YARA GAMBIRASIO/ Da Brembate i “miracoli” del piccolo angelo che ci fanno sperare

- La Redazione

Sono i tanti piccoli miracoli, spiega MASSIMO ROMANO’, che Yara Gambirasio ci ha lasciato e che non dobbiamo dimenticare per sentirci meno smarriti

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Yara nel giorno della Cresima

“Oggi le campane del paese suoneranno a festa, perché ora Yara è un angelo e quando c’è un nuovo angelo, bisogna festeggiarlo”. Non erano passate molte ore da quando la notizia era arrivata e don Corinno Scotti, il parroco di Brembate, pronunciava queste parole.

Il corpo della piccola Yara era stato trovato in un campo nella periferia di Chignolo, a pochi chilometri da casa sua e don Corinno parlava di festa. Chissà che sofferenza aveva nel suo cuore questo semplice e coraggioso sacerdote. Un uomo che per tre mesi ha dovuto sostenere la famiglia di Yara e un’intera comunità. Qualcuno avrà pensato che era impazzito, ma non era così, non è così. “Amici – ha detto durante l’omelia di domenica – io dico che la speranza non finisce. Dopo la morte c’è il paradiso. La nostra Yara è un angelo e per gli angeli bisogna far festa. Abbiamo ritrovato Yara nella morte, ma non l’abbiamo perduta, perché è diventata segno di una comunità”.

È la forza dei semplici, la forza della fede, che nulla cancella, ma a tutto dà un senso e una speranza. Oggi la mamma e il papà di Yara chiedono giustizia e noi con loro. Vogliono sapere chi e perché è arrivato a questa inaccettabile soglia di malvagità. Perché per tre mesi è stata cercata e non è stata trovata. Tutte domande a cui si deve una risposta, perché la morte di una ragazzina, una morte così assurda, lo impone. Ma c’è molto di più in questa pagina così drammatica, qualcosa che non può essere semplicemente consolatorio, ma è di un’evidenza che apre il cuore. Sono i tanti piccoli miracoli che Yara ci ha lasciato e sono questi piccoli miracoli a farci dire che nulla sarà più come prima.

Quante volte abbiamo scritto della chiesa di Brembate, la casa della speranza, dove la gente ha scelto di entrare ogni giorno, in silenzio, pochi alla volta, con discrezione e con la forza della fede. Come quella madre che aveva lasciato scritto: “Dopo tanto tempo sono tornata in Chiesa e l’ho fatto per te, Yara. E ho ricominciato a pregare”. Chissà quanti come questa madre, hanno scelto in questi mesi di affidare la speranza e il destino di quella ragazzina, figlia e amica di tutti, alla misericordia di Dio. Perché solo così diventava possibile sperare. Sperare che lei fosse ritrovata e sperare che comunque la sua storia non avesse fine.

In questi tre mesi, un esercito di persone si è mosso per lei, non ha mai ceduto allo sconforto e non per testardaggine, ma per amore. Quante immagini abbiamo girato di persone sotto la neve, con il sole o con la pioggia, dalla mattina a quando calava il buio. Non sono riusciti a trovarla e oggi li vediamo piangere, perché si sentono sconfitti. Ma non è così. In un mondo capace solo di condannare o, peggio ancora, capace solo di indifferenza, centinaia di persone si sono mosse obbedendo al cuore. E questo è stato un altro miracolo della piccola Yara.

 

La comunità di Brembate non sarà più la stessa, questo è certo. E non perché, come qualche giornale ha frettolosamente concluso, oggi la gente è più smarrita e più sola, ma esattamente per il motivo contrario. Come don Corinno ha detto tante volte, la tragedia di Yara ha creato un senso di vicinanza tra la gente, di solidarietà e di affetto reciproco. “Il fatto di Yara non solo ci interessa, ma ci fa interessare l’uno all’altro”. Questo cambia, perché una tragedia come questa scuote il cuore di chiunque, ci fa smarrire, provoca paura. E come potrebbe non essere così? Ma sarebbe tremendo se fossimo costretti a vivere questi sentimenti nella solitudine, senza qualcuno che ci aiuti a dare una risposta che salvi la speranza. Ecco, questo è tutto. Perché il dolore è talmente grande che non si riesce ad aggiungere altro.

 

Fuori dalla chiesa di Brembate è ricomparsa la foto. C’è Yara sorridente e sotto c’è scritto: “Siamo smarriti, aiutaci tu”. È così, lei ha già fatto tanti piccoli miracoli. Oggi che è nelle braccia del Signore, bisogna che ci aiuti a non dimenticarceli.

 

(Massimo Romanò)

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