta così repentina? Dopo avervi accusato per oltre un anno di voler far un accordo con M5s, e aver creato addirittura un movimento come i #senzadime, ha cambiato posizione in 24 ore e spiazzato tutti. E adesso?

Vi sono alcune cose sorprendenti nella posizione di Renzi. La prima è che un anno fa avrebbe potuto avere la stessa preoccupazione per gli interessi dell’Italia. Lo stesso senso di responsabilità. E invece abbiamo avuto il peggior governo della storia repubblicana e danni enormi: dalla sicurezza ai conti pubblici, ai diritti civili. Poi la proposta in se è debolissima, e infatti è stata bocciata da tutti. Infine le modalità. Aveva un’idea? Ebbene era suo dovere parlarne al segretario, portarla negli organismi, permettere una discussione serena ed equilibrata.

Il governo Conte è stato politicamente sfiduciato dopo il voto sul Tav e dopo che i senatori della Lega hanno approvato la mozione del Pd. È solo un esempio per chiedervi quali e quanti punti programmatici possono essere alla base di un nuovo governo Pd-M5s.

Non siamo ancora a questo. Il percorso verso un esecutivo politico è difficile e tortuoso. Le distanze non solo programmatiche ma di cultura politica tra noi e 5 Stelle, sono enormi. In ogni caso servirebbe un radicale rinnovamento nel personale di governo e nei contenuti. Ad oggi le elezioni mi sembrano molto probabili. In ogni caso ci affidiamo tutti alla saggezza di Mattarella.

Secondo alcuni a spingere Salvini alla rottura siano stati soprattutto i presidenti di Lombardia e Veneto, irritati per i continui rinvii sull’autonomia differenziata. Questo tema divide anche il Pd? In che modo e con quali posizioni?

La nostra posizione è chiarissima. Siamo favorevoli ad un rafforzamento dell’autonomia di governo delle Regioni. Solo che bisogna che questo avvenga garantendo il livello delle prestazioni essenziali, superando la spesa storica che svantaggia le Regioni meridionali, garantendo un fondo di perequazione. Insomma un regionalismo giusto, responsabile, che unisce l’Italia.

Oltre all’ex Ilva di Taranto, il cui destino è ancora incerto, resta in sospeso il destino dei lavoratori Whirlpool di Napoli. Condividete le soluzioni trovate dal Governo con il decreto di inizio mese? Cosa proponete?

Le decine di crisi industriali aperte in questo ultimo anno sono il segno di una grande disattenzione e di una mancanza di politica industriale avuta da questo governo. Il caso Whirlpool è emblematico: perché l’accordo chiuso l’anno scorso, e disatteso dall’azienda, non ha tenuto conto dei problemi profondi del settore e dei limiti del prodotto? Sull’Ilva, o meglio Arcelor Mittal, io penso che dobbiamo avere tutti un atteggiamento più deciso. Salveremo quel polo produttivo solo se lo renderemo pienamente compatibile con la tutela della salute dei cittadini di Taranto. Forse dobbiamo essere meno restii a parlare di decarbonizzazione.

L’ultimo Rapporto Svimez mostra un nuovo calo dell’occupazione al Sud. Il Decreto dignità e il Reddito di cittadinanza non hanno quindi funzionato, almeno in questa parte d’Italia dove pure M5s ha preso voti. Voi cosa proponete?

Il rapporto Svimez dice anche che i giovani laureati del Sud vanno via, che infrastrutture e servizi mancano, che al Sud si vive peggio. È la grande sfida che abbiamo davanti.

Tre cose da fare subito per il Sud appena arrivati al governo, in sintesi.

La prima cosa concreta è un grande piano di opere infrastrutturali, materiali e immateriali: alta velocità, logistica, scuole, digitalizzazione, sostenibilità. La seconda è un grande piano per velocizzare la pubblica amministrazione e immettere giovani e profili nuovi al suo interno. La terza è un piano per il lavoro. Occorre in tre anni dare lavoro, nel settore pubblico e privato, ad almeno 500mila meridionali.

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