SANTO DEL GIORNO/ 15 luglio 2011: San Bonaventura vescovo e dottore della Chiesa

- La Redazione

Santo del giorno 15 luglio 2011: San Bonaventurada Bagnoregio vescovo e dottore della Chiesa. Papa Benedetto XVI ha svolto proprio su San Bonaventura la tesi di dottorato

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Santo del giorno 15 luglio 2011: San Bonaventura – La Chiesa celebra oggi come santo del giorno san Bonaventura da Bagnoregio, vescovo e dottore della Chiesa. Al secolo si chiamava Giovanni Fidanza e nacque a Bagnoregio (Viterbo) nel 1218. Quand’era bambino, preso da un morbo che si stava rivelando mortale, fu guarito da san Francesco, che avrebbe esclamato: «Oh bona ventura». Da qui il nome che gli restò per tutta la vita e che ai nostri occhi risulta quanto più significativo perché egli fu davvero una «buona ventura» per la Chiesa. San Bonaventura studiò a Parigi e durante il suo soggiorno in Francia, entrò nell’Ordine dei Frati Minori. Insegnò teologia all’università di Parigi e fece crescere intorno a sé una scuola molto fiorente e di altissima qualità. Nel 1257 venne eletto generale dell’Ordine francescano, carica che mantenne per diciassette anni. L’impegno che profuse fu tale da essere considerato il secondo fondatore dell’Ordine. Scrisse numerose opere di teologiche e mistico ed importante fu la «Legenda maior», biografia ufficiale di San Francesco, a cui si ispirò Giotto per il ciclo delle Storie di San Francesco. In seguito venne nominato vescovo di Albano e cardinale. Partecipò al II Concilio di Lione che, grazie anche al suo contributo, portò a un riavvicinamento fra Chiesa latina e Chiesa greca. Proprio durante il Concilio, morì a Lione, il 15 luglio 1274.
Papa Benedetto XVI ha svolto proprio su San Bonaventura la tesi di dottorato e lo ricorda spesso come suo maestro. Di recente, ha dedicato al santo alcune udienze, riportiamo un brano da quella del 10 marzo 2010:
Vediamo così che per san Bonaventura governare non era semplicemente un fare, ma era soprattutto pensare e pregare. Alla base del suo governo troviamo sempre la preghiera e il pensiero; tutte le sue decisioni risultano dalla riflessione, dal pensiero illuminato dalla preghiera. Il suo contatto intimo con Cristo ha accompagnato sempre il suo lavoro di Ministro Generale (…). Di questi suoi scritti, che sono l’anima del suo governo e che mostrano la strada da percorrere sia al singolo che alla comunità, vorrei menzionarne solo uno, il suo capolavoro, l’Itinerarium mentis in Deum, che è un “manuale” di contemplazione mistica. Questo libro fu concepito in un luogo di profonda spiritualità: il monte della Verna, dove san Francesco aveva ricevuto le stigmate.

Bendetto XVI cita a questo punto il passo dell’Itinerarium in cui san Bonaventura racconta la meravigliosa apparizione che ebbe nello stesso luogo San Francesco: gli apparve il Serafino alato in forma di Crocifisso. Meditando su di essa il santo si rese conto che «Tale visione mi offriva l’estasi contemplativa del medesimo padre Francesco e insieme la via che ad esso conduce» (Itinerario della mente in Dio, Prologo, 2, in Opere di San Bonaventura. Opuscoli Teologici /1, Roma 1993, p. 499).
Il papa nell’Udienza citata spiega l’apparizione:
Le sei ali del Serafino diventano così il simbolo di sei tappe che conducono progressivamente l’uomo dalla conoscenza di Dio attraverso l’osservazione del mondo e delle creature e attraverso l’esplorazione dell’anima stessa con le sue facoltà, fino all’unione appagante con la Trinità per mezzo di Cristo, a imitazione di san Francesco d’Assisi.
Quindi Bendetto XVI indica le parole conclusive dell’Itinerarium di san Bonaventura (che rispondono alla domanda su come si possa raggiungere la comunione mistica con Dio) e invita a farle «scendere nel profondo del cuore»:
Se ora brami sapere come ciò avvenga, (la comunione mistica con Dio) interroga la grazia, non la dottrina; il desiderio, non l’intelletto; il gemito della preghiera, non lo studio della lettera; lo sposo, non il maestro; Dio, non l’uomo; la caligine, non la chiarezza; non la luce, ma il fuoco che tutto infiamma e trasporta in Dio con le forti unzioni e gli ardentissimi affetti … Entriamo dunque nella caligine, tacitiamo gli affanni, le passioni e i fantasmi; passiamo con Cristo Crocifisso da questo mondo al Padre, affinché, dopo averlo visto, diciamo con Filippo: ciò mi basta” (ibid., VII, 6).



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