MAFIOSO SCARCERATO E RISARCITO/ Cella troppo piccola, risarcimento di 7.208 euro

Mafioso detenuto in una cella troppo piccola nel carcere di contrada Petrusa di Agrigento, è stato scarcerato in anticipo e risarcito di 7.208 euro

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Immagini di repertorio (Foto da Lapresse)

La cella è troppo piccola, scattano scarcerazione e risarcimento. Condannato per associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta Dna, riguardante il tentativo di riorganizzazione mafiosa delle cosche nel versante di Porto Empedocle, il 44enne Domenico Seddio è stato scarcerato e risarcito di 7.208 euro: questa la decisione presa dal magistrato di sorveglianza di Agrigento Walter Carlisi, che ha ritenuto “degradante e contrario ai principi costituzionali” il trattamento ricevuto dal detenuto secondo il Giornale di Sicilia. Seddio avrebbe dovuto terminare di scontare la condanna il prossimo 17 ottobre, ma ha ottenuto il foglio di uscita in anticipo: a piede libero e in attesa del risarcimento economico. Il magistrato Carlisi ha infatti accolto il reclamo proposto dall’avvocato Vita Maria Mazza, che segnalava le precarie condizioni di detenzione nel carcere di contrada Petrusa del suo assistito Seddio nel corso dei 1092 giorni di reclusione: considerando anche i compagni di cella, uno spazio medio a sua disposizione di appena 2,73 metri quadrati.

IL MAGISTRATO: “CONDIZIONI IGIENICO-SANITARIE NEGATIVE”

Un episodio che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, con il mafioso che ha ottenuto la scarcerazione anticipata per le cattive condizioni di detenzione nel carcere di contrada Petrusa. Il magistrato di sorveglianza di Agrigento Walter Carlisi ha motivato la sua decisione: “Dai calcoli elaborati risulta che Seddio, durante il periodo di detenzione, sia stato collocato per 1092 giorni in uno spazio pro capite, al netto di bagno, suppellettili e letto di meno di tre metri quadrati”, riporta il Giornale di Sicilia. Seddio sarà risarcito di 7.208 euro, importo calcolato in base al numero di giorni di detenzione in queste condizioni: 8 euro per giorno. Carlisi ha inoltre aggiunto: “Era comunque presente la finestra che garantiva l’accesso di aria e luce naturale ma risulta che in molte celle sono presenti infiltrazioni di acqua provenienti dal tetto o da perdite dell’ impianto idrico che comportavano ripercussioni negative dal punto di vista igienico e sanitario”.



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