MARIA ANDÒ/ In carcere nove giorni per una rapina mai commessa (Sono Innocente)

- Silvana Palazzo

Maria Andò, il caso a Sono Innocente: l’allora studentessa di Giurisprudenza finì in carcere nove giorni per una rapina mai commessa. Le ultime notizie sulla sua vicenda giudiziaria

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LaPresse

La storia di Maria Andò è il classico esempio di ingiustizia italiana: verrà raccontata da Sono Innocente nella puntata di oggi. Il programma di Raitre si occupa di errori giudiziari, quindi non poteva non esporre il caso dell’allora studentessa di Giurisprudenza, vittima nel 2007 di uno scambio di persona. Finì in carcere, dove rimase per nove giorni, con l’accusa di rapina e tentato omicidio. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Catania, aveva rapinato e tentato di uccidere, insieme ad un altro ragazzo, un tassista di Catania, dove però lei non era mai stata. L’incubo per Maria Andò finì quando il gip di Catania, Francesco D’Arrigo, archiviò il fascicolo a suo carico: era una ragazza senza fissa dimora al vera responsabile di quella rapina. Fu individuata grazie alla confessione del ragazzo che era stato arrestato insieme alla studentessa. «Sarebbe bastata una semplice verifica dei tabulati e anche un riconoscimento, invece di basarsi su una foto antica, per evitare quello che per mia figlia è stato un dramma», dichiarò all’epoca dei fatti il padre di Maria, Carlo Andò, come riportato da Repubblica.

Uno scambio di persona: questo l’errore che ha portato per errore al carcere Maria Andò. La studentessa palermitana finì nel mirino degli investigatori per una scheda telefonica che la sorella aveva regalato al fidanzato due anni prima, quando questi aveva cominciato il servizio militare a Catania. Il numero di telefono, intestato a Federica, viene trovato nel tabulato telefonico del tassista il giorno prima della rapina. La sorella, Federica Andò, non somigliava affatto alla ragazza descritta dalla vittima della rapina, quindi risalirono alla sorella che invece corrispondeva alla descrizione. E sulla base di questi indizi la portarono in carcere. Quel numero però era sul tabulato del tassista solo perché il fidanzato della sorella lo aveva chiamato per chiedergli di portarlo dalla caserma alla stazione del pullman per Palermo. «Sono stata trattata come una delinquente, ho vissuto una situazione paurosa in un ambiente che ti fa sentire fuori dal tempo per una vicenda paradossale. Non capisco come si possa mandare in carcere un’incensurata innocente e soprattutto come mai un magistrato che commette un errore del genere non debba pagare per il suo sbaglio», raccontò Maria Andò.



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