NOZZE GAY/ 2. Binetti: niente “trucchi”, l’italia può ribellarsi

- Paola Binetti

È di nuovo bagarre sulla famiglia e i diritti individuali, la politica sembra non sapere dare risposte adeguate a bisogni e diritti veri o presunti. Il commento di PAOLA BINETTI

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Un parlamentare e i giornali nell'emiciclio (Foto: Infophoto)

In questa settimana a tutela del matrimonio e della famiglia si sono alzate diverse voci, in parte dissenzienti e in parte invece sorprendentemente convergenti nella tutela del valore-famiglia. I contesti erano diversi e la risonanza che hanno avuto le varie voci è stata ovviamente diversa, ma credo che sia davvero interessante metterle una accanto all’altra per provare a cogliere la specificità dei messaggi…

Ha iniziato Angelino Alfano, segretario del Pdl, intervenendo ad Orvieto alla scuola di formazione del Pdl dove ha annunziato: ”Se la sinistra andrà al governo farà quello che ha fatto la sinistra in Spagna: il matrimonio tra uomini, le coppie di fatto, …distraendo le forze migliori dalla crescita e lo sviluppo. E oggi il partito socialista è ai minimi termini. Questo sarà l’inevitabile destino della coalizione Bersani- Di Pietro e Vendola”. In un momento in cui il Paese continua a dover fronteggiare una drammatica situazione di disoccupazione e di impoverimento progressivo delle famiglie, questo tema non è affatto all’ordine del giorno, per cui è evidente che si tratta di una provocazione di natura pre-elettorale, volta a riposizionare il PdL nel solco di una difesa identitaria dei valori legati alla cultura e alla tradizione italiana. Tutte le associazioni gay hanno logicamente reagito in modo molto vivace, passando al contrattacco e tacciando Alfano di pesante arretratezza culturale. Ma anche dalla sinistra si sono levate molte voci di protesta per lo più a favore dei matrimoni gay, confermando indirettamente quanto aveva sostenuto poco prima Alfano.

Interessante però sottolineare la posizione della Bindi che rispondendo a Sky, in un’intervista sulle parole del segretario del PdL, ha detto: “La famiglia fondata sul matrimonio ha la priorità, lo dice la Costituzione, ma il Pd non ignorerà i diritti di tutti. Il matrimonio però è solo eterosessuale, è un punto molto fermo”. Sono bastate queste parole per attirare anche su di lei lo sdegno di una serie di associazioni, che hanno voluto affermare la sostanziale identità tra Alfano e Bindi, sostenendo che la Bindi è tanto bugiarda quanto Alfano. Sul sito di Elfobruno, dove si attacca la Bindi con una certa violenza si legge: ”Sapevamo tutti chi era questa signora, dai tempi dei DiCo. Sapevamo che ha costruito una legge, per fortuna mai approvata, che creava un regime di apartheid giuridico per le famiglie gay e lesbiche, sancendo per legge differenze e discriminazioni. Questa è Rosy Bindi. Rosy Bindi non ce la fa a non essere omofoba e bugiarda. È più forte di lei, un connotato specifico della sua natura politica.

Quasi contemporaneamente il 9 marzo scorso, Benedetto XVI ricevendo i vescovi americani ha parlato loro della attuale crisi del matrimonio e della famiglia, dicendo che “l’indebolimento” della considerazione del matrimonio tra un uomo e una donna “come indissolubile” e il rifiuto di una “sessualità responsabile”, hanno portato a “immensi costi umani ed economici” nella società. Il Papa ha poi voluto ricordare le “potenti correnti politiche e culturali che cercano di modificare la definizione legale di matrimonio”. La Chiesa, ha spiegato ai vescovi americani, deve proteggerne “l’istituzione naturale” basata sulla “complementarità dei sessi” e “orientato alla procreazione”. “Le differenze sessuali – ha aggiunto – non possono essere considerate irrilevanti nella definizione del matrimonio”. Difendere l’unione tra un uomo e una donna davanti alla legge e davanti a Dio è, in sostanza, “una questione di giustizia, perché porta a salvaguardare il bene di tutta la comunità e i diritti dei genitori e dei bambini”.

Intanto in Inghilterra David Cameron ripropone con forza la possibilità di celebrare matrimoni omosessuali nel Regno Unito. “Nozze tra gay entro il 2015”, e forse anche prima”: una rivoluzione vera e propria nel campo del diritto di famiglia. È un impegno che si prende affermando in modo francamente contraddittorio: “Io non sono a favore dei matrimoni gay, nonostante sia un conservatore. Sono favorevole ai matrimoni gay proprio perché sono un conservatore”, oggettivamente un bel pasticcio, almeno sul piano linguistico. Blair è dalla sua parte e dal fronte laburista afferma: “Sto dalla parte di Cameron e non del Papa”. Il fatto è che i sondaggi dell’opinione pubblica in Inghilterra affermano che il 44% degli inglesi è a favore del matrimonio gay, contro il 34% che è contrario. Non c’è dubbio che le scelte politiche risentono fortemente del  consenso popolare di cui gode una posizione. Non è il Parlamento che detta la linea al Paese, ma il Paese a dettare la linea al Parlamento e la legge sempre più spesso si limita a codificare quanto di fatto è già realtà nei comportamenti e nelle convinzioni della gente.

