SARAH SCAZZI/ Cassazione, “nessuno sconto per Sabrina Misseri, fredda e calcolatrice”

- Emanuela Longo

Sarah Scazzi, le motivazioni della Cassazione: ecco perché Sabrina Misseri e Cosima Serrano sono state condannate all’ergastolo, le reponsabilità ed il movente.

sarahscazzi_01_facebook
Sarah Scazzi

Sono state rese note oggi le motivazioni nelle quali la Corte di Cassazione spiega perché, lo scorso 21 febbraio, ha deciso di confermare la condanna all’ergastolo a carico di Sabrina Misseri e della madre Cosima Serrano. Rispettivamente cugina e zia di Sarah Scazzi, entrambe sono state accusate di aver ucciso la 15enne di Avetrana il 26 agosto 2010 e poi rinvenuta solo a distanza di oltre un mese in un pozzo-cisterna grazie alle rivelazioni di Zio Michele Misseri, condannato a 8 anni. Sabrina aveva 22 anni quando, secondo i giudici della Cassazione, uccise la cuginetta. Un omicidio per il quale, come si legge nelle motivazioni della sentenza rese note da Fatto Quotidiano, non merita alcuna riduzione di pena, soprattutto alla luce delle “modalità commissive del delitto” e per la “fredda pianificazione d’una strategia finalizzata, attraverso comportamenti spregiudicati, obliqui e fuorvianti, al conseguimento dell’impunità”. Sempre secondo la Suprema Corte, fu proprio Sabrina a strumentalizzare i media ed a deviare le indagini, in modo freddo ed astuto, al fine di depistarle e dirigerle su strade fasulle. Nell’ambito delle motivazioni c’è spazio anche per Michele Misseri, il quale prima ammise le sue responsabilità, salvo poi ritrattare ed accusare moglie e figlia che lo avrebbero inizialmente “compulsato al silenzio” durante le fasi di ricerca della ragazzina, quindi costretto a dire che era stato lui ad uccidere la piccola Sarah Scazzi. E’ ora la Cassazione a ribadire come le versioni del contadino non furono considerate credibili in quanto fornì versioni impossibili del delitto, né furono mai rinvenuti dettagli legati a presunte violenze sul diario segreto della 15enne.

LE RESPONABILITÀ DI COSIMA SERRANO E IL MOVENTE

Le motivazioni della sentenza di condanna in Cassazione sono lunghe 200 pagine, nelle quali spiegano anche le ragioni per cui Sabrina non sarebbe stata meritevole delle attenuanti generiche chieste dalla sua difesa. Il medesimo sconto di pena è stato negato anche alla madre Cosima poiché da donna matura non fece nulla per tentare di placare “l’aspro contrasto” che si era venuto a creare tra la figlia Sabrina e la nipotina Sarah. La donna fece di più, poiché si rese protagonista diretta del sequestro della Scazzi per poi partecipare “materialmente al delitto”. La 15enne, infatti, come ricorda la Cassazione, fu strangolata da Sabrina Misseri e Cosima Serrano con “concorso sinergico”, ovvero mentre una la soffocava da dietro, l’altra era impegnata a tenerla ferma. A scapito di Cosima anche le tante bugie dette “per conseguire l’impunità”. Per tutto questo è impossibile dare sconti ad entrambe le donne. C’è poi spazio ovviamente per il movente nella lunga sentenza e che, secondo la Suprema Corte, sarebbe da ricercare al “sentimento anomalo, vicino all’ossessione”, che Sabrina provava nei confronti di Ivano Russo, il quale si era rifiutato di avere un rapporto sessuale con lei. Dell’episodio ne venne a conoscenza anche Sarah Scazzi, che lo riferì alla madre ed al fratello. A quel punto, secondo i giudici, vi erano “ambiti pericolosi” che sarebbero potuti emergere da Sarah e legati proprio alla “moralità” della giovane Misseri e che avrebbero potuto avere effetti negativi sulla rispettabilità della famiglia in un paese piccolo come Avetrana. Oltre alla gelosia verso Sarah, dunque, con la quale Ivano si comportava in modo cordiale, vi era il timore di Sabrina di diffondere una cattiva reputazione e questo spinse, secondo la Cassazione, madre e figlia a mettere a tacere per sempre la 15enne.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori