GIANFRANCO FINI E I TULLIANI A PROCESSO?/ Riciclaggio, chiesto rinvio a giudizio: il declino dell’ex AN

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex parlamentare Gianfranco Fini e sua moglie Elisabetta Tulliani (oltre che per alcuni suoi familiari) per il reato di riciclaggio

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Gianfranco Fini, in uno scatto (Wikipedia)

Per Gianfranco Fini da diversi anni i guai sembrano davvero non voler finire. L’ex leader di AN all’inizio degli anni Duemila era uno dei leader incontrastati del centrodestra, tanto da essere presidente della Camera durante il Governo Berlusconi. Ma proprio i contrasti con il Cavaliere, secondo molti analisti politici, sono stati alla base del declino di Fini, che dopo il confluire di AN nel Popolo della Libertà non è riuscito a costituire un nuovo soggetto politico indipendente di centrodestra. E i pessimi rapporti con Berlusconi hanno visto conseguentemente moltiplicarsi gli attacchi sulla stampa, in particolare sui giornali di area di centro-destra. Attacchi che hanno portato alla luce gli scandali finanziari che stanno coinvolgendo Fini e la sua compagna Elisabetta Tulliani, che ora devono fronteggiare la richiesta di rinvio a giudizio. (agg. di Fabio Belli)

I REATI CONTESTATI

La Procura di Roma ritiene che Gianfranco Fini fosse a conoscenza della provenienza dei soldi transitati sui conti correnti dei suoi familiari. Per questo è stato chiesto il rinvio a giudizio per riciclaggio trasnazionale, la stessa accusa che viene contestata alla compagna Elisabetta Tulliani, al suocero Sergio e al cognato Giancarlo, ancora latitante a Dubai. Con il “re delle slot” Francesco Corallo, il quale è accusato di non aver pagato 85 milioni di euro di tributi erariali allo Stato italiano, avrebbero stretto una intesa. L’attività è stata spiegata da Il Tempo. L’associazione a delinquere, per il procuratore aggiunto Michele Prestipino e il sostituto procuratore Barbara Sargenti, avrebbe trasferito circa 150 milioni dai conti correnti dell’Atlantis-B Plus Giocolegale verso conti correnti inglesi di altre società del gruppo Corallo e verso conti correnti di società offshore a lui riconducibili. Poi li avrebbe reinvestiti acquistando immobili e casinò nelle Antille olandesi. Ingenti somme di denaro sarebbero poi confluite verso la famiglia Tulliani: una società offshore era stata utilizzata per far comprare a Giancarlo a 300mila euro il famoso appartamento di Montecarlo, donato poi ad Alleanza Nazionale.

Poi c’è l’accusa di autoriciclaggio, perché l’immobile è stato rivenduto a 1 milione e 360mila euro, somma che è transitata sul conto corrente francese di Giancarlo Tulliani e poi è stata trasferita in parte al conto di Dubai e poi a quello italiano Mps. Metà della somma è stata poi rigirata alla sorella in due tranche. A tal proposito Fini spiegò ai pm di aver saputo solo recentemente dalla compagna che c’era anche lei tra i proprietari occulti della casa di Montecarlo. Poi c’è il bonifico da 2,4 milioni di euro arrivato dalla società di Corallo al conto corrente di Sergio Tulliani, che lo ha girato in parte alla figlia Elisabetta e in parte al figlio Giancarlo. (agg. di Silvana Palazzo)

GIANFRANCO FINI, “SONO INNOCENTE”

La richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Roma non sorprende Gianfranco Fini, che rischia un processo per riciclaggio. «La richiesta degli inquirenti era prevedibile, ribadisco la mia innocenza e confermo piena fiducia nell’operato della magistratura», ha scritto l’ex presidente della Camera in una nota. Oltre all’ex leader di An, il pm di Roma Barbara Sargenti ha chiesto il processo anche per la sua compagna, Elisabetta Tulliani, per il padre e il fratello di quest’ultima, Sergio e Giancarlo, e per il “Re delle slot” Francesco Corallo. L’inchiesta della dda capitolina coinvolge anche l’ex parlamentare Amedeo Labocetta e altre quattro persone. Il coinvolgimento di Gianfranco Fini è legato al suo rapporto con Corallo: secondo la procura sarebbe alla base del patrimonio dei Tulliani. Questi ultimi, come riportato dall’Ansa, avrebbero ricevuto sui propri conti correnti ingenti somme di denaro riconducibili proprio a Corallo e destinati alle operazioni economico-finanziarie dell’imprenditore in Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia. (agg. di Silvana Palazzo)

PROCURA DI ROMA CHIEDE RINVIO A GIUDIZIO

Gianfranco Fini e i Tulliani a processo. Come una bomba, nelle ultime ore è arrivata la notizia che la Procura di Roma ha deciso di rinviare a giudizio il 66enne ex parlamentare e la sua consorte, Elisabetta Tulliani (oltre che al padre Sergio e al fratello di quest’ultima, Giancarlo) ipotizzando il reato di riciclaggio legato alla oramai nota vicenda della compravendita di una casa a Montecarlo e che vede coinvolto anche Francesco Corallo, il cosiddetto “re delle slot machines” arrestato in passato per aver sottratto denaro al fisco italiano. Fini e la consorte sarebbero infatti coinvolti in una serie di operazioni finanziarie poco chiare che risalgono al 2008. In particolare, l’immobile di Boulevard Princesse Charlotte nel Principato, ricevuto dall’ex leader di Alleanza Nazionale come donazione ereditaria dalla contessa Annamaria Colleoni), era stato poi rivenduto a una società off-shore, la Printemps, che, tuttavia, era riconducibile a Giancarlo Tulliani, peraltro a sua volta già inquilino della stessa casa: il cognato di Fini avrebbe inoltre acquistato l’immobile con i soldi dello stesso Corallo, grazie alla creazione di un’altra società offshore ad hoc, la Timara. Secondo i giudici, a fronte di una spesa di circa 330mila euro, la vendita della casa fruttò così ai diretti interessati più del quadruplo, ovvero un milione e 360mila euro.

I REATI CONTESTATI DAI PM ROMANI

All’epoca dei fatti, va ricordato che Gianfranco Fini parlò della vicenda dicendosi estraneo ai fatti, dato che la compravendita sarebbe stata effettuata senza che lui ne fosse a conoscenza e quello che è stato a suo tempo uno storico alleato di Silvio Berlusconi ebbe anche a dire di essere stato “un co***ne, ma non certo un corrotto”. La pensano diversamente i pm romani che hanno chiesto che fossero mandati a processo lui e i Tulliani, oltre ad un altro ex parlamentare di AN (Amedeo Laboccetta) e lo stesso Corall, per un totale di dieci persone: per alcuni di loro, si configurerebbe il reato di associazione a delinquere. Stando a quanto si apprende, inoltre, la Procura della Capitale pare essere convinta che Fini e la consorte abbiamo messo a disposizione i conti corrrenti delle suddette società off-shore per “ricevere ingenti somme di denaro” da un altro conto corrente che porterebbe dritto dritto al “re delle slot machines”. Non solo: a carico di Fini ci sarebbero delle accuse di riciclaggio relative ad altre vicende, oltre all’impiego di soldi illeciti per l’acquisto del famoso appartamento di Montecarlo.

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