STEFANO CUCCHI, CARABINIERE ACCUSA DI PESTAGGIO 2 COLLEGHI/ Ilaria a Salvini: “Io al Viminale? Chieda scusa”

Stefano Cucchi, carabiniere accusa di pestaggio 2 colleghi. La paura dietro al silenzio durato 9 anni del carabinieri Francesco Tedesco, che ieri ha finalmente confessato

11.10.2018 - Silvana Palazzo
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Caso Cucchi, processo bis

Nuovo e importante colpo di scena nel caso Stefano Cucchi, con l’ammissione di un carabiniere che ha accusato di pestaggio due colleghi. Ieri c’è stato uno scontro a distanza tra la sorella Ilaria e il ministro dell’Interno Matteo Salvini, con il capo del Viminale che ha invitato la famiglia della vittima al Viminale. Ilaria ha precisato: “Al Viminale solo quando mi chiederà scusa, prima non credo proprio che accadrà”. E sono numerose le reazioni dal mondo della politica: “Quanto accaduto a Stefano Cucchi era inaccettabile allora e lo è ancor di più oggi, che sono emersi nuovi elementi scioccanti. Mi auguro che la giustizia faccia al più presto il suo corso e definisca le singole responsabilità. Chi si è macchiato di questo reato pagherà, ve lo assicuro. Lo voglio io, lo vuole questo governo e lo vuole tutta l’Arma dei Carabinieri, che merita rispetto. Ho la massima fiducia verso il Comando Generale e sono vicino alla famiglia di Stefano, ai suoi amici e ai suoi cari. Abbraccio tutti con grande affetto”, il ministro della difesa Elisabetta Trenta. Segnaliamo anche il tweet di Matteo Renzi: “Sulla tragedia #Cucchi chi ha sbagliato deve pagare davvero, senza sconti, fino in fondo. Ma quei politici (e sono tanti!) che hanno pronunciato parole indegne oggi dovrebbero come minimo vergognarsi”. (Aggiornamento di Massimo Balsamo) QUI TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SUL CASO DI STEFANO CUCCHI

LA PAURA DIETRO IL SILENZIO DURATO 9 ANNI

Non parla fuori dall’aula il carabinieri Francesco Tedesco, colui che ieri ha ammesso in aula dopo nove anni di silenzio, il pestaggio di Stefano Cucchi. Il suo avvocato, Eugenio Pini, descrive la testimonianza come «un senso di liberazione dopo un lunghissimo silenzio forzato», quindi, sulla domanda relativa a questo lunghissimo periodo in cui Tedesco ha taciuto, il legale replica: «per giudicare bisogna trovarsi prima nelle situazioni: di eroi da tastiera è pieno il mondo». Tedesco aveva paura per la propria carriera, e aveva paura di subire ritorsioni se avesse confessato quanto accaduto al povero Cucchi. Si sentiva isolato, come sottolinea Il Secolo XIX, presso il comando stazione dei carabinieri Roma Appia, a cui capo vi era “l’ambizioso” maresciallo Roberto Mandolini. Ed è proprio quest’ultimo a sconvolgere il carabiniere Tedesco, visto che, dopo essere stato informato del pestaggio, non aveva adottato «alcun provvedimento disciplinare». «Avevo capito che non potevo dire la verità», verità che sta finalmente emergendo in queste ore, anche se con 9 anni di ritardo… (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LE PAROLE DI DE MAGISTRIS

Si moltiplicano i commenti degli esponenti della politica relativamente alla svolta sul caso Cucchi, con il carabiniere Francesco Tedesco che ha confessato il pestaggio ai danni del giovane romano dopo il suo arresto. Anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha chiesto un’ammissione di colpa da parte di esponenti del centrodestra com Matteo Salvini e Giorgia Meloni che ebbero parole molto dure nei confronti della vicenda e della famiglia Cucchi. Ha dichiarato De Magistris: “Ci sono voluti 9 lunghissimi anni, ma finalmente la verità sulla morte di Stefano Cucchi sta emergendo al di là dei depistaggi di Stato e delle falsità: per noi, quel corpo martoriato ha parlato fin da subito. La speranza è che ora sia fatta giustizia: per Stefano, Ilaria e tutta la famiglia Cucchi.” Una nota emessa dalla segreteria del movimento Dema ha aggiunto: “E’ giunto il momento che rappresentanti dello Stato in primis chiedano scusa e accettino la verità per quanto tremenda essa sia. Noi non dimentichiamo che Giorgia Meloni è arrivata a sostenere che andava abolito il reato di tortura perché impedisce agli agenti di fare il loro lavoro. L’attuale ministro Salvini ha dichiarato pubblicamente che Ilaria gli ‘faceva schifo’. La destra italiana si è macchiata di un’indegna difesa a spada tratta di chi ha ucciso un ragazzo a sangue freddo.” (agg. di Fabio Belli)

IL COMMENTO DI ALESSANDRO BORGHI

Anche Alessandro Borghi, che ha interpretato Stefano Cucchi nel film “Sulla mia pelle”, ha commentato la notizia dell’ammissione da parte del carabiniere Francesco Tedesco del pestaggio. L’attore ha usato una frase dialettale romana su Twitter: «La giustizia è lenta ma ariva pe tutti». Sui social si è espressa anche la sindaca di Roma Virginia Raggi: «Legalità e verità devono procedere di pari passo. Esprimo la mia vicinanza alla famiglia #Cucchi che, nonostante le difficoltà, ha continuato a nutrire fiducia nelle istituzioni e nella magistratura». Ma a far discutere è l’ex senatore Carlo Giovanardi, che non ha alcuna intenzione di chiedere scusa alla famiglia Cucchi per aver sostenuto per anni che Stefano fosse deceduto perché tossicodipendente. «Di cosa devo chiedere scusa? Non mi vergogno di nulla, le perizie hanno sempre escluso morte per percosse, prendetevela con loro. Tutte le perizie dicono che la prima causa di morte di Cucchi è stata la droga e sicuramente la droga è stata una concausa del suo destino. Prima di condannare i carabinieri facciamo finire i processi, poi eventualmente paghino», ha dichiarato a Radio24 durante la trasmissione “La zanzara”. (agg. di Silvana Palazzo)

TEDESCO: “MI DISSERO CHE AVREI DOVUTO FARMI I C… MIEI”

Dopo nove anni arrivano le prime parole di un testimone oculare su quello che subì Stefano Cucchi poche ore dopo il suo fermo. A parlare è Francesco Tedesco, uno dei tre militari imputati al processo che lo scorso luglio ha accusato i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro. Sul pestaggio cadde un muro di silenzio di fronte al quale lo stesso Tedesco era impaurito. Il militare aveva informato l’allora comandante della stazione Appia, Roberto Mandolini, ma non arrivò nessuna risposta neppure quando gli scrisse ciò che aveva visto. «Stampai due copie del file dell’annotazione redigendo due originali», che nonostante fossero protocollate non sono state più ritrovate nell’archivio, né sembrano mai arrivate all’autorità giudiziaria. «D’Alessandro e Di Bernardo mi dissero che avrei dovuto farmi i c… miei», ha spiegato Tedesco al pm che ha presentato una denuncia contro ignoti per la sparizione della notazione di servizio. Mandolini prima dell’interrogatorio gli consiglio di dire «che non è successo niente». Dopo nove anni di silenzio Tedesco ha deciso di parlare. Al termine dell’interrogatorio, come riportato dal Messaggero, disse: «All’inizio avevo molta paura per la mia carriera, poi mi sono reso conto che il muro si stava sgretolando e diversi colleghi hanno iniziato a dire la verità». Tra questi c’è il collega Riccardo Casamassina, che con la sua testimonianza fece riaprire l’inchiesta e che oggi dice a Tedesco: «Bravo, ti sei ripreso la tua dignità». (agg. di Silvana Palazzo)

“DAL PROCESSO EMERGE VERITÀ TERRIBILE”

Sul caso Cucchi è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini. «Sorella e parenti sono i benvenuti al Viminale – ha dichiarato il vicepremier -. Eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa devono essere puniti con la massima severità, ma questo non può mettere in discussione la professionalità e l’eroismo quotidiano di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi delle forze dell’ordine». Nel frattempo ai microfoni de La Vita in Diretta la sorella di Stefano Cucchi ha commentato il colpo di scena nell’udienza di oggi: «Finalmente la verità è entrata in un’aula di giustizia. È una sensazione terribile vedere scritto nero su bianco quello che ha subito mio fratello, ma in questo processo stanno emergendo realtà terribili e inaccettabili, lo dico da cittadina. Lo è ad esempio il fatto che gli imputati si siano nascosti dietro la divisa». Ilaria Cucchi si è poi scagliata contro il carabiniere Mandolini, che figura tra gli imputati ma per falso: «La famiglia si è fatta carico di una battaglia legale costosissima dal punto di vista emotivo ed economico, nel frattempo c’era gente che sapeva tutto e non ci ha aiutati. Mandolini mi fa causa e vuole da me 50mila euro». Ilaria Cucchi ha poi spiegato che importanza ha questa svolta: «La verità è qualcosa di indispensabile per andare avanti ed elaborare il lutto. Bisogna restituire dignità e valore ad una vita che non c’è più. Per la prima volta dopo tanto tempo riesco a non sentirmi in colpa nei confronti di mio fratello. La giustizia può esistere per tutti, anche per gli ultimi, anche per Stefano Cucchi». (agg. di Silvana Palazzo)

LA SORELLA ILARIA: “ORA LO STATO CI CHIEDA SCUSA”

Dopo il colpo di scena oggi alla nuova udienza, in cui Francesco Tedesco ha indicato i colleghi come autori del pestaggio ai danni di Stefano Cucchi, è intervenuto il presidente della Camera. «Oggi più che mai emerge l’esigenza non più rinviabile di fare luce sulla morte di Stefano Cucchi. Una morte che non può avvenire in un Paese civile», ha scritto su Twitter. Su Facebook è invece intervenuta la sorella di Stefano Cucchi: «Ci chieda scusa chi ci ha offesi in tutti questi anni. Ci chieda scusa chi in tutti questi anni ha affermato che Stefano è morto di suo, che era caduto. Ci chieda scusa chi ci ha denunciato. Sto leggendo con le lacrime agli occhi quello che hanno fatto a mio fratello. Non so dire altro. Chi ha fatto carriera politica offendendoci si deve vergognare. Lo Stato deve chiederci scusa. Deve chiedere scusa alla famiglia Cucchi». Ilaria ha aggiunto una frase che è diventata virale sui social e nei dibattiti odierni: «Il muro è stato abbattuto». (agg. di Silvana Palazzo)

“CALCI IN FACCIA E SCHIAFFI, GLI DISSI DI FERMARSI”

Sono dettagli a dir poco inquietanti quelli che emergono dal racconto di Francesco Tedesco, il carabiniere che a distanza di 9 anni dalla morte di Stefano Cucchi ha chiamato in causa i suoi colleghi Di Bernardo e D’Alessandro (anche loro imputati di omicidio preterintenzionale), per il pestaggio del 30enne deceduto al Pertini il 22 ottobre del 2009. Come riportato dall’Huffington Post, Tedesco ha raccontato la sua versione dei fatti:”Fu un’azione combinata, Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore. Spinsi Di Bernardo ma D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra”. Nel verbale di interrogatorio di Tedesco del 9 luglio 2018 si legge che Tedesco avrebbe detto ai colleghi:”Gli dissi ‘basta, che c…fate, non vi permettete” mentre uno “colpiva Cucchi con uno schiaffo violento in volto” e l’altro “gli dava un forte calcio con la punta del piede”. (agg. di Dario D’Angelo)

ILARIA CUCCHI, “MURO ABBATTUTO”

Un colpo di scena inatteso quello verificatosi all’inizio dell’udienza del processo per la morte di Stefano Cucchi, il ragazzo morto all’ospedale Pertini il 22 ottobre 2009 dopo il suo arresto. Come riportato dall’Huffington Post, il pm Musarò ha dichiarato:”Il 20 giugno 2018 Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio. In sintesi ha ricostruito i fatti di quella notte e chiamato in causa gli altri imputati: Mandolini, da lui informato; D’Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio; Nicolardi quando si è recato in Corte d’Assise, già sapeva tutto”. Musarò ha spiegato che i successivi riscontri hanno portato a verificare che “è stata redatta una notazione di servizio che è stata sottratta e il comandante di stazione dell’epoca non ha saputo spiegare la mancanza”. A commentare questa svolta nel processo sulla morte di Stefano Cucchi è stata la sorella Ilaria con un post su Facebook:”Processo Cucchi. Udienza odierna ore 11.21. Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi”. (agg. di Dario D’Angelo)

PROCESSO CUCCHI, LE AMMISSIONI DI FRANCESCO TEDESCO

L’udienza del processo che vede cinque carabinieri imputati per la vicenda della morte di Stefano Cucchi è cominciata oggi con un colpo di scena. L’ha rivelato il pm Giovanni Musarò: uno dei carabinieri imputati ha ammesso il pestaggio del 30enne, morto all’ospedale Pertini il 22 ottobre 2009 dopo il suo arresto, accusando altri due colleghi. Come riportato dal Corriere della Sera, si tratta di Francesco Tedesco, il quale in una denuncia ha ricostruito i fatti di quella notte e ha «chiamato in causa» due dei militari che sono imputati per il pestaggio. Il pm Musarò ha annunciato che è quanto emerso dunque un’attività integrativa di indagine. Si tratta della prima ammissione di responsabilità al processo bis per la morte di Cucchi. I colleghi chiamati in causa per quanto accaduto dopo l’arresto di Cucchi sono Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, a processo per omicidio preterintenzionale. Secondo il quotidiano, in aula i genitori di Stefano Cucchi hanno ascoltato la rivelazione con un’espressione composta. Ma come se non bastasse, dagli archivi dell’Arma è sparita la prima relazione, quella che attestava il pestaggio subito dal giovane, arrestato per spaccio di droga e morto in ospedale una settimana dopo.

“STEFANO CUCCHI PESTATO PERCHÉ NON COLLABORAVA”

Nel nuovo processo per Stefano Cucchi sono finiti a giudizio, per omicidio preterintenzionale, i tre carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco che quella notte lo avrebbero sottoposto ad un violento pestaggio. Il motivo? Il 30enne romano si sarebbe rifiutato di collaborare sia alle perquisizioni che al fotosegnalamento. Per questo, secondo quanto scrive il pm Giovanni Musarò, il giovane fu colpito «con schiaffi, pugni e calci, fra l’altro provocandone una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale». A processo però sono finiti, per decisione della gup Cinzia Parasporo, anche i colleghi Vincenzo Nicolardi e Roberto Mandolini, accusati – come pure lo stesso Francesco Tedesco – di aver testimoniato il falso durante il primo processo calunniando gli agenti della polizia penitenziara nonostante fossero innocenti e di aver mentito sulle circostanze del fotosegnalamento. In particolare, Mandolini aveva tentato di accreditare l’idea che il ragazzo non fosse stato sottoposto a fotosegnalamento su sua richiesta, mentre la procedura fu elusa perché ritenuta rischiosa: come afferma il pm, le foto avrebbero testimoniato i segni delle percosse subite da Cucchi.

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