Il sogno di Suor Silvia/ Ricostruire in Iraq la comunità cristiana cacciata dall’Isis

- Eleonora D’Errico

Il sogno di Suor Silvia di ricostruire la comunità cristiana allontanata dalla piana di Ninive dopo l’arrivo dell’ISIS. Dal 2015 più di cento edifici di culto sono stati distrutti

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Suor Silvia vuol ricostruire la comunità cristiana nella Piana di Ninive

Delle 73 suore che c’erano un tempo, un terzo è morto. Tutto in tre anni, da quando lo Stato islamico ha conquistato la Piana di Ninive e i cristiani sono morti o sono stati allontanati. Ora che l’esercito iracheno ha ripreso il controllo dell’area, i cristiani di quei luoghi cominciano a fare un lento ritorno a casa, cercando di ricostruire la tranquillità perduta. Suor Silvia, religiosa irachena, è tra i sopravvissuti e, con dolore misto a speranza, ha raccontato a Catholic News Agency di come sia dura la ricostruzione, ma di come lei e le sorelle non abbiano mai perso la fede. Silvia viveva con 35 consorelle in un convento a Qaraqosh, la più grande città cristiana dell’Iraq. Quando hanno saputo che l’ISIS sarebbe arrivato, hanno avuto paura, prima di tutto di essere fatte prigionieri. “E’ stata una fuga in massa perché sapevamo quello che era successo nei giorni precedenti agli yazidi, 400 giovani uccisi e 5.000 ragazze vendute come schiave”. Le prime avvisaglie di ciò che sarebbe accaduto si erano viste già nel mese di giugno, quando l’Isis cominciò a dilagare nella Piana di Ninive: “Senza acqua e luce, sentivamo gli spari fra i miliziani e l’esercito. Ai cristiani veniva intimato di abbandonare i villaggi o di convertirsi all’islam, pena la morte”. Così suor Silvia e le sue consorelle sono andate via dal loro Istituto. Durante l’occupazione, un centinaio di luoghi di culto furono distrutti, soprattutto chiese cristiane.

IL POPOLO NON SI È MAI ARRESO 

Nonostante quando accaduto, Suor Silvia non si è mai arresa, rimanendo in quei territori, combattendo per sostenere la popolazione. Moltissimi gli aiuti che sono arrivati in questi anni grazie alla Chiesa cattolica e a suoi organismi come Aiuto alla Chiesa che soffre, le Caritas e Missio, che hanno donato kit igienici, vestiario, medicine, allestendo case prefabbricate e contribuendo a pagare anche metà del canone per quanti erano in affitto. Sono sorte scuole, piccole cliniche per curare i malati. Così, a poco a poco, i cristiani hanno cominciato a tornare alla Piana di Ninive. Oggi, finalmente, si sente parlare di ricostruzione, di rientro nelle case. Suor Silvia, che la speranza non l’ha mai persa, è grata, soprattutto all’esercito iracheno che combattendo ha liberato la Piana di Ninive, permettendo loro di fare ritorno. “Nonostante le diversi fedi ed etnie siamo un solo popolo”, commenta dando esempio di grande umanità e intelligenza.

OGGI, TRA OSTACOLI E SPERANZA

Tuttavia gli ostacoli al ritorno cristiano nei villaggi liberati non mancano. I principali, come racconta suor Silvia, sono legati alla sicurezza, perché le macerie sono ovunque. Ci sono villaggi dove non è rimasta una casa in piedi, chiese e conventi sono stati profanati e devastati. Questo, comunque, non frena il ritorno, lentamente le famiglie cristiane cominciano a tornare, a Telleskof ce ne sono oltre 700, a Qaraqosh circa 500. Qui stanno riprendendo vita dei negozietti, una scuola e un piccolo centro clinico. In questa direzione va il progetto di Acs, che verrà presentato il prossimo 28 settembre a Roma, di ricostruire 13mila case distrutte dall’Isis nella Piana di Ninive, un vero e proprio “Piano Marshall”, il cui costo viene stimato intorno ai 250 milioni di dollari. “Per i cristiani iracheni rientrare nei loro villaggi significa tornare alla vita, tornare a praticare la nostra fede nelle terre dei nostri avi”, commenta la religiosa.

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