In definitiva Alfano e Bindi fanno affermazioni di principio sostanzialmente analoghe, e precisano i rispettivi punti di vista asserendo di voler tutelare in modi sia pure diversi anche i diritti delle persone che fanno scelte diverse rispetto al matrimonio, senza che questo presupponga nessuna equiparazione tra famiglia fondata sul matrimonio e unioni civili. La vera frontiera su cui destra e sinistra dovranno confrontarsi è proprio quella del riconoscimento dei diritti civili delle persone non-sposate. E mentre questo dibattito sta riprendendo quota anche presso l’opinione pubblica, il parlamento si appresta a votare una legge sul divorzio breve. Ennesima contraddizione del nostro tempo, che mentre cerca di estendere il più possibile i diritti prettamente legati al matrimonio, lavora alacremente per vedere come scioglierli il più rapidamente possibile…

Intanto dall’Inghilterra arriva un monito tanto semplice quanto ovvio: è l’opinione pubblica che oggi fa le leggi e non stupisce che in questo contesto i radicali italiani vogliano indire una raccolta di firme, che documenti l’ampiezza del consenso che in Italia c’è già intorno a questo tema.
La battaglia non è su ciò che ha detto Alfano, parlando ad una scuola di formazione politica di giovani pidiellini: è naturale che in quel contesto voglia trasmettere loro idee e progetti di un partito come quello che sta guidando tra difficoltà tutt’altro che irrilevanti. La battaglia non è neppure quella che emerge nel Pd, come accade ogni volta che si affrontano temi e problemi di forte spessore etico: la Bindi rivelando con la schiettezza che le è propria  le sue convinzioni merita il massimo rispetto, anche di chi non dovesse condividerle.

In questo dibattito tutto italiano si è inserita proprio ieri, 13 marzo, una dichiarazione del Parlamento europeo, che da un lato ribadisce la condanna di ogni possibile forma di discriminazione e dall’altro rinnova la sua apertura alla coppie omosessuali, offrendo loro protezione e tutela. Si tratta di un voto non vincolante, accolto ovviamente in modo diverso a seconda dei propri punti di vista. Non c’è dubbio che non basti una semplice dichiarazione per ribaltare cultura e tradizione di molti Paesi, da sempre convinti che la Famiglia abbia caratteristiche strutturali proprie, con una sua natura specifica, che non può essere capovolta a Strasburgo. La parità dei diritti individuali non è in discussione, ma a modelli di relazione diversa possono e debbono corrispondere forme di legittimazione diversa. L’Europa in una situazione drammatica come quella che stanno attraversando tutti i Paesi che ne fanno parte si occupi di questioni economiche serie. Metta al centro della sua attenzione il grado di impoverimento delle famiglie, rilanci politiche demografiche che consentano alle famiglie di realizzare un progetto generativo generoso ed eviti interferenze con lo stile di un Paese, con la sua cultura e con la sua legislazione. La sfida italiana oggi è quello di ridurre lo spread delle politiche sociali, pericolosamente cresciuto dopo i recenti tagli.

La vera domanda è un’altra: fino a che punto la politica, la nostra politica, si farà dettare la linea dal Parlamento europeo o dagli impegni presi da altri Paesi, come ad esempio l’Inghilterra, rinunziando ad assumersi le sue responsabilità, chiarendo qual è il modello di famiglia sul quale vuole investire risorse di varia natura, non solo economiche. In Italia è sempre più necessario che ogni partito, ogni coalizione, chiarisca quali sono i suoi modelli di riferimento e apra un dibattito trasparente con i propri elettori su questo punto. Mentre la Bindi dice un no chiaro alle coppie omosessuali, dal Pd si sollevano voci di senso contrario. Mentre Alfano dice un no analogo a quello della Bindi, alla Camera c’è un disegno di legge dell’ex Partito di maggioranza, dal titolo suggestivo: i DIDORE, ossia Diritti e doveri di reciprocità, rivolto esplicitamente alle coppie di fatto.

Molto tempo prima che si arrivi alle scadenze elettorali, per recuperare il gusto del confronto, la capacità di argomentare le proprie scelte, il coraggio di posizioni contro-corrente. Il consenso che gli elettori dovranno dare all’uno o all’altro partito deve essere un consenso davvero ben informato, perche si passa parlare di voto responsabile. Il matrimonio e la famiglia meritano una riflessione molto coraggiosa, proprio perché dalla famiglia dipende in larga misura il benessere stesso di tutta la nostra società.

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