Roberto Spada, Ostia “mi scuso per testata, quello non sono io”/ Ai giornalisti: “non ho nemici, solo amici”

Ostia, Roberto Spada in aula: “La testata? Chiedo scusa ai giornalisti, me ne vergogno”. Mea culpa da parte del mafioso romano, ascoltato nel processo che lo vede imputato

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Ostia, Roberto Spada condannato a 6 anni

Chiudendo la sua deposizione al processo per la testata al giornalista Daniele Piervincenzi, Roberto Spada ha anche aggiunto «io non ho nemici, ma solo amici» a dimostrazione della sua “posizione” tenuta al processo di Ostia. Per Spada «quello che vedete nel video non sono io, non so cosa mi sia successo»: un “dietrofront” mica male a sei mesi dall’aggressione senza senso ad un giornalista che stava cercando di indagare sui presunti legami con il mondo del neofascismo tra i “clan” e le “famiglie” di Ostia. Esattamente come diceva a Piervincenzi, prima della testata, Roberto Spada in aula alle domande del pm Giovanni Musarò ha risposta con “serenità”: «non sono di CasaPound, io non faccio politica. Se tu ti chiami Bianchi o Rossi e aiuti la gente per me va bene, non guardo colore politico». Ancora in silenzio il giornalista aggredito, la trasmissione Nemo e l’altra giornalista di Repubblica, Federica Angeli, che fu la prima a denunciare l’operato sospetto dell’intera famiglia Spada in quel di ostia: a volte non commentare è molto meglio di mille, inutili, parole. (agg. di Niccolò Magnani)

“IN QUEI GIORNI ERO NERVOSO”

Roberto Spada è stato sentito in aula nell’ambito del processo che lo vede imputato di violenza privata e lesioni personali, aggravate dal metodo mafioso, per l’aggressione al giornalista delal Rai Daniele Piervincenzi e del suo operatore Edoardo Anselmi. In collegamento dal carcere di Tolmezzo, dove è detenuto, Spada ha ricostruito cosa è successo all’interno e all’esterno della palestra che gestisce nella zona di Nuova Ostia. Nel corso dell’esame però si è spesso contraddetto rispetto a quanto dichiarato nel corso dell’interrogatorio di convalida dopo l’arresto del novembre scorso. «In quei giorni ero nervoso perché avevo la fila di giornalisti che mi volevano intervistare, volevano che parlassi di politica e di CasaPound ma io non faccio politica. Se tu ti chiami Bianchi o Rossi e aiuti la gente per me va bene, non guardo colore politico», ha spiegato Spada. Non ha però ricordato chi era al suo fianco durante l’aggressione. Non ha dunque fatto il nome di Ruben Alvezo Del Puerto, anche lui arrestato: gli avrebbe dato manforte nell’aggressione.(agg. di Silvana Palazzo)

OSTIA, ROBERTO SPADA IN AULA

Fa marcia indietro Roberto Spada. Da sei mesi rinchiuso presso il carcere di Tolmezzo, il detenuto ha fatto mea culpa per via di quanto accaduto lo scorso 7 novembre a Ostia, l’aggressione al giornalista della Rai, Daniele Piervincenzi, e del suo operatore Edoardo Anselmi. «Mi vergogno di quello che è successo – le parole del boss mafioso, o presunto tale, riportate dall’edizione online de Il Fatto Quotidiano chiedo scusa a tutti i giornalisti, ma di quei momenti non ricordo più nulla, ho visto tutto nero». Spada è stato ascoltato nell’ambito del processo che lo vede imputato con l’accusa di violenza privata e lesioni personali aggravate dal metodo mafioso, assieme a Ruben Alvez del Puerto, suo “bodyguard”.

“ERAVAMO DIVENTATI QUASI AMICI”

«Non mi sono riconosciuto – ha ribadito Spada – non c’è giustificazione a quello che ho fatto, il giornalista avrebbe potuto dirmi di tutto ma io non avrei dovuto reagire in quel modo». L’imputato ricorda quindi il momento della chiacchierata con Piervincenzi, sottolineando che i due hanno parlato del più e del meno, «eravamo diventati quasi amici – racconta – si parlava e si scherzava, io gli dicevo che non ero interessato a rilasciare l’intervista». L’insistenza del giornalista, che dopo un’ora e mezza era ancora in attesa di un’intervista, ha però fatto irritare Spada: «Mi ero un po’ stancato di essere pacifico- chiosa – perché gli avevo detto più volte di uscire».

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