IDEOLOGIA/ Quel giustizialismo cinico che non potrà mai far ripartire la persona

- Aldo Brandirali

Aldo Brandirali, ex leader di un movimento di estrema sinistra negli anni settanta, spiega in questa lettera a IlSussidiario.net come il suo desiderio di giustizia, liberato dalle strette dell’ideologia abbia oggi, tramite l’incontro con la fede cristiana, trovato la sua forma più compiuta

mao_tse_tung_piazza_R375

Caro Direttore,

Julian Carron, in un articolo pubblicato da Repubblica in occasione della recente Pasqua, ha detto: “che cosa può saziare la nostra sete di giustizia?”

Io mi sento molto coinvolto nella questione della sete di giustizia. Dalla mia tradizione giovanile, da comunista, il desiderio di giustizia appariva come il vertice di un nuovo umanesimo. 

Nella mia vita, per tutto il tempo in cui ho messo al centro l’impegno politico, non ho trovato altro che la cosiddetta giustizia sociale, per la quale si può anche uccidere o lasciare che muoiano alcuni purché serva al bene collettivo. Questi alcuni sono diventati milioni di morti.

Passando attraverso la crisi delle mie idee, provocata dall’esperienza, riconoscendo il male grazie ad un misterioso moto del cuore, sono arrivato all’incontro con Cristo nella persona di don Giussani.

Da allora sono passati 28 anni, ho cambiato profondamente le mie idee, eppure mi è accaduto proprio ieri sera un momento che  mi ha cambiato ancora.

In un gruppetto di comunità una amica ha parlato della presenza nella sua vita di un amico molto peccatore verso il quale lei ha pensato che Cristo è morto per la nostra salvezza. Da questo ho avuto come un contraccolpo, avevo da capire l’implicazione nel desiderio di giustizia.

Il peccato dell’uomo non è l’ultima parola su di lui, se io amo il mio prossimo lo amo prima di ogni giudizio sul peccato.

Allora desidero giustizia perché ogni uomo è degno d’amore, e perché Dio mi ama, mi ha amato al punto da morire per me.

 

Il desiderio di giustizia che avevo da giovane era un rimasuglio delle radici cristiane, ma non lo sapevo. Si trattava del valore della persona umana, tale che ogni persona vale più di tutto l’Universo. Il comunismo aveva ridotto la persona al diritto all’eguaglianza. Ora il mio desiderio di giustizia è educato, è il riflesso del sentirmi amato, cosa che ho verificato nel rapporto con Cristo che mi accade ora. Giustizia per il valore della persona umana, ecco la grandezza dell’opera di Cristo.

 

Eppure oggi, senza il comunismo, nella opinione più diffusa, giustizia è un giudizio sulla persona. Ma ogni denuncia sul comportamento non genera cambiamento. Rimane senza valore la persona umana, per cui rimane, anzi diventa più cinica, l’idea che la singola persona può essere condannata buttando via la chiave del carcere. Intanto non resta che dire che non c’è giustizia. Io, nell’essere cristiano, sono colpito dalla esclusione dell’amore nella valutazione della giustizia.

 

Ecco perché dobbiamo educare il nostro desiderio. Davanti al desiderio di giustizia Cristo è all’inizio del desiderio ed è la speranza nella risposta adeguata.

 

Che è l’uomo? Perché te ne curi? Questa domanda rivolta al Signore è piena di stupore, siamo amati, e guardo ogni uomo dentro questo amore.

 

La Chiesa ha mantenuto le radici cristiane dell’Europa ed ora le rigenera.

 

Il mio desiderio di giustizia appartiene alla grande novità del nostro tempo. Venite uomini, l’amore di Dio vi prende come siete, vi abbraccia compreso il peccato, possiamo ritornare assieme a costruire il buon vivere senza dover dipendere dalle leggi e dallo Stato, sarà il buon vivere che si rifletterà anche in migliori leggi e in migliore Stato.

 

L’articolo su Repubblica di Carron ci ha detto questo. Lo ringrazio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori