CARMELA MELANIA REA/ Il supertestimone smonta la versione di Parolisi

- La Redazione

A smontare la versione di Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, la 29enne uccisa il 18 aprile e ritrovata il 20 in un boschetto, sarebbero giunte le dichiarazioni di una supertestimone

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Il luogo del delitto, foto Ansa

Una caso tra i più intricati degli ultimi tempi dove, paradossalmente, l’aggiungersi costante di nuovi elementi ha contribuito ad ampliare il ventaglio delle ipotesi, anziché fare chiarezza. Carmela Melania Rea, giovane mamma 29enne, è stata ritrovata lo scorso 20 aprile, straziata da 37 coltellate, nel boschetto delle Casermette di Ripe di Civitella, in provincia di Teramo. Si era recata con la famiglia, il 18 aprile 2011 sul Colle San Marco di Ascoli Piceno. E, proprio sulla famiglia, suo marito, sono concentrati i maggiori  sospetti. Salvatore Parolisi, caporalmaggiore istruttore delle reclute donne del 235esimo Reggimento di Ascoli Piceno, infatti è, al momento, l’unico indagato. Tanti i punti controversi della sua versione dei fatti e le azioni effettuate senza che gli inquirenti abbiano avuto spiegazioni esaustive.

A smontare il punto focale del suo impianto difensivo, sarebbero intervenute le dichiarazioni di una supertestimone. Ne parla il settimanale Oggi in edicola, citando fonti della Procura. Si tratta di una donna di 30 anni di Ascoli, che si è convinta a parlare. Il contenuto preciso delle sue rivelazioni, è tuttora secretato dalla magistratura dal momento che secondo gli investigatori si tratta della «carta più importante nelle mani dell’accusa» e se  venisse a galla potrebbe seriamente compromettere le indagini. In ogni caso le anticipazioni fornite dalla rivista sono più che sufficienti a fornire un  quadro della vicenda.

Sono due, in particolare, le dichiarazioni fornite ai pm dalla ragazza che smonterebbero il racconto di Parolisi. La prima: la ragazza avrebbe detto di esser giunta al parco giochi di Colle San Marco alle 14 del 18 aprile. Sarebbe rimasta lì, ininterrottamente, fino alle 15,30. La seconda: la 30enne afferma, e lo fa categoricamente, di non aver visto, in quei 90 minuti, arrivare alle altalene Parolisi, la moglie Melania, o la figlia Vittoria. Eppure Parolisi ha sempre sostenuto il contrario, ovvero che in quel frangente si trovava nel parco giochi assieme alla moglie e al figlio.  Ha raccontato che la moglie scomparve tra le 14.30 e le 14.40. Ma nessuno ha mai visto Melania Rea a quell’ora e in quel posto. Nessuno, inoltre, è in grado di confermare che il militare stesso fosse arrivato sul colle prima delle 15.20. Le parole della supertestimone, poi, troverebbero riscontro in quelle di altri testimoni. Non solo. Sempre a quanto riferisce il settimanale Oggi, un’ulteriore conferma giungerebbe da alcuni tabulati telefonici e dalle riprese della telecamera di sicurezza. Un filmato, infatti, mostra la ragazza allontanarsi dal parco giochi proprio all’ora che lei stessa ha indicato. Qualcuno, oltretutto, aveva dichiarato di aver visto una figura femminile allontanarsi dal parco. Anche questo mistero sarebbe risolto. Si tratterebbe infatti della supertestimone.

Altri elementi finora sconosciuti emergerebbero dalle carte ella Procura. La strada tra Ascoli e Teramo era franata in più punti e al momento dell’omicidio il bosco delle Casermette non era raggiungibile in auto. In direzione Teramo la strada provinciale era bloccata da dei detriti. Il bivio a 800 metri dal bosco, quindi, onde evitare che la gente andasse in quella direzione era stato transennato. Tuttavia, pare che dai fascicoli emerga come a chiunque sarebbe stato semplice spostare le transenne e inoltrarsi per la stradina che porta al boschetto.

 –  Alta informazione emersa di recente, la chiamata al 112 per avvisare della scomparsa della moglie. Non fu effettuata dal marito della donna, ma dalla moglie del gestore del ristorante al quale si era rivolto per chiedere una mano per ritrovare Melania. La telefonata fu effettuata dal cellulare di Parolisi. Ma lui pare che fosse troppo sconvolto per parlare. Mentre la moglie del ristoratore, Giovanna, parlava con gli operatori, lui stava rinchiuso in bagno. Giovanna non fu in grado di fornire la generalità della donna scomparsa.

L’AMANTE CAMORRISTA – Il caso continua ad esser costellato di una serie di punti non chiariti. Moltissimi punti. Uno dei più clamorosi, riguarda la soldatessa Laura Titta. Sembra che Parlisi avesse svariate amanti. Una di queste, Titta, con la quale avrebbe avuto solo una relazione occasionale, è stata arrestata con l’accusa di favoreggiamento nei confronti di Emilio Di Caterino, arrestato nel 2008 a Terni, ed esponente della Camorra. La donna, descritta come estremamente violenta e irascibile, (sulla gamba aveva tatuata la scritta “Terrorista”), potrebbe aver avuto un ruolo nell’omicidio. Una vendetta passionale, con risvolti camorristici?

Altro giallo, quello del cellulare ritrovato nel campo sportivo di Villa Pigna, frazione di Folignano, dopo che un uomo aveva detto di aver visto il 7 giugno scorso, Parolisi “armeggiare” con degli oggetti. Era stato lo stesso Parolisi a confessare il gesto, affermando di voler chiudere il rapporto, che andava avanti da due anni, con Ludovica P. Si sarebbe trattato del telefono usato per contattarla. Gli inquirenti, in ogni caso,  hanno già ricostruito le telefonate con Ludovica. Sembra, inoltre, che Parolisi utilizzasse svariate sim card.

 

L’amante di Parolisi è al centro degli ipotetici moventi dell’omicidio. Pare che avesse promesso a Ludovica che avrebbe lasciato Melania il giorno stesso della sua scomparsa. Non avendone avuto il coraggio potrebbe averla uccisa. Secondo un’altra ipotesi, Parolisi potrebbe aver avuto paura che la moglie spifferasse ai superiori che aveva delle amanti tra le soldatesse, e che questo potesse rovinargli la carriera.  Per inciso, Parolisi, fino a quando non è emersa con chiarezza la verità, ha derubricato la storia con Ludovica a flirt.

 

– Gli inquirenti stanno cercando di capire cosa potesse esserci nella siringa ritrovata conficcata nel collo ella vittima. Pare che la siringa, come le incisioni sul corpo, rappresentassero un rozzo tentativo di depistaggio.  

 

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