Maria Scarfò/ Omicidio, l’indagine di Giovanna Petrocca sulla donna violentata e uccisa sulla A1 (Commissari)

- Emanuela Longo

Il caso di Maria Scarfò e l’indagine condotta da Giovanna Petrocca che dopo 7 anni riuscì ad incastrare il killer della 36enne violentata e uccisa, grazie al Dna

Commissari
Commissari, Rai3

A quasi 18 anni dal suo delitto, si riaccendono i riflettori sul caso di Maria Scarfò, la donna uccisa il 29 dicembre del 2000 lungo l’autostrada Napoli-Roma. L’occasione è rappresentata dalla nuova puntata di Commissari – Sulle tracce del male, il programma in onda nella terza serata di oggi, sabato 8 dicembre, su Raitre, a partire dalle 23.55. Maria aveva 36 anni ed era una donna bella e piena di vita. Gestiva un bar nel quartiere Quadraro, a Roma insieme al fratello. Nulla nella sua vita era segnato da sfumature e sospetti: trascorreva gran parte delle sue giornate nel locale. La sera del 29 dicembre 2000, Maria lasciò il bar e salì sulla sua auto. Secondo alcuni testimoni dell’epoca, alla guida della Golf vi era un uomo e la donna apparve particolarmente tesa. Al marito giunse una telefonata nella quale Maria lo metteva al corrente che avrebbe fatto tardi. La donna, tuttavia, non fece più ritorno a casa. Il suo corpo fu ritrovato massacrato in un’area di sosta dell’autostrada A1. Il suo killer l’aveva prima violentata sessualmente, poi colpita alla testa con 40 colpi inferti con un corpo contundente. Dopo averla lasciata senza vita, le aveva portato via la borsetta e il cellulare e con la medesima auto – poi trovata bruciata la mattina seguente poco distante dall’abitazione della vittima – aveva fatto ritorno in città.

CASO MARIA SCARFÒ: L’INDAGINE DI GIOVANNA PETROCCA

A portare avanti con non poche difficoltà le indagini sull’omicidio di Maria Scarfò fu Giovanna Petrocca vice dirigente della squadra mobile. Il suo impegno e la sua ricerca della verità, dopo sette lunghi anni di indagine finalmente la premiarono con l’attesa svolta. Il giallo legato al delitto della donna 36enne, rinvenuta cadavere sull’autostrada A1 fu risolto solo grazie alla determinazione del Commissario Petrocca il quale, attraverso le ricerche fino a quel punto eseguite, riuscì a portare all’individuazione dell’assassino di Maria Scarfò attraverso un accertamento del Dna nell’ambito delle indagini condotte sulle aggressioni alle ragazze, in quel periodo molto diffuse. Dalle indagini emerse un importante collegamento tra l’omicidio di Maria Scarfò e il sequestro di quattro studentesse avvenuto a Roma nel 2007. Ad uccidere la donna sarebbe stato proprio lo stesso uomo che in modalità molto simili a quanto accaduto sette anni prima, sotto minaccia di una pistola obbligò le quattro ragazze a recarsi con la propria auto in provincia di Caserta, dove tentò di abusare di una di loro. Si tratta del pregiudicato Sabatino D’Alfonso, incastrato dalle tracce genetiche presenti sulla scena del delitto di Maria. Nel dettaglio, il suo Dna fu trovato su un assorbente che la vittima indossava quando venne brutalmente assassinata. Il confronto con il Dna dell’uomo confermò la sua presenza nonché la serialità dei crimini commessi da Sabatino D’Alfonso, il quale, già nel 1991 era stato arrestato con altri tre complici con l’accusa di violenza sessuale e successivamente, nel ’99, fu nuovamente arrestato per aver rapinato e violentato un’altra ragazza in provincia di Latina.

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