GIOVANI/ Ma perché il consumo di droghe aumenta solo in Italia?

- Claudio Risé

Lo psicoterapeuta CLAUDIO RISÈ ci racconta un fenomeno italiano preoccupante: il consumo di cannabis diminuisce in altri Paesi ma non nel nostro. Colpa di ciò che ai nostri ragazzi non viene detto su questo tipo di droga

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Finiscono le scuole, cominciano lunghi mesi di vacanza. Come aiutare i giovani, i figli i nipoti, tutti, a metterli a frutto? Ogni giorno, in particolare nell’adolescenza (ma anche dopo), è una miniera di possibilità, di scoperte, di esperienze, di gioia e di possibilità di impegno.
Vorrei qui però segnalare un problema elementare, dal quale tutti gli altri sviluppi sono condizionati. Si tratta dell’integrità fisica e psichica, in particolare rispetto alle droghe. Si tratta di un assedio senza quartiere, al quale i ragazzi, durante la loro vita scolastica vengono sottoposti in continuazione.

Più di un terzo dei giovani, e degli studenti, è consumatore di una o più droghe; fra essi praticamente tutti utilizzano derivati della cannabis, hashish e marijuana, sostanze della cui pericolosità la gran parte del personale insegnante, come anche degli operatori dei media italiani, continua apparentemente a non sapere nulla. Malgrado proprio su questi aspetti siano in atto ormai da anni, in tutto il mondo, imponenti campagne lanciate dai governi, dalle istituzioni sanitarie nazionali, e da quelle internazionali.
Il risultato di questa colossale ignoranza delle autorità educative è che l’Italia è, con Malta, l’unico paese europeo nel quale il consumo di cannabis e delle altre droghe continua ad aumentare senza interruzione. Per questo siamo stati richiamati sia dalla Cee che dall’Onu, ma la cosa non ha avuto grande effetto.

Livia Turco, provò poco più di un anno fa, da Ministro della salute, a raddoppiare la dose di cannabis che si poteva detenere (il Tar del Lazio cassò la decisione per insufficiente motivazione), e la ministra Pollastrini appoggiò l’iniziativa dicendo che era opportuna, perché anche la comunità scientifica internazionale aveva dimostrato la non pericolosità dello spinello. In realtà, come dimostro nelle oltre 160 note bibliografiche nel mio libro Cannabis, come perdere la testa. E a volte la vita (San Paolo editore), la comunità scientifica internazionale vede da anni, soprattutto con le ricerche delle neuroscienze, e le evidenze della psichiatria, i derivati della cannabis come un vero flagello. Non si tratta solo della nuova cannabis potenziata, con presenze di principio attivo (THC) dieci volte più potente rispetto a qualche decennio fa: il cosiddetto skunk, e new skunk. Con quella si può andare subito in coma, o in stati di psicosi acuta, all’istante, e non uscirne più (come già capitava, fin dagli anni 70, con frittate di funghi messicani ed altre prelibatezze di quegli anni).

Lo spinello ha sempre fatto male, solo che prima dello sviluppo delle neuroscienze gli psichiatri onesti notavano lo sviluppo di stati paranoidi, le depressioni e gli accessi di aggressività, ma non sapevano esattamente perché e come si sviluppavano. Le neuroscienze hanno perfettamente mappato le zone del cervello su cui il THC agisce, indebolendo e annullando la volontà, azzerando gradualmente la memoria, suscitando idee persecutorie e rompendo i legami sociali, fragilizzando la capacità di ideazione e le facoltà cognitive.
Altri campi della medicina hanno poi visto il resto: i danni alla capacità riproduttiva sia maschile che femminile, quelli al polmone, alla coordinazione motoria. Gravissime le evidenze psichiatriche, su come l’assunzione frequente di cannabis prima dei 15 anni alzi enormemente il rischio di sviluppo di schizofrenia o psicosi nei cinque anni successivi. Ma di questo i ragazzi non sanno nulla. Se si fa una ricerca su “encarta” uno dei loro guru, si finisce al sito marijuana.it, che vende anche i semi per pochi euro, o al blog fuoriluogo, molto impegnato nella legalizzazione, che vanta come gli scout abbiano detto sì alla marijuana.
Insegniamo allora ai ragazzi i veri effetti delle droghe, a cominciare da questa, perché è la più diffusa e serve da pista di lancio verso tutte le altre. Per essere convincenti dovremo studiare bene la questione. Se non lo facciamo, però, rischiamo (ancora di più) di perderli.
 
(Foto: Imagoeconomica)


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