SAMSUNG VS APPLE/ Il giudice all’avvocato di Apple: “Ma lei fuma crack?”

La battuta è stata pronunciata quando l’avvocato della casa di Cupertino William Lee voleva presentare 75 pagine di obiezioni. Un giornalista del Nyt ha twittato l’accaduto

18.08.2012 - La Redazione
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“Ma lei si è fatto di crack?”. “No, lo giuro”. Non è lo stralcio di un battibecco tra due automobilisti in seguito a una manovra poco ortodossa di uno dei due e nemmeno l’acceso dialogo tra un calciatore e l’arbitro che ha fatto un torto alla sua squadra. È invece lo scambio di battute che si sono rivolti nientemeno che il giudice federale Usa della Corte di San Josè, California, e l’avvocato della Apple durante le fasi del processo che vede coinvolte la casa tecnologica che fu di Steve Jobs e il colosso coreano Samsung.

Lucy Koh, così si chiama il giudice, dopo aver ascoltato per ore i dipendenti di Apple e Samsung testimoniare sull’originalità della produzione dei rispettivi tablet e videofonini, ha appreso con una certa sorpresa che il legale di Apple, William Lee, era intenzionato a presentare 75 pagine di obiezioni. Un’esagerazione per il giudice che ha perso el staffe e si è rivolta così a Lee: “andiamo! 75 pagine! Lei vuole che io faccia un’ordinanza di 75 pagine? A meno che lei stia fumando crack, sa che questi testimoni non saranno mai ascoltati”. L’avvocato della Apple, non spiccando certo per ironia, dal canto suo ha fatto un passo avanti e ha dichiarato: “in primo luogo, vostro onore, non sto fumando crack. Posso giurarlo” e poi ha iniziato a motivare le ragioni legali sulle testimonianze. Il mondo ha scoperto dell’accaduto dal giornalista del New York Times Nick Wingfield che si è divertito a twittare la vicenda.

Le fasi del processo. Tra una settimana è attesa la sentenza. Il processo californiano dura ormai da tre settimane, durante le quali entrambe le aziende hanno cercato di provare le rispettive paternità sulle tecnologie di smartphone e tablet in questione. L’ultima testimonianza resa è stata quella di Roger Fidler, esperto di informatica dell’università del Missouri, secondo cui i progettisti della Apple si sono basati in realtà sui disegni dello stesso Fidler, che dagli anni ’80 studiava la realizzazione di un tablet. Filder li avrebbe mostrati alla Apple già a metà degli anni ’90. Un fatto che, secondo gli avvocati della Samsung, dimostrera che la Apple non può avanzare rivendicazioni su progetti che essa stessa avrebbe rubato.

Giovedì il giudice Koh ha fatto l’ennesimo tentativo di mediazione. “È tempo di pace”, ha detto, “ho chiesto agli avvocati di cercare un nuovo accordo prima della sentenza, perchè vedo dei rischi per entrambe le parti in causa”. Intanto è atteso il lancio giovedì prossimo del nuovo tablet Samsung, il Galaxy Note.

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