PENSIONI NOVITÀ 2017/ Riforma, ultime notizie: con l’Ape non si può lavorare (oggi 25 gennaio 2017)

- La Redazione

Pensioni 2017, Riforma ultime notizie: chi avrà accesso all’Ape social dovrà smettere di lavorare. Lo ha chiarito Stefano Patriarca, consigliere economico di palazzo Chigi. Oggi 25 gennaio.

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Chi avrà accesso all’Ape social dovrà smettere di lavorare. Lo ha chiarito Stefano Patriarca, consigliere economico di palazzo Chigi, marcando così una differenza netta tra le due diverse versioni dell’Ape, la misura principale della riforma delle pensioni. Infatti, chi opterà per l’Ape volontario potrà anche continuare a lavorare part-time, in questo modo “riducendo” le penalizzazioni che poi avrà sull’assegno pensionistico, mentre “chi ha un sostegno, in relazione alle difficoltà sul mercato del lavoro, non può poi continuare a lavorare e avere un reddito”, ha detto Patriarca riferendosi all’Ape social. Tutto questo verrà tradotto nei decreti attuativi che il Governo sta preparando in materia e che dovrebbero essere approvati a breve. E questo “divieto” riguarderà, ha chiarito il consigliere economico, anche i lavoratori precoci. “Io ti do una possibilità di usufruire della pensione prima, in quanto sei in una condizione di gravosità lavorativa o di difficoltà, ma se è così, nel momento in cui percepisci la pensione anticipata dei precoci soci e l’Ape social, non è ammissibile il cumulo”, ha spiegato.

L’Anticipo pensionistico è indubbiamente la novità principale della riforma delle pensioni. E lo speciale predisposto da Il Sole 24 Ore sulle regole dell’Ape chiarisce alcuni dubbi importanti. Per esempio, sul fatto che una volta presentata la domanda per l’accesso, questa porterà a un collegato contratto di prestito e assicurazione. Una volta che questo sarà perfezionato, il richiedente avrà 14 giorni di tempo per un eventuale ripensamento tramite recesso. Dopodiché l’Ape diventerà irrevocabile e non si potrà quindi più cambiare idea. Il quotidiano di Confindustria chiarisce anche che i finanziatori e le imprese assicurative che saranno utilizzate per l’Anticipo pensionistico dovranno rientrare in accordi quadro che saranno stipulati tra ministero dell’Economia, ministero del Lavoro, Abi e Ania dopo che arriveranno i decreti attuativi sull’Ape attesi entro la fine di febbraio.

Arrivano novità importanti sulla riforma delle pensioni. Anzitutto la conferma che il tema verrà seguito da Marco Leonardi, che ha rilasciato in un’intervista. Il consigliere di palazzo Chigi ha fatto sapere che incontrerà i sindacati e le associazioni imprenditoriali per arrivare a una soluzione condivisa sui voucher lavoro, ma ha anche garantito che verranno rispettati i tempi per avviare l’Anticipo pensionistico alla data del 1° maggio. Leonardi ha fornito anche dei dati interessanti: sarebbero infatti 300.000 i lavoratori che sono nell’età giusta per utilizzare l’Ape. “Di questi, circa 35 mila hanno i requisiti per l’Ape agevolata, l’assegno mensile fino a 1.500 euro a carico dello Stato. Nel 2018 scenderanno a 18-20 mila. C’è poi l’uscita anticipata (con 41 anni di contributi) per i lavoratori precoci, quelli che hanno cominciato da minorenni e che rientrano nelle stesse categorie dell’Ape agevolata: una misura strutturale che interesserà 25 mila persone all’anno”. L’economista ha anche spiegato un vantaggio poco evidenziato dell’Ape volontario: chi vi accede può comunque continuare a lavorare part-time. E ha ricordato alcuni vincoli esistenti: “Potrà chiedere l’Ape volontaria chi ha maturato una pensione, al netto della rata di rimborso, pari ad almeno 1,4 volte il minimo, 702 euro al mese. Si potrà chiedere un anticipo minimo di 150 euro al mese e massimo pari al 90% della pensione se per meno di un anno e del 75% se per più di 3 anni. Infine, le rate complessive, qualora la persona abbia altri debiti, non devono superare il 30% della pensione”. Infine, Leonardi ha spiegato che nel caso finiscano i 300 milioni stanziati per l’Ape social nel 2017, le domande e la decorrenza della prestazione slitteranno al 2018.

Paolo Gentiloni è stato ospite ieri sera della trasmissione Che tempo che fa e tra le tante dichiarazioni ne ha voluta dedicare una non tanto alla riforma delle pensioni, ma al fatto che non ci sarà il recupero della maggior indicizzazione degli assegni avvenuta nel 2015 che l’Inps si apprestava a effettuare a partire da aprile. Il Premier ha spiegato di aver voluto evitare questo intervento in quanto mettere le mani in tasca ai pensionati che guadagnato 500-600 euro al mese sarebbe stato scandaloso. Quanto alla manovra aggiuntiva chiesta dall’Europa, e che secondo alcune indiscrezioni potrebbe portare a un rinvio di alcuni interventi previdenziali, Gentiloni si è limitato a dire che la questione verrà valutata nei prossimi mesi, quando verrà predisposto il Def, di fatto facendo capire che l’Italia non intende varare una nuova manovra in tempi ristretti.

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