Bruciò viva la moglie: Nicola Amadu, confermata condanna a 30 anni/ Sassari, Appello: riconosciute aggravanti

- Emanuela Longo

Bruciò viva la moglie: confermati anche in Appello 30 anni di carcere a Nicola Amadu per l’omicidio della 66enne Anna Doppiu: non accettava la fine del matrimonio.

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La massacrò di botte, poi la bruciò viva: fu questa la brutale fine riservata alla moglie 66enne Anna Doppiu da parte di Nicola Amadu, panettiere di 69 anni. I terribili fatti avvennero a Sassari il 9 novembre di due anni fa e costarono all’uomo una condanna a 30 anni di reclusione al termine del processo di primo grado. Oggi, è arrivata anche la sentenza di secondo grado durante la quale la sezione staccata di Sassari della Corte d’appello di Cagliari ha confermato i 30 anni di reclusione a carico di Amadu per il cruento omicidio della moglie. A darne notizia è il portale locale CagliariPad.it che spiega come il collegio presieduto dalla giudice Plinia Azzena abbia accolta la richiesta di condanna avanzata dalla procuratrice generale Roberta Pischedda e con la quale si andava a ribadire il verdetto pronunciato nel precedente procedimento. Confermate in Appello anche tutte le aggravanti già riconosciute nel primo grado, ovvero l’aver commesso il fatto “contro il coniuge vittima di maltrattamenti in famiglia”, “con premeditazione”, “con l’uso di un mezzo insidioso” e per “aver agito con crudeltà”.

OMICIDIO SASSARI: CONFERMATI 30 ANNI A NICOLA AMADU

Parlando della moglie massacrata di botte e bruciata viva, il 69enne Nicola Amadu diceva: “Rinunciare a mia moglie, per me, non era pensabile. Io vivevo per lei e non potevo accettare la sua decisione di separarsi. Meglio morta”. Un desiderio che, purtroppo, alla fine si è realizzato per mano dello stesso uomo che oggi si è visto riconfermare la condanna a 30 anni di reclusione. Quelle parole, Amadu le pronunciò appena pochi minuti dal compimento del fatto choc che mutò per sempre la vita della sua famiglia e dei figli della coppia. A nulla servì il suo tentativo di giustificare l’uxoricidio avvenuto la sera del 9 novembre 2016, poco dopo le 21.00. Tra i due coniugi esplose un violento litigio dopo che lei gli rivelò di essere stata dall’avvocato. Fu presa a pugni e calci, poi la cosparse di benzina, svuotandole addosso una tanica di 5 litri, infine le diede fuoco e telefonò alla figlia. “Vieni a vedere tua madre che brucia”, le disse, secondo la versione choc di alcuni parenti. Il suo legale al quale si era rivolta, le aveva consigliato proprio quel pomeriggio di denunciare l’ex, ma lei non aveva voluto dargli ascolto.



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