Charlie Gard è morto/ Ultime notizie, Sgreccia: non doveva diventare un caso giuridico

- Niccolò Magnani

Charlie Gard è morto, ultime notizie di oggi 29 luglio 2017: l’addio al piccolo bimbo inglese, la battaglia e le tappe della vicenda. L’addio dei genitori e il giudizio del Vaticano

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Il piccolo Charlie Gard (2016-2017) (LaPresse)

«Il nostro meraviglioso piccolo se n’è andato. Siamo fieri di te»: Charlie Gard è morto iei sera, poche ore dopo essere arrivato nell’hospice tanto avversato da quei genitori che hanno scritto quel breve e commovente post per dare annuncio al mondo della morte di un bimbo davvero meraviglioso. Una vicenda fatta da tappe dolorose e anche fortemente polemiche. Il mondo oggi si risveglia con un Charlie Gard in meno ma soprattutto con l’assoluto dolore di una famiglia che ha lottato e combattuto per affermare la vita prima di ogni altra questione o obiezione. Quel piccolo corpicino molto malato che ora se n’è andato in cielo, innocente e libero come nessuno di noi qui sulla Terra può dire o comprendere fino all’estrema profondità. Vincent Nichols, Arcivescovo di Westminister, assicura preghiera e vicinanza ai genitori di Charlie, ringraziando anche lo staff del Great Ormond Street Hospital. Dal Vaticano il giudizio è netto, «Dio non stacca la spina». Le polemiche però non sembrano cessare: c’è chi considera la morte di Charlie come frutto di un omicidio di Stato.

CHARLIE GARD: VITA, MORTE E DOLORE

SGRECCIA: NON DOVEVA DIVENTARA UN CASO GIURIDICO

Il Sir rilancia le dichiarazioni di Palma Sgreccia sul caso di Charlie Gard. “Non doveva diventare un caso giuridico, ma rimanere un bimbo fragile e prezioso da custodire, con il diritto di essere accompagnato alla morte, se ineluttabile, con il coinvolgimento dei suoi genitori che andavano sostenuti nella loro tragica vicenda”, ha detto la preside dell’Istituto Camillianum della Pontificia Università Lateranense e docente di filosofia morale e bioetica, secondo cui in questa drammatica vicenda sembra essere mancata “la dimensione profonda della relazione medico-paziente-famiglia”. Secondo Sgreccia, è utile sottolineare che se non è facile dall’esterno capire e valutare quando si delinei una situazione di accanimento terapeutico, “non può passare l’idea che la morte costituisca il miglior interesse del bambino, o che la vita dei disabili gravi non sia di qualità. Certamente vanno evitate le sperimentazioni selvagge e le illusioni, ma non va nemmeno negata la ragionevole speranza di cura”.

CONTINUANO LE POLEMICHE

Anche Theresa May ha voluto esprimere profonda tristezza per la morte di Charlie Gard. La Premier britannica ha anche detto che i suoi pensieri e le sue preghiere accompagnano i genitori del bambino, Chris e Connie, in un momento così difficile. In queste ore continuano a diffondersi, oltre che messaggi di solidarietà con i genitori di Charlie, anche nuove accuse al Gosh e alle autorità britanniche, ritenute da non poche persone, responsabili di un omicidio di Stato. Il fatto che i giudici abbiano negato la possibilità, alcune settimane fa, di poter sottoporre il bambino a una cura sperimentale negli Usa, come avrebbero voluto Chris e Connie, viene considerato come un atto che ha sancito la “condanna a morte” per Charlie. Sembra quindi che le polemiche su questa vicenda non siano destinate a cessare.

TARQUINIO: LA SUA VITA CONTINUA

“Il cammino e la lotta terrena di Charlie Gard sono finiti, la sua vita continua”. Lo scrive Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”, in un articolo dedicato alla morte del bambino inglese, la cui storia ha fatto il giro del mondo e di cui il quotidiano della Cei si è occupata. Tarquinio evidenzia come Charlie sia stato ucciso da un male incurabile e che “né la scienza né la legge hanno saputo e potuto e forse voluto aiutarlo. Eppure, ora, quella piccola e infinita vita di bimbo è tra le braccia del Padre che ci ama con ‘intramontabile amore’ di Madre. Ce l’ha insegnato Giovanni Paolo I, con un sorriso e una saggezza grandi. La mamma e il papà del piccolo che tutto il mondo ha imparato a sentire figlio ce lo testimoniano con dignità e sofferenza, sulla via di una fedeltà senza accanimento. Tutti noi, che ci diciamo cristiani e civili, non dovremmo dimenticarcene mai, neppure nel dolore e nello smarrimento”.

IL MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO DI WESTMINISTER

Oltre che il Vaticano, anche la Chiesa cattolica inglese, tramite l’Arcivescovo di Westminister, ha espresso profondo dolore dopo che è stata diffusa la notizia della morte del piccolo Charlie Gard. Vincent Nichols ha diffuso un comunicato in cui esprime le sue più sincere e profonde condoglianze a Chris e Connie, i genitori del bambino la cui vicenda è ormai nota ben al di là dei confini britannici. “Assicuro loro le mie preghiere e quelle della comunità cattolica. Preghiamo che il nostro Padre celeste, che certamente ha accolto l’anima del loro amato figlio in cielo, dia consolazione e forza a loro e a tutta la loro famiglia e ai loro amici”, ha scritto Nichols, che ha voluto anche esprimere apprezzamento a tutto lo staff del Great Ormond Street Hospital, la struttura che si è occupata di Charlie. “Avendo visitato l’ospedale di recente, conosco la professionalità eccezionale, offerta senza riserve, e la cura con cui viene accolto ogni giovane paziente e la sua famiglia in questo rimarchevole luogo. Anche loro stanno condividendo profondamente il dolore per la morte di Charlie Gard. Possa riposare in pace”, sono le parole del Cardinale che vengono rilanciate in italiano dal Sir.

VATICANO, “DIO NON STACCA LA SPINA”

Il piccolo Charlie se n’è andato, e la Chiesa con lui offre preghiera, vicinanza e affetto per la famiglia sostenuta in questi lunghi e difficili mesi di battaglie. A Tv2000 il presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, ha fatto sapere di essere con estrema «vicinanza umana e cristiana ai genitori, ai quali vorrei dire: ‘Carissimi non vi lasceremo mai privi del nostro affetto e della nostra preghiera”». Sentiamo il piccolo Charlie come nostro figlio, ha aggiunto poi ancora Bassetti, in più occasionI schierato apertamente per concedere una possibilità ad un bambino cosi piccolo eppure così significativo per la sua testimonianza di “lotta” per la vita contro la “cultura dello scarto” come più volte denunciato da Papa Benedetto XVI e Francesco. «Apprezzo il coraggio di mamma Connie e papà Chris, per la testimonianza che essi ci hanno dato, lottando con tutti i mezzi e le loro forze per assicurare le cure e la stessa vita al loro figlio. Questo vicenda ancora una volta ci insegna a non arrenderci mai e come ho detto altre volte a custodire, difendere, promuovere la vita della persona dalla nascita fino alla sua conclusione». A poche ore di distanza arriva anche il giudizio molto netto di monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita: «la notizia della morte del piccolo ha ribadito la grandezza dell’Amore di Dio che non stacca la spina, ci spinge promuovere  una cultura dell’accompagnamento e dire tre grandi no: quello all’eutanasia, all’abbandono e all’accanimento terapeutico a favore di “grandi si” come l’accompagnamento, il progresso della scienza e il si alla terapia del dolore».

LE TAPPE DI UNA BREVE MA COMBATTUTA ESISTENZA

Gli ultimi attimi sono stati certamente i più dolorosi: i genitori di Charlie Gard avevano chiesto di portare il bimbo a casa almeno per poter vivere con lui intimamente gli ultimi attimi di vita. Il tutto dopo aver visto la sconfitta legale e giuridica, ma soprattutto “medica” con quella dannata deplezione da Dna mitocondriale che dopo alcuni mesi ha consumato praticamente tutte le riserve muscolari del piccolo Charlie. Ma come si è arrivati fino a quella morte nell’hospice “segreto” di Londra? Dopo la nascita il 4 agosto 2016, alla malattia mitoconriale si è aggiunta, più o meno attorno a marzo, una encefalopatia che ha modificato il funzionamento del cervello. Attaccato al respiratore per aiutarlo a vivere, Charlie intraprende tramite i suoi genitori una battaglia letterale per la vita. Scoprono che una ricerca del 2014 della Columbia University di New York ha fatto esperimenti riusciti su topi affetto da malattie mitocondriali. I genitori contattano una clinica americana: la terapia altamente sperimentale viene inizialmente appoggiata dall’ospedale in cui è ricoverato, il GOSH, ma con l’encefalite aggiunta i medici si tirano indietro e bloccano il viaggio “della speranza” verso gli Stati Uniti, dopo che i genitori di Charlie hanno indetto una raccolta fondi da record (1,3 milioni di sterline in poche settimane). A quel punto scatta la battaglia giuridica: i medici vogliono staccare la spina al bimbo, i genitori so ribellano: tre corti inglesi consecutive danno ragione al GOSH, e infine anche la Corte CEDU (Corte per la difesa dei diritti dell’uomo, sotto il Consiglio Europeo) decreta la “morte dignitosa” del piccolo bimbetto, di fatto in maniera “pilatesca” dicendo di non avere autorità in materia per temi del genere, rimandando così alla corte inglese. A quel punto scatta la “rivolta” mondiale con l’ospedale Bambino Gesù che si propone per cercare di istituire un protocollo internazionale con specialisti per trovare una cura sperimentale per Charlie Gard: fanno seguito le parole di Papa Francesco, Donald Trump e di larga parte della Chiesa mondiale. Il caso viene riaperto, con la Corte Inglese che decide di convocare un pool di medici per verificare se ci sono tempi e spazi per poter intervenire con il protocollo lanciato dall’ospedale del Vaticano e dal dottor. Hirano. Ma ormai è passato troppo tempo, e i genitori decidono con dolore, e attaccando il GOSH, di ritirare la richiesta di trasferimento negli Usa.

LA LETTERA DELLA COMUNITÀ-FAMIGLIE GIOVANNI XXIII

Con una lettera, come già aveva fatto all’inizio di questa lunga e triste vicenda del piccolo Charlie, il presidente dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII ha voluto mandare un messaggio a Charlie e alla sua famiglia (scritto prima della morte del piccolo). Da un padre e da un fondatore di una comunità per malati inguaribili un messaggio accorato per quelle che sono purtroppo le ultime ore di vita del piccolo bimbo inglese: «Grazie Charlie! La tua vita è preziosa e non ha meno valore della mia. Il tuo nome, come il mio, è scritto nel palmo della mano di Dio e anche tu resti un prodigio della creazione. Non sei un errore genetico, non sei un imperdonabile insuccesso scientifico. Resti un bimbo piccolo piccolo che dalla vita ha avuto tutto quanto fosse desiderabile: lo sguardo commosso della mamma, l’abbraccio forte e rassicurante del babbo e dosi smisurate di amore universale», scrive ad Avvenire con una lettera Luca Russo, prima di sottolineare cosa potrebbe essere “mancato” nel grande amore visto e profuso per quella piccola anima. «Abbiamo preteso di guarirti, non ci è bastato amarti. Abbiamo innalzato il vessillo delle nostre ricerche quando tu ti saresti accontentato di ascoltare le canzoncine di tutti i bambini e le filastrocche incantevoli che avremmo potuto canticchiare. Perdonaci, Charlie se non abbiamo saputo capire i desideri del tuo piccolo cuore, che certo avrebbe meritato cure adeguate, fossero state anche sperimentali applicate al tempo giusto», scrive ancora Russo, con amarezza, per una vita che ha dato tutto e che tutti purtroppo non hanno “amato fino in fondo”.

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