ANDREA LA ROSA, EX CALCIATORE UCCISO: GETTATO VIVO NELL’ACIDO/ Le esalazioni causa della morte

- Silvana Palazzo

Andrea La Rosa, ex calciatore ucciso: gettato vivo nell’acido. Raffaele Rullo, accusato con la madre dell’omicidio, voleva uccidere anche sua moglie. Le ultime notizie

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Andrea La Rosa

Quanto emerge dalla perizia sulla morte di Andrea La Rosa è agghiacciante: l’ex calciatore dilettante, chiuso mentre era ancora vivo in un bidone pieno d’acido, è morto per le esalazioni dello stesso, un effetto micidiale considerando quanto ristretto fosse lo spazio all’interno del bidone. Una dinamica raccapricciante anche perché i due assassini, Raffaele Rullo e sua madre, avevano premeditato il tutto con lucida follia, per non restituire una somma di denaro, intorno ai trentamila euro, che Rullo doveva a La Rosa. Un delitto terribile aggravato dalla crudeltà sul povero La Rosa, al quale va poi aggiunto il tentativo di far sparire il cadavere: è stato dunque stabilito come non siano state le ferite riportate nella collutazione avvenuta nella cantina di via Cogne, ma le esalazioni dell’acido ad avere un effetto mortale su La Rosa. (agg. di Fabio Belli)

VIVO QUANDO FU CHIUSO NEL BIDONE D’ACIDO

Andrea La Rosa era ancora vivo quando fu chiuso in un bidone pieno di acido per far sparire il suo corpo. È quanto emerso dalla nota di riepilogo delle indagini condotte sulla morte dell’ex calciatore di 35 anni ucciso nella notte tra il 14 e il 15 novembre 2017 a Milano da Raffaele Rullo e sua madre, Antonietta Biancaniello. La Rosa è morto per «l’azione combinata dell’inalazione dei fumi dell’acido e del confinamento all’interno del bidone». L’ex calciatore del Brugherio, come riportato dal Corriere della Sera, non è morto per le ferite che gli sono state inferte nella cantina in via Cogne dove ha incontrato i due assassini, ma soffocato dai fumi dell’acido che avrebbe dovuto far sparire il suo cadavere. Rullo lo aveva attirato con la scusa di presentargli sua madre, poi i due gli hanno somministrato due narcotizzanti che lo hanno stordito per trascinarlo nelle cantine. Qui lo hanno infilato nel bidone, versandogli sopra almeno sei flaconi di acido e sigillando tutto con il nastro. Tutto ciò  per non dovergli restituire un debito di oltre 30mila euro. Dalla perizia sul corpo arriva dunque una svolta, perché finora si pensava che la ferita al collo avesse determinato la morte del 35enne.

OMICIDIO LA ROSA, RULLO VOLEVA UCCIDERE ANCHE SUA MOGLIE

Dal documento degli investigatori sono emerse anche nuove accuse agli assassini di Andrea La Rosa. Raffaele Rullo, ad esempio, avrebbe anche tentato di uccidere la moglie simulando il suo suicidio dopo averla drogata – con la complicità della madre – per intascare la polizza sulla vita da 150mila euro che le aveva fatto sottoscrivere. La vicenda è stata ricostruita partendo dal ritrovamento in casa di medicinali narcotici di cui la moglie di Rullo non conosceva l’esistenza. La donna ha raccontato che il 5 ottobre 2017 aveva provato il suicidio tagliandosi le vene dopo aver assunto benzodiazepine ma – come riportato dal Corriere della Sera – ha aggiunto di non ricordare l’esatta dinamica e di conoscere i dettagli solo grazie al racconto del marito e della suocera. C’è poi un terzo indagato, per favoreggiamento: è Sante Cascella, 72enne proprietario della rimessa dove il fusto è stato custodito per una decina di giorni. Lo si legge nell’avviso di conclusione delle indagini, notificato, oltre che a Rullo e alla madre, anche a Cascella. 



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