SEGRETI DI STATO/ Sismi, Olp e Strage di Bologna: quante bugie su Italo e Graziella

- int. Alvaro Rossi

“Per anni siamo stati presi in giro. Oltre ad affrontare il dolore per la scomparsa dei nostri cari, abbiamo dovuto capire il perché delle loro bugie”. Parla ALVARO ROSSI, cugino di Italo

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Graziella De Palo e Italo Toni (Immagine d'archivio)

Matteo Renzi ha firmato la direttiva sulla desecretazione dei documenti sulle stragi. Una vicenda strettamente legata all’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 è quella della scomparsa, nel settembre di quello stesso anno, dei due giornalisti italiani Graziella De Paolo e Italo Toni, che partirono alla volta del Libano per realizzare un reportage sulle organizzazioni palestinesi. La verità, a distanza ormai di trent’anni, non è mai saltata fuori, insabbiata dal Sismi e dello Stato Italiano, protagonista di oscuri legami con l’Olp e in particolare con le sue falange estremiste rosse. Abbiamo contattato Alvaro Rossi, cugino di Italo, che ripercorre con noi la vicenda, le varie piste per cercare di vincere un dolore acuito delle tante bugie.

Via il segreto di Stato sulle stragi, ma il 28 agosto, in ogni caso, sarebbe caduta ogni resistenza essendo trascorsi 30 anni (termine massimo consentito dalla legge) dal giorno in cui il segreto calò inesorabile sulla vicenda di suo cugino Italo Toni e della collega Graziella De Palo.

Presumo che l’intenzione del governo, nel complesso della decisione, sia quello di desecretare tutto il materiale tenuto sotto chiave mandandolo agli archivi di Stato, dove sarà a disposizione di tutti (previa richiesta). Nel nostro caso specifico si tratta di un carteggio di circa 30 mila pagina, che in realtà erano già state rese visibili – in una stanza di un edificio dei Servizi Segreti – ai famigliari più stretti. Alle nostre rimostranze ci è stato poi concesso di duplicare l’intero corpus.

Lo ha visionato?

Io personalmente non ho visto il materiale: essendo stato lungamente attivo (ho creato il sito www.toni-depaolo.it) ho anche bisogno, ogni tanto, di prendere le distanze. Sa, c’è una presa emotiva pazzesca attorno a queste vicende; nel nostro caso, poi, parlando di una scomparsa si tratta di un lutto mai elaborato.

Non si aspetta dunque che vengano fuori ulteriori e chiarificatori aspetti?

Prima aggiungo una cosa: è una cosa meritoria dare ai cittadini – e non solo agli addetti ai lavori – la possibilità di avere tra le mani certi documenti; è una cosa che mi rallegra davvero. Ma nel nostro caso, tornando prettamente alla vicenda, non mi aspetto colpi di scena. Le nostre carte già sono state studiate molto bene da Giancarlo De Paolo, fratello di Graziella.

Ci sono diverse teorie, tutte accreditabili, che vogliono il coinvolgimento del Sismi e dell’Olp dietro questa vicenda, insabbiata grossolanamente dallo Stato italiano. Si parla del terrorismo rosso palestinese e di un preoccupante filo che legherebbe la scomparsa dei due giornalisti con la Strage di Bologna.

Sì, il caso Toni-De Palo – tra le tante interpretazioni possibili – è stato messo in correlazione anche e soprattutto con l’attentato del 2 agosto del 1980; è una tesi sulla quale hanno lavorato molto Gian Paolo Pellizzaro e Amedeo Ricucci.

Si è parlato in maniera molto approfondita di connessioni tra il rapimento, il terrorismo rosso internazionale e la bomba di Bologna. È tutto plausibile, tutto: a noi, in questi trent’anni, di scenari ammissibili ce ne hanno somministrati tanti, ma non avremo mai né i corpi né la verità.  Ecco, può darsi che desecretando le carte della Strage di Bologna vengano alla luce nuovi legami.

 

Qual è la sua verità?

Non me ne sono fatta mai alcuna. Ogni tanto mi sembrava che qualche cosa fosse più convincente dell’altra. Continuo a crede però che Italo e Graziella – facendo i giornalisti freelance d’inchiesta – avessero messo le mani  sui rapporti privilegiati fra lo Stato italiano, attraverso il Sismi e il colonnello Stefano Giovannone, e i palestinesi. Si parla, oltre di canali di favore, di traffici di armi e di droga. Se si fosse scoperchiata la pentola…

 

In quegli anni il Libano, meta del viaggio dei due giornalisti, era una terra di nessuno.

Esatto. C’erano estremisti di ogni genere che si addestravano e lì lo Stato italiano intratteneva dei rapporti imbarazzanti. Italo e Graziella erano due mine vaganti molto pericolose e molto attrezzate: davano fastidio. Poi…

 

Prego.

Si è detto anche che Toni e De Palo, in seguito all’attentato alla stazione di Bologna, fossero stati presi e tenuti prigionieri per fare pressioni sull’Italia affinché liberasse il giordano Saleh, arrestato per i missili d’Ortona.

 

La presenza dell’Olp e delle sue falange estreme in particolare il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (marxista-leninista) è costante.

Sì, in tutte le ricostruzioni il punto fermo è che è stato un omicidio commesso materialmente, come diceva lei,  dalla frangia dell’Olp del Flpd di George Habbash. Gli esecutori sono stati loro.

 

Parla di atto meritorio in merito a quello dell’esecutivo Renzi di desecretare documenti quanto mai scottanti, ma come commenta il comportano dello Stato in merito alla vicenda, tra omertà, insabbiamenti, false rassicurazioni e depistaggi.

Male. Per anni siamo stati presi in giro. Oltre a dover affrontare il dolore per la scomparsa dei nostri cari, abbiamo dovuto capire – nella nostra impotenza – anche il perché delle loro bugie. La mia famiglia e quella di Graziella si sono sbattute, con pochi strumenti a disposizione, per far parlare della cosa il più possibile. Ma due semplici famiglie cosa possono fare? Avevamo bisogno che qualcun altro ci aiutasse. Ora, ripeto, siamo lieti che lo Stato abbia preso questa decisione di aprire gli archivi. È un passo, seppur tardivo, di civiltà.

 

(Fabio Franchini)

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