Genova, video choc dopo crollo Ponte Morandi/ I primi soccorsi: “adesso ci sono io, rimani vivo!”

Ponte Morandi a Genova, il video choc dei primi soccorso negli attimi dopo il crollo: “ehi sei solo? Rimani vivo, mi raccomando, ci sono qui io”. Le immagini e il “buio” straziante

17.08.2018 - Niccolò Magnani
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Genova, crolla il Ponte Morandi (lapresse)

«Adesso ci sono io. Rimani vivo, rimani vivo!»: sono queste alcune delle frasi incredibili e drammatiche che giungono da un video-testimonianza eccezionale che i colleghi di TPI hanno messo a disposizione su Facebook degli attimi immediati dopo il crollo del Ponte Morandi (eccolo qui sotto). Genova spettrale tra i quartieri appresso al Polcevera, le immagini del giovane Ale Cordoba sono davvero inquietanti: due zoom sul ponte, appena crollato, e poi la corsa verso il torrente – con tanto di superamento dei cancelli che lo delimitavano – con le urla che giungevano da dentro le macchine che avevano appena fatto un volo infernale di più di 80 metri. «Non c’è più il ponte: è venuto giù il ponte Morandi.. non ci credo ragazzi. Guarda, è caduto giù, vai a vedere là! Tutto è caduto, tutte le macchine!», urla ancora il ragazzo che con il cellulare filma tutto in prima persona. Ma appena saltato il cancello, evidentemente, si mette il telefono in tasca per iniziare ad aiutare i primi disperati che gli si parano davanti. Le immagini infatti spariscono per lasciare spazio ad un “buio nero” che però non interrompere il sonoro di quel video che dalla tasca di Cordoba continua a testimoniare il dramma da vicinissimo.

LE URLA E QUEL “BUIO” STRAZIANTE

«C’è nessuno? Abbiamo bisogno!!», si sente urlare dentro quel torrente, per fortuna vuoto durante la secca d’estate. «Come faccio? Come faccio? Dio mio dammi una mano», si sente dire, forse lo stesso soccorritore che sta filmando e aiutando le persone nello stesso momento. Si sente tutta la fragilità dell’uomo, tutta la piccolezza dell’esistenza incapace di porre freno ad una tragedia così grande e davanti ad uno “spettacolo” che nessuno mai vorrebbe vivere nella propria vita. «Oddio ci sono delle persone qui, oddio