EMILIO FEDE/ Condannato: “non possono mandarmi in carcere”

- Dario D'Angelo

Emilio Fede: il Tribunale di Milano ha condannato l’ex direttore del Tg4 per concorso in bancarotta fraudolenta. Tenne per sé oltre un milione che Berlusconi voleva prestare a Lele Mora.

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Emilio Fede alla conduzione del Tg4

Emilio Fede è stato condannato a 3 anni e mezzo di reclusione con l’accusa di concorso in bancarotta fraudolenta. Secondo i giudici del Tribunale di Milano, l’ex direttore del Tg4 si intascò un milione e centomila euro che Silvio Berlusconi aveva deciso di prestare a Lele Mora nel tentativo di salvare la sua Lm, la scuderia di artisti che a partire dal 2010 era andata incontro a gravissime difficoltà finanziare. Se quei soldi avrebbero davvero potuto salvare la società del più celebre agente dei vip non lo sapremo mai, visto che nel 2017 è miseramente fallita. Fatto sta che secondo la sentenza, di quei 2 milioni e 750mila euro che Berlusconi si era convinto a versare a Lele Mora per aiutarlo, ben pochi arrivarono nelle casse della Lm. Il 40%, secondo i togati, venne intascato da Fede, il resto da Mora stesso, che a detta del pm Eugenio Fusco lo utilizzò “per i suoi capricci”.

Chi non ci sta a passare per un ladro è Emilio Fede. Il giornalista, che a Mora disse di poter svolgere il ruolo di intermediario con Berlusconi visti gli ottimi uffici di cui godeva dalle parti di Arcore, proclama ancora la sua innocenza. Sentito da Il Tempo subito dopo la condanna, Fede ha dichiarato:”Continuerò a difendermi. Spero solo di arrivare a vedere la sentenza definitiva. Potevo chiedere qualsiasi cosa a Berlusconi, figuriamoci se mi mettevo a fare la cresta sui soldi che aveva dato a Mora che si trovava in un momento di difficoltà. Credo ancora nella Giustizia, anche se questa sentenza mi sembra un’eccezione, visto che il Tribunale ha inflitto più di quanto chiesto dall’accusa. Forse fa più notizia sui giornali. Mi conforta pensare che con l’età che ho non possono mettermi in galera. Semmai dovessi vedere la sentenza definitiva, chissà, magari mi metteranno ai servizi sociali”.



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