MASSIMO BOSSETTI/ La difesa dopo la sentenza: “è un morto vivente”, il commento della famiglia Gambirasio

- Emanuela Longo

Massimo Bossetti, ultime news: dopo la sentenza lo stato d’animo del due volte condannato all’ergastolo, il racconto della sua difesa, la lettera e la reazione dei Gambirasio.

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Massimo Bossetti

Sta per chiudersi la prima settimana di Massimo Bossetti doppiamente condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio anche in Appello. Lo scorso lunedì infatti, dopo una interminabile giornata di attese, è arrivato il verdetto ufficiale: il muratore di Mapello anche per la Corte d’Assise d’Appello di Brescia è il solo responsabile del delitto della 13enne di Brembate e del suo occultamento. Lui però, dalla cella del carcere nel quale è detenuto, a Bergamo, continua ad urlare la sua innocenza. Dopo la nuova sentenza di condanna, come rivela Urban Post, Bossetti è ripiombato nella sua disperazione: è chiaramente affranto ed abbattuto per il risultato ottenuto al termine di una nuova battaglia che si è giocata in aula e che sperava di vincere o almeno pareggiare. Eppure in ballo non vi era un gioco ma la morte di una ragazzina, per tanti ancora avvolta nel mistero. Uno dei suoi difensori, l’avvocato Claudio Salvagni, dopo il verdetto si è recato in carcere a fargli visita, trovandolo “molto provato”. Al quotidiano Il Giorno, il penalista ha descritto il suo stato d’animo attuale, avanzando una descrizione piuttosto toccante del proprio assistito: “È un uomo devastato, finito, un morto vivente, che s’interroga disperatamente sul perché la sua supplica di una perizia sul Dna non è stata accolta”. Un dubbio che in tanti sostenitori della sua innocenza e non solo hanno avanzato in questi giorni. Di una cosa, però, Salvagni è certo: “Non l’ho mai visto così disperato”.

MASSIMO BOSSETTI, LE REAZIONI DOPO LA SENTENZA DI CONDANNA IN APPELLO

L’URLO DI INNOCENZA DEL CONDANNATO

I sentimenti di Massimo Bossetti dopo la sua seconda condanna all’ergastolo per un reato orrendo che – lui insiste – non avrebbe mai commesso, sono contrastanti. Come spiega il suo avvocato difensore, la disperazione sovrasta qualunque altro sentimento dell’uomo. A detta del legale, il maggior peso non sarebbe tanto da attribuire alla condanna severissima, ma in particolare a quella “percezione di non avere potuto difendersi”. Non riesce a darsi risposte in merito al diniego della Corte circa la richiesta della superperizia sul Dna, avanzata anche nei minuti precedenti alla riunione dei giudici in camera di consiglio. “Si chiede come potrà spiegare ai figli che il padre è stato condannato per la seconda volta”, ha aggiunto Salvagni, rivelando come ad ogni sua riflessione Bossetti sia colto da un pianto straziante. Ovviamente la sua difesa non intende mollare di fronte a quello che è stato definito come il più grave errore giudiziario della storia, e per questo è pronta a presentare ricorso in Cassazione, nella speranza che il terzo grado possa ridare finalmente sollievo al doppiamente condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio.

LA REAZIONE DELLA FAMIGLIA DI YARA

Lo stesso Bossetti, con una lettera, l’ennesima, ha voluto esprimere il suo immenso dolore dopo essere stato nuovamente condannato all’ergastolo. “Sono profondamente deluso, sconfortato, distrutto dal dolore, stanco nel farmi capire e non essere per niente capito né ascoltato”, ha scritto il muratore da dietro le sbarre. A farlo soffrire di più, scrive, è quella sofferenza che vede negli occhi delle persone che lo amano, a partire dalla moglie Marita Comi, e poi dalla madre Ester e da tutta la sua famiglia. “Sono stanco di soffrire e far soffrire, nel capire di essere ormai un peso per tutti quanti”, ha aggiunto. Inizia a vacillare sempre di più la sua fiducia finora riposta nella giustizia italiana, ma non smette di urlare pieni polmoni la sua “assoluta sincera verità di sempre”, ovvero la sua innocenza. Di contro, decisamente più sobrio e stringato il commento dei genitori di Yara Gambirasio, principale vittima di tutta questa vicenda. In questi anni i coniugi Gambirasio, Maura e Fulvio, hanno sempre preferito proseguire la loro vita nell’ombra, lontani dai riflettori dei media, ed anche in occasione del processo d’Appello a carico del muratore non hanno mai preso parte ad alcuna udienza, compresa quella finale con la lettura della sentenza di condanna. Un “Grazie”, inviato al cellulare del loro avvocato. “Abbiamo accolto la sentenza con la serenità di sempre”, hanno poi commentato come rivela il quotidiano Repubblica.

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