CONDANNATO GIUDICE / “Troppo lento”, dovrà risarcire lo Stato con 20mila euro (oggi, 27 dicembre 2016)

- La Redazione

Condannato giudice troppo lento: deve risarcire lo Stato con 20mila euro. In sette casi ha impiegato anni per scrivere una sentenza (oggi, 27 dicembre 2016)

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La legge è uguale per tutti

Una condanna esemplare quella emessa dalla Corte dei Conti del Veneto nei confronti di un giudice, Aldo Giancotti, che è stato accusato di essere “troppo lento” nello scrivere le sentenze: l’uomo, che ha lavorato per oltre vent’anni al Tribunale di Belluno, dovrà risarcire lo Stato con ben 20mila euro. Il motivo? Il giudice aveva impiegato anche tre anni per scrivere una sentenza in sette casi affrontati nel corso della sua carriera: nonostante sette casi sembrino un numero irrisorio a fronte dei migliaia trattati, questi ritardi avevano spinto i cittadini oggetto del provvedimento a sporgere denuncia. Il risultato? Il Ministero della Giustizia era stato condannato dalla Corte d’Appello di Trento a risarcire le “vittime” con oltre 40mila euro. Una faccenda che quindi non poteva essere lasciata impunita, nonostante sia stata riconosciuta ad Aldo Giancotti una dedizione assoluta nei confronti del suo lavoro, svolto sempre con professionalità e abnegazione.

Ritardi enormi quelli che hanno portato alla condanna del giudice Aldo Giancotti, e un danno per lo Stato di oltre 40mila euro. L’uomo si è difeso adducendo come scusa un ritardo derivato “dall’esigenza di sostituire colleghi incompatibili, dall’ingente carico di lavoro e dalle carenze di organico”. Non è bastato questo però ai giudici della Corte dei Conti che hanno rilevato come “è di palese evidenza la sussistenza del nesso causale tra la condotta del magistrato e il danno, considerato che la richiesta di equa riparazione è scaturita proprio dai ritardi nella definizione di processi assegnati al predetto magistrato”. Oltre al danno economico per il Ministero della Giustizia, Giancotti ha causato anche un danno morale alle persone imputate nei suoi processi: vista l’enormità del tempo che il giudice ha impiegato per scrivere le sentenze, molte di queste persone si sono trovate nella condizione in cui, dopo essere state condannate, non hanno potuto far ricorso in appello a causa della decorrenza dei tempi utili.



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