VERONICA PANARELLO/ Il piccolo Loris “sfida” di nuovo la nostra menzogna

- Gianfranco Lauretano

I magistrati e gli investigatori propendono per l'ipotesi che a uccidere il piccolo Loris Stival sia stata la madre, Veronica Panarello. Il commento di GIANFRANCO LAURETANO

loris_striscione_r439 Foto: InfoPhoto

Al decimo giorno di indagini sulla scomparsa e l’omicidio del piccolo Loris Stival in provincia di Ragusa, i magistrati e gli investigatori propendono per l’ipotesi che a uccidere il bimbo sia stata la madre Veronica Panarello. 

La donna, che in un primo tempo aveva scelto di tacere avvalendosi della facoltà di non rispondere, sembra invece che ora stia cominciando a fornire la sua versione, che comprende la granitica affermazione della propria innocenza. Ore di interrogatorio non l’hanno scalfita, così come l’accusa di omicidio volontario, aggravato da legami di parentela, e occultamento di cadavere. Accusa che la vede unica imputata, poiché per gli inquirenti la donna avrebbe agito da sola. 

Numerose sue contraddizioni hanno portato gli investigatori a questa ipotesi. Gli orari non corrispondono alle affermazioni della madre, le telecamere documentano spostamenti della sua auto coerenti con i luoghi dove il delitto è stato perpetrato e il cadavere occultato; c’è poi una strana storia di fascette di plastica, dimostrate come arma del delitto, consegnate in seguito dalla madre alle maestre della scuola di Loris, quasi come inconscio avvertimento di tipo psicologico. Qual è la verità?

È necessario fidarsi e affidarsi agli inquirenti, ricordando che la giustizia italiana è sempre cauta nell’affibbiare patenti di delinquenti a chicchessia, figuriamoci a una madre, e per molti ha semmai il difetto opposto di eccessivo garantismo. Ma certo, in questo caso, la cautela è d’obbligo. Meglio non imbastire campagne di stampa affrettate, come è già stato scritto da Monica Mondo su questo giornale, cosa di cui ha fatto le spese il cacciatore che ha ritrovato il corpicino senza vita di Loris; meglio non ascoltare troppo le chiacchiere di un paese forse eccessivamente omertoso all’inizio (pochissimi hanno collaborato con le indagini, possibile che nessuno abbia visto niente in un luogo così piccolo?), e adesso a rischio di affermazioni scontate, tipo “l’avevo detto io…”.

È possibile che una madre possa essere l’assassina? Certo che sì, lo sappiamo non da questo caso, ma da tanti altri casi di madri assassine di cui abbiamo notizia. È possibile che non si saprà mai chi è stato? Temo, ahimè, che questa sia la possibilità statisticamente più probabile. È infine possibile che, anche in caso di eventuale condanna, la madre continuerà tutta la vita a dichiararsi innocente? Certo, ci sono anche in questo caso precedenti fin troppo noti, ad esempio il delitto di Cogne. 

Chiunque abbia una pur minima conoscenza di vicende legate a indagini e viva di lavoro legale, sa bene che sempre più persone, persino se colpevoli di delitti dimostrabili da prove schiaccianti, continuano imperterrite a professarsi innocenti. Resta da considerare la difficoltà della verità ad emergere, in un tempo e una società come questa. Misteri e ombre persistono e si allungano, come la nostra capacità di mantenerci nella menzogna. La verità ormai sta facendo di tutto fuorché trionfare. Anche su questo bisognerebbe indagare.







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