FESTA 17 MARZO/ Si lavora o non si lavora? La politica è divisa e il governo ancora non ha deciso

- La Redazione

Il 17 marzo si andrà a lavorare o si resterà a casa? Mistero

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Il logo dei 150 anni d'Italia

Festa del 17 marzo, 150esimo anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia. E’ stata proclamata festa nazionale (ma solo per quest’anno) e tutti gli italiani si chiedono: si andrà a lavorare o no? La politica è divisa, ma anche il mondo del lavoro, il governo ancora non si è espresso. Che succederà il 17 marzo?

Il 17 marzo 1861 il primo Parlamento italiano, allora con sede a Torino, proclamava la nascita del Regno d’Italia. Di fatto, la nascita dell’Italia come oggi la conosciamo, anche se oggi non più regno ma repubblica. E anche se ancora mancante di diverse di quelle regioni che oggi la compongono (altre peraltro sono andate perse, come l’Istria, dopo la fine della Seconda guerra mondiale). Esattamente 150 anni fa, e l’anniversario verrà ricordato da una lunga serie di festeggiamenti e celebrazioni. Ad esempio, la stessa giornata del 17 marzo è stata proclamata Festa Nazionale, come ad esempio l’anniversario della proclamazione della Repubblica, il 2 giugno.

Ma il 17 marzo sarà tale, e cioè festa nazionale, solo per quest’anno, poi tornerà un giorno come tutti gli altri. La domanda però che tutti si sono posti all’annuncio della nuova Festa Nazionale è stata: si potrà restare a casa? Scuole e uffici chiusi? E già che la festa cade di giovedì, la allungheremo con uno di quei ponti festivi di cui gli italiani sono maestri?

La risposta è… Nessun lo sa. Da giorni i politici, ma non solo loro, discutono e litigano pure. Tutto è cominciato quando il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha esordito dicendo che è meglio se il 17 marzo gli italiani si rechino a lavorare come ogni altro giorno. "I festeggiamenti sono essenziali" ha detto "ma in un momento come questo un onere di quattro miliardi di euro per le imprese forse non è la cosa migliore per la loro crescita".

Quattro miliardi di euro sarebbe la cifra che le imprese perderebbero se nessuno si recherà a lavorare il 17 marzo. Le ha fatto eco Raffaele Bonanni, segretario della Cisl: "A me dispiace che si debba litigare anche sulla giornata dell’Unità d’Italia" ha detto "ma secondo me le istituzioni avrebbero fatto bene a discutere e a verificare con le parti sociali l’impatto economico della festa. Se le avessero coinvolte, sarebbe stato meglio". Più pilatesco il segretario della Uil Luigi Angeletti che propone di unificare la festa del 2 giugno e quella del 17 marzo in una sola festività.

La segretaria dalla Cgil Susanna Camuso sarebbe invece d’accordo nel concedere una giornata di riposo ai lavoratori: "Si sta facendo un gigantesco dibattito su una festività come se il nostro fosse un Paese senza problemi" ha dichiarato. Dalla scena scompare la disoccupazione giovanile, la situazione delle donne, scompare tutto e improvvisamente il centro diventa fare questa ampia discussione perché una parte di questo Paese purtroppo non si riconosce in questa celebrazione".
 

"Sarò economicista – ha concluso – ma quest’anno 25 Aprile e Primo Maggio cadono rispettivamente il Lunedì dell’Angelo e di domenica: mi pare che si possa fare a meno di questa discussione e si possa dare un po’ di riposo ai lavoratori che ne hanno bisogno, quei pochi che lavorano perché tanti sono in cassa integrazione". E i politici, che dicono?

I politici, ahinoi, litigano. I primi a scagliarsi contro la decisione di far festa il 17 marzo sono stati alcuni esponenti della Lega. Ufficialmente per gli stessi motivi della Marcegaglia, ma c’è chi sospetta che il vero motivo sia la loro antipatia per l’idea di unità d’Italia che ha sempre animato il pensiero della Lega, un tempo molto più di oggi, ma insomma… Per il ministro Calderoli fare festa sarebbe incostituzionale perché si violerebbe il parere della commissione bilancio sulla copertura economica. ”Come ho già spiegato nei giorni scorsi sono e resto contrario" ha detto Calderoli in un comunicato "al fatto che l’attribuzione delle caratteristiche di festività nazionale, conferita alla data del 17 di marzo, comporti la chiusura di molti uffici pubblici, per le ragioni che ho già spiegato ovvero che in un periodo di crisi come quello attuale non mi pare opportuno caricarsi dei costi di una giornata festiva che avrebbe sicuramente ricadute sul settore privato, oltre alle possibilità di estendersi a un ‘ponte’ che si verrebbero a creare conseguentemente”.

Ha poi aggiunto il ministro: ”E ribadisco che un evento significativo quale il 150esimo dell’Unità d’Italia può essere celebrato degnamente lavorando o andando a scuola e non restando a casa. A riguardo, comunque, ritengo sia utile che tutti vadano a leggersi il parere espresso in proposito dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati in relazione alla conversione del decreto legge n.64 del 2010, dove si esprime parere favorevole ma con un’unica osservazione dove è scritto: ”Si valuti l’opportunità di precisare che la festa nazionale per la celebrazione del 150esimo anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia non determina gli effetti civili di cui alla legge n 260 del 1949 e che di ciò occorre tenere conto in sede di adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 3 dell’articolo 7 bis”’.

”Pertanto – conclude il ministro Calderoli-, alla luce del parere espresso dalla commissione Bilancio di Montecitorio e della relativa unica osservazione fornita, nonché della relazione tecnica predisposta dalla Ragioneria Generale dello Stato è evidente che il 17 di marzo andiamo tutti a lavorare oppure la legge in oggetto è priva di copertura ed è quindi incostituzionale”.

 

E’ invece più accondiscende un altro leghista, il governatore del Veneto Luca Zaia: "Massima libertà di coscienza" ha detto. Lui, ha comunque precisato, il 17 marzo andrà a lavorare come ogni altro giorno. "Deve esserci la massima libertà di coscienza, come d’altra parte in tutta la faccenda dell’Unità. Ricordo solo " ha aggiunto Zaia "che il 12 ottobre del 1976 il governo Andreotti, d’intesa con l’opposizione guidata da Berlinguer ed i sindacati, derubricò la festa della Repubblica, il 2 giugno, perché l’Italia aveva bisogno di lavorare. Un episodio che fa riflettere, specie di questi tempi".

Ma non sono solo i leghisti a essere contrari o dubbiosi sul concedere vacanza il 17 marzo. Il presidente della provincia di Bolzano, Durnwalder, ha espressamente detto che lui non aderisce alla festa per l’Unità d’Italia. "Il gruppo lingui­stico tedesco non ha nulla da festeggiare" ha detto. "Nel 1919 non ci è stato chiesto se volevamo fare par­te dello Stato italiano e per questo non parteci­però. Liberi gli assessori italiani di farlo, ma non in rappre­sentanza della Provincia autonoma di Bolzano". Le parole di Durnwalder hanno fatto adirare, e parecchio, il Capo dello Stato.

Che ha replicato: "Il presidente della provincia di Bolzano non può parlare a nome di una pretesa ‘mino­ranza austriaca’, dimenticando di rappre­sentare anche le popolazioni di lingua italiana e ladina, e soprattutto che la stessa popolazio­ne di lingua tedesca è italiana e tale si sente nel­la sua larga maggioranza". E’ adirato anche Ignazio La Russa. L’ex esponente di AN commenta così a quelli che non vogliono festeggiare: "Il 17 marzo deve essere una "festa completa", di "serie A. La verità è che se non fosse festa completa, la ricorrenza del 150mo dell’Unita’ d’Italia, sarebbe una festa di ‘serie B’ come le tante già esistenti che spesso passano purtroppo quasi inosservate. Occorre che il 17 marzo sia festa vera. Di serie A. Se come giustamente sostiene anche Giuliano Amato occorre un nuovo provvedimento legislativo, ben venga un decreto che proporrò al Consiglio dei ministri. Confido motivatamente che anche il Presidente della Repubblica possa non essere contrario".
 

 

Festa completa anche per gli studenti? "Ricordare a scuola il 150esimo dell’Unità nazionale si deve e si può. Ha ragione la Gelmini. Ma certo non occorre farlo proprio il 17 marzo, giornata delle celebrazioni. Si può farlo nei giorni precedenti o nel successivo. Altrimenti non si spiega perché il 2 giugno o il 25 aprile o il 1 maggio non celebriamo a scuola i motivi di queste ricorrenze". E cosa ha detto il ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini? "Il modo migliore per festeggiare nelle scuole ‘non dare un giorno di vacanza in più, ma trascorrere la giornata dedicando l’approfondimento ai temi del Risorgimento, legati ai 150 anni della storia del nostro Paese’. Nel caso in cui le scuole dovessero rimanere chiuse, questo ‘comporterebbe anche un problema per i genitori e sarebbe sbagliato equiparare l’anniversario ad una qualsiasi giornata di vacanza. E’ qualcosa di più di una giornata di vacanza”.
 

Aggiungendo: , ”E’sbagliato pensare che la posizione di tutti coloro che ritengono importante celebrare a scuola i 150 anni piuttosto che lavorare sia legata alla posizione della Lega. Non c’è alcun ‘appiattimento sul Carroccio’, anzi in questo clima di crisi economica è necessario fare un atto d’amore verso il nostro paese. Lavorare quel giorno, così come altri sacrifici che stiamo facendo per rispondere alla crisi, sia un fatto positivo”. Ma ci sono altri che invece la festa la vogliono, eccome, Il sindaco di Firenze Matteo Renzi ad esempio: ”La mia posizione è che le scuole devono rimanere chiuse il 17 marzo” ha detto. "E’ festa nazionale non c’è discussione e faremo una grande festa. A Firenze, nella notte tra il 16 e 17, ci saranno appuntamenti molto belli. E poi, nella notte tra giovedì e venerdì, a mezzanotte alzeremo il tricolore che mi ha consegnato il Presidente Napolitano sul tetto del nuovo teatro del Maggio musicale”.

Allora, alla fine, il 17 marzo cosa faremo? Il Consiglio dei Ministti prende tempo. Doveva decidere nei giorni scorsi ma ha rimandato. Il ministro Sacconi ha riferito che "E’ meglio festeggiare e lavorare insieme. Stiamo cercando una soluzione che non pesi sulla crescita economica e consenta di celebrare adeguatamente un evento che cade ogni 150 anni. Anche io se perdo questa occasione rischio di non vedere la prossima….".

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