VALENTINO TALLUTO/ Untore Hiv, condannato a 24 anni: quando in aula diceva, “non sono un mostro”

- Emanuela Longo

Valentino Talluto, l’untore Hiv di Acilia è stato condannato a 24 anni di carcere, respinta la richiesta di eragostolo. Infettò direttamente almeno 30 donne.

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Il processo in aula (LaPresse)

La vicenda di Valentino Talluto, l’uomo condannato a 24 anni di carcere poiché responsabile di aver contagiato con il virus dell’HIV 57 persone (di cui 30 direttamente), ha fatto il giro del mondo. Sui maggiori giornali internazionali, dall’America all’Australia, si dà conto dell’incredibile storia di questo 33enne di Acilia, originario di Caltanissetta, che secondo i giudici si è reso responsabile di “lesioni gravissime”. E dire che il diretto interessato ha sempre rifiutato l’etichetta di mostro, di “untore” che consapevole della propria sieropositività interveniva per rovinare le vite altrui. Soltanto un mese fa, in aula, Talluto si difendeva così:”Io non sono un mostro, mi hanno descritto così ma chi mi conosce sa bene che non sono una cattiva persona. Su di me sono state scritte cose non vere. Sono un ragazzo con cuore e sentimenti affetto da Hiv. Questi per me sono stati anni terribili. è un trauma che persone che conosco abbiano la mia stessa patologia e che pensano che sia per colpa mia”. (agg. di Dario D’Angelo)

CONDANNA A 24 ANNI

E’ stato condannato a 24 anni di reclusione Valentino Talluto, il trentenne accusato di aver deliberatamente contagiato con il virus HIV oltre trenta donne con le quali ha avuto rapporti negli ultimi anni. Una pena che non accoglie la richiesta d’ergastolo da parte dell’accusa, facendo cadere il reato di epidemia dolosa, ma che comunque ha riconosciuto le lesioni aggravate. La lettura della sentenza è stata accolta con soddisfazione da alcune delle vittime di Talluto presenti in aula, che si sono abbracciate, mentre l’imputato non ha avuto alcun tipo di reazione. Dunque il contagio di Talluto, anche se come sempre le motivazioni della sentenza saranno rese note in un secondo momento, è stato considerato consapevole e deliberato, punto sul quale l’accusa contava per ottenere una condanna molto dura per l’imputato. Bisognerà ora valutare quali saranno i presupposti per il processo d’appello. (agg. di Fabio Belli)

IL RISCHIO DELL’ERGASTOLO

Oggi si decide il destino giudiziario di Valentino Talluto, il trentenne di Acilia accusato di lesioni gravissime ed epidemia dolosa. L’untore Hiv, infatti, si è reso volontariamente responsabile del contagio di 30 donne ed un bambino – figlio di una delle sue amanti – e per questo il pm Elena Neri nella passata udienza aveva chiesto la condanna all’ergastolo con isolamento diurno per i prossimi due anni. Nelle passate ore i giudici della III corte d’Assise di Roma sono entrati in Camera di consiglio e si attende a momenti la sentenza nel processo che vede l’uomo imputato. Come ricorda Rai News, a Valentino sono attribuiti 57 episodi legati ad altrettante persone. Una trentina di donne sarebbero state infettate tramite rapporti sessuali non protetti. Le vittime sono donne di età compresa tra i 20 ed i 30 anni, babysitter, commesse ed infermiere. A loro vanno ad aggiungersi tre uomini infettati da donne diventate sieropositive a causa dei rapporti non protetti avuti con l’imputato, oltre a un bambino nato da una ex amante oggi sieropositiva anche lei, ora affetto da Hiv e encefalopatia. Altre venti donne sono scampate all’infezione (tra cui una partner che al momento dei rapporti era incinta) e tre uomini che ebbero rapporti a tre con Talluto e le sue partner. A nessuno Valentino aveva mai detto di essere sieropositivo, pur essendone a conoscenza. Dunque, nessuna delle sue amanti sapeva il rischio al quale andava incontro, aggravato anche dalla scusante usata dall’uomo relativa al fatto di non poter usare il preservativo in quanto allergico al lattice.

LE PAROLE DI DIFESA E ACCUSA

I fatti presi in esame dalla polizia giudiziaria del Tribunale di Roma e che vedono protagonista Valentino Talluto, sarebbero avvenuti tra il 2006 (quando venne a sapere di essere sieropositivo) ed il 2015. Pur essendo a conoscenza ed avendo la certezza di essere sieropositivo, Talluto continuò ad avere rapporti, sia occasionali che duraturi, sempre senza protezioni e senza informare le sue numerose partner. A far partire l’indagine fu una denuncia da parte di una delle tante vittime, la quale venne a sapere della sua sieropositività attraverso amici in comune. Una “leggerezza” e “stupidità”: così la difesa di Valentino Talluto formata dagli avvocati Maurizio Barca e Tiziana De Biase ha parlato in merito a quanto commesso dal loro assistito. A loro detta, “non voleva diffondere il virus” e in merito alla richiesta di ergastolo avanzata dall’accusa, hanno commentato: “il suo fine pena mai l’ha già avuto perché rimarrà per tutti ‘l’untore'”. Diversa l’opinione di Irma Conti, difensore di parte civile, che ha definito Valentino Talluto “autore di una strage sociale, causata da una efferata sregolatezza nella quale lui era assolutamente consapevole che con rapporti non protetti avrebbe contagiato le sue partner”. Inoltre, a sua detta, avrebbe agito con “diabolica programmazione” sapendo perfettamente a cosa andavano incontro le sue vittime e non facendo nulla per evitarlo.

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