SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 12 settembre, si celebra la beata Maria Luisa Angelica (Gertrude) Prosperi

- La Redazione

L’11 settembre la Chiesa Cattolica festeggia e ricorda la Beata Maria Luisa Angelica (Gertrude) Prosperi, monaca benedettina, nata il 15 agosto 1799 presso una famiglia abbastanza agiata

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Il 12 settembre la Chiesa Cattolica ricorda la figura della Beata Maria Luisa Angelica (Gertrude) Prosperi, monaca benedettina, nata il 15 agosto 1799 in una famiglia abbastanza agiata a Fogliano di Cascia, un paesino della provincia di Perugia in Umbria. Figlia di Domenico Prosperi e di Maria Diomedi, fin da bambina fu cresciuta nel pieno rispetto delle regole cristiane grazie soprattutto alla zia che, non essendo né sposata e né tanto meno fidanzata, si poté dedicare completamente alla sua educazione per una vita di rettitudine. Maria fu battezzata e quindi inserita nella comunità cristiana il giorno stesso della propria nascita ed esattamente nella fonte battesimale ancora oggi visibile nella Chiesa di Sant’Ippolito a Fogliano stesso. Il 4 maggio 1820, all’età di 21, decide di consacrare la propria vita al Signore entrando nel Monastero di Santa Lucia a Trevi della diocesi della provincia di Spoleto, sempre in Umbria. Una volta diventata monaca benedettina, lascia il nome datogli dai genitori per diventare Maria Luisa. Non si hanno notizie certe riguardo i primi anni della propria permanenza all’interno del Monastero, ma sembra che almeno fino al 1834 continuò a vivere presso la struttura contraddistinguendosi per il proprio senso del dovere, la rettitudine e bontà d’animo. Durante questa fase della propria vita ricopre vari compiti, come ad esempio quella di infermeria, di sagrestana e maestra delle educande. Le viene inoltre riconosciuta una continua voglia di pregare che la rende ben vista da tutte le varie figure presenti all’interno del Monastero. In questi primi anni, secondo quanto riportato da alcune notizie biografiche del tempo, si dice che Maria Luisa cominciò ad avere alcune esperienze di natura mistica di cui però non fa parola con nessuno. La verità fu rivelata soltanto quando le fu assegnato un direttore spirituale al quale fu costretta a raccontare alcune delle proprie visioni. In una di queste vide Gesù Cristo con la croce sulla spalla che le preannunciava una serie di sofferenze per le quali nessuno le sarebbe potuta essere stata d’aiuto, compreso il suo confessore. Al tempo queste rivelazioni furono considerate quasi blasfeme e quindi fu fatta oggetto di punizione monastica. Come un fulmine a ciel sereno, il primo ottobre 1837, a soli 38 anni, viene nominata Badessa, carica che ricoprì fino alla proprio morte che avverrà il 12 settembre 1847 all’età di 48 anni. 

Questo inaspettato incarico cambia completamente il modo di porsi verso la preghiera e la Chiesa da parte di Maria Luisa che fino ad allora aveva pregato in maniera molto silenziosa e quasi nascosta dagli occhi del mondo. Sotto la sua gestione, nel Monastero vengono riportate in auge alcune regole come quella benedettina che indica alle monache a dare il buon esempio ai cristiani. Nel frattempo le sue esperienze mistiche continuarono anche se lei non volle assolutamente turbare l’animo delle altre consorelle. Purtroppo alcune situazioni non riuscì proprio a tenerle nascoste, tant’è che l’arcivescovo di Spoleto la invitò a rendere notizia a riguardo in maniera periodica tramite delle lettere. In totale saranno oltre trecento le pagine scritte da Maria Luisa e inviate all’arcivescovo, nelle quali si parla di visioni e incontri con Gesù Cristo. Con l’avanzare degli anni queste manifestazioni diventeranno sempre più travolgenti, spossandola anche fisicamente e costringendola a rendere partecipi anche le proprie consorelle. Un fatto eccezionale succede nel 1847 durante la settimana santa, quando la Beata rivive sul proprio corpo la passione di Cristo in maniera pressoché sincronizzata con dolori che compaiono e scompaiono improvvisamente. Da questa sofferenza Maria Luisa non riuscirà più a riprendersi in maniera completa tant’è che sopraggiunse la morte il 12 settembre 1848. Il processo di beatificazione fu iniziato nel 1914 dall’arcivescovo di Spoleto, Pietro Pacifici mentre soltanto l’attuale Papa Benedetto XVI lo scorso 19 dicembre ha firmato il documento che ne riconosce il miracolo di aver guarito una donna ammalata in maniera grave.



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