IL PAPA VISTO DAI COMUNISTI/ Il Manifesto: “ecco perché sentiamo nostro il messaggio di Francesco”

- Niccolò Magnani

Il Papa visto dai comunisti: dal 5 ottobre con il Manifesto esce il libro dei 3 discorsi di Bergoglio ai Movimenti Popolari, “ecco perchè sentiamo nostro il messaggio di Francesco”

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Papa Francesco e Evo Morales (LaPresse)

Dal 5 ottobre 2017 Papa Francesco vedrà la raccolta dei suoi tre discorsi storici tenuti con i Movimenti Popolari pubblicata su Il Manifesto, il giornale e quotidiano comunista simbolo di una storia e una cultura tutta all’opposto della Chiesa Cattolica. Boutade? Fake news? No, tutto vero! Il Papa argentino più volte “accusato” di essere troppo clemente con la storia comunista, specie in sud America si fa ospitare sul quotidiano storico di sinistra, non per una “rivoluzione” (per rimanere in tema) ma per una volontà importante di riaffermare alcuni principi cardine sulla casa, il lavoro e la terra. Proprio questi tre temi sono al centro di questi discorsi storici tenuti in due anni e già più volti discussi in passato: «Rivoluzione in Vaticano, dunque (e al manifesto)? No, ma per la Chiesa certamente una discontinuità forte, pratica e teorica», spiega Luciana Castellina, firma storica del Manifesto nel lanciare l’iniziativa a suo modo “storica” sull’ex quotidiano più a sinistra del Pci. Cosa ha colpito così tanto del Pontificato e del Magistero di Francesco tanto d spingere i vertici del quotidiano di sinistra di addirittura allegare alla loro rivista il libero del Papa? Lo spiega ancora la Castellina: «per via dell’insistente richiamo alla soggettività, al protagonismo delle vittime, che debbono prendere la parola e non solo subìre. Perciò occorre dar valore alla politica con la P maiuscola, di cui “non bisogna avere paura, perché è anzi la forma più alta della carità cristiana”», citando lei stessa Papa Francesco.

“NON È AMMICCAMENTO, SENTIAMO NOSTRO IL SUO MESSAGGIO”

La povertà, la casa, la terra e ancora il lavoro e il rispetto e amore per gli ultimi: in questi termini i comunisti italiani vedono nel pontificato di Bergoglio qualcosa di molto meno lontano rispetto al passato: «la grande innovazione di cui Papa Bergoglio si fa ora paladino sta nel dire che i poveri bisogna amarli e aiutarli e che poi andranno in paradiso, ma che devono alzare la testa e combattere qui e oggi, su questa terra e in questo tempo. E nel chiedere ai movimenti, e cioè alla politica, di farsi carico di generare i processi necessari», spiega ancora il Manifesto nel lanciare l’iniziativa. Una politica non più per i poveri, ma dei poveri: questo colpisce e lascia gli stessi cattolici interdetti nel cercare di capire davvero cosa voglia intendere Francesco nella “sua” dottrina sociale. «L’obiettivo di Francesco è di mettere fine allo storico divorzio tra etica ed economia, riconoscendo l’immoralità dell’attività economica quando questa si riduce unicamente all’idea che “business is business», spiega Gianni La Bella nell’introduzione al volume “Terra, Casa, Lavoro” che verrà dato in edicola anche assieme al Manifesto. «Se il manifesto veicola i discorsi di papa Francesco, non è per ospitalità, o per strumentale ammiccamento. È perché questo suo messaggio lo sentiamo nostro. Utile anche ai nostri lettori. Molti generosamente impegnati nella solidarietà, e però spesso, per disillusione, ormai scettici verso la politica», spiega Luciana Castellina provando a dare una sua lettura alla scelta importante del quotidiano comunista.

I TRE DISCORSI AI MOVIMENTI POPOLARI

Secondo lo stesso Pontefice argentino, la guerra non è da fare contro il mercato in quanto tale, ma proprio contro «un terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla terra e minaccia l’intera umanità. Di questo […] si alimentano i terrorismi derivati come il narco-terrorismo, il terrorismo di stato e quello che alcuni erroneamente chiamano terrorismo etnico o religioso. Ma nessun popolo, nessuna religione è terrorista!», si legge nel terzo incontro con i Movimenti Popolari a Roma nel 2016. I primi due erano avvenuti nel 2014 a Roma e nel 2015 a Santa Cruz in Bolivia, assieme al presidente Evo Morales. «Di comunisti (o simili) in effetti agli incontri ce ne sono stati e anche importanti: all’ultimo Pepe Mujica, guerrigliero coi Tupamaros e quindi presidente dell’Uruguay, calorosamente salutato da Papa Francesco; con Evo Morales, presidente indio della Bolivia, c’era stata quasi una cogestione della conferenza», ricorda il quotidiano comunista nel sottolineare i momenti cruciali degli incontri con l’EMMP sudamericani negli ultimi tre anni di Pontificato. Va aggiunto, come spiega Vatican Insider, un “dettaglio” che Il Manifesto non ha voluto precisare ma che va tenuto conto nel considerare l’intera portata della “notizia”: «all’Incontro mondiale dei Movimenti popolari non vengono risparmiate altri tipi di critiche, specie da ambienti interni alla Chiesa: come il ricorso a scelte che implichino l’adozione di pratiche configurabili come reati in alcuni Stati o generatrici di conflitti, o la distanza dalle posizioni cattoliche su temi come l’aborto o i diritti degli omosessuali». Se il Papa stesso ha da sempre riconosciuto una certa simpatia per i comunisti, non si va dimenticata la critica ferrea laddove il Magistero di Cristo viene osteggiato, perseguitato e “confuso” dalle ideologie sociali come il comunismo (non va poi dimenticato che i regimi comunisti hanno perpetrato tra i crimini peggiori nella storia dell’umanità e spesso contro cristiani innocenti). Nonostante queste forti distanze, tanto i Movimenti Popolari quanto lo stesso Manifesto vedono una stima nei discorsi lanciati da Bergoglio su terra, casa e lavoro. Insomma, il Papa non sarà comunista, ma i comunisti da oggi sono forse un po’ più “papisti”.

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