Il pentito/ “Ho visto due boss giocare a pallone con la testa di un uomo che avevano ucciso”

- Fabio Belli

Gomorra Horror: un boss gioca a pallone con una testa umana. I racconti della faida di Scampia, Giovanni Esposito e Salvatore Cipolletta si resero protagonista del gesto.

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Immagini di repertorio (foto da Pixabay)

Come riportato da Il Messaggero, ci sono macabri retroscena riguardo i boss di camorra, un ambiente forse anche mitizzato da serie tv come Gomorra, ma che nasconde storie spesso di orrore difficile anche solo da descrivere. Come ai tempi della faida con gli scissionisti, con un boss che si mostrava in strada mentre giocava a calcio con la testa mozzata di un uomo, ucciso solo perché parente di un capoclan nemico. L’uomo ucciso era Giulio Ruggiero, nel 21 gennaio 2005 freddato mentre partecipava a un trasporto di stupefacenti, che doveva concludersi in una casa a Varcaturo. Il collaboratore di giustizia Pasquale Riccio racconta quella notte horror: “Non appena entrò in casa, Giulio Ruggiero fu ucciso. A quel punto decapitarono la vittima, mi sembra con un seghetto, e Giovanni Esposito e Salvatore Cipolletta giocarono a pallone con la testa dello sventurato, vantandosene poi successivamente in pubblico.”

LE VITTIME TRASVERSALI DELLA FAIDA

La testa umana usata come un pallone rappresenta solamente un capitolo, per quanto estremamente macabro, della sanguinosa faida andata in scena a Scampia in particolare tra il 2004 ed il 2005. I clan che si trovavano uno contro l’altro erano quello capeggiato dai Di Lauro da una parte, in particolare da “Ciruzzo o’ milionario”, Paolo Di Lauro, e dall’altra parte gli scissionisti, a loro volta ex fedelissimi del clan Di Lauro, guidati da Raffaele Amato e Cesare Pagano. E molte vittime di questa guerra furono innocenti, coinvolte solo perché trasversalmente legate a personaggi dei due clan. Come raccontato sempre dal collaboratore Pasquale Riccio: “Il gruppo di Cesare Pagano, Vincenzo Notturno, diceva che i ragazzi che sono stati condannati erano estranei. Da carcerati vennero abbandonati dai Di Lauro e Gennaro Marino manda loro qualcosa trattandosi di ragazzi che lavoravano alle Case Celesti. Faccio specifico riferimento a Michelino Tavassi che stava nella mia stanza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.”

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