STRAGE DI ERBA/ Quarto Grado, Giuseppe Castagna replica ad Azouz

- La Redazione

Strage di Erba, il tunisino Azouz chiede venga riaperto il processo. Lo ha detto nel corso del programma Quarto Grado in onda stasera. Olindo e Rosa sarebbero innocenti

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Azouz, foto Ansa

Giuseppe Castagna, fratello di Raffaella, la donna uccisa a Erba insieme alla figlioletta, ha replicato a Azouz Marzouk. L’uomo è il marito della donna, nonché padre della bambina. Azouz ha rilasciato una intervista che andrà in onda questa sera, al programma “Quarto Grado”. Azouz chiede nel corso dell’intervista di riaprire le indagini sulla strage perché non sarebbe stato fatto tutto quello che si poteva fare. Gli ha replicato Giuseppe Castagna: “Sono strategie fatte per riportare il caso alla ribalta e far parlare della vicenda, ma sono sicuro che la cassazione confermerà la condanna di primo e secondo grado”. Le dichiarazioni di Azouz: «Se a Olindo e Rosa fosse confermato l’ergastolo «secondo me non sarebbe fatta giustizia».

Il processo dovrebbe ripartire da zero, ha poi aggiunto. Mancano venti giorni alla sentenza della cassazione che dovrebbe confermare la condanna all’ergastolo per Olindo Romano e Angela Rosa Bazzi, colepvoli fino ad oggi della strage. Furono uccisi fra gli altri, il figlio di Marzouk, Yousef e la moglie, Rosa Castagna. Per il marocchino i due potrebbero essere innocenti. «Purtroppo devo parlare di quello che sta per accadere il tre maggio, devo essere convinto, devo rimanere in pace. Questo secondo me è un mio aiuto per le alte autorità dello stato, che sono la Cassazione e hanno l’ultima parola loro. Spero che arrivi loro questo messaggio e in base a questo messaggio e altre carte che hanno sottomano decidano quello che è meglio fare».

La cosiddetta strage di Erba avvenne l’11 dicembre 2006. Nella strage, compiuta nell’appartamento di una corte ristrutturata nel centro della cittadina, furono uccisi a colpi di coltello e spranghe Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk, la nonna del bambino Paola Galli, e la vicina di casa Valeria Cherubini. Suo marito Mario Frigerio, presente sul luogo, si è salvato perché creduto morto dagli assalitori. Dopo la strage, l’appartamento fu incendiato.

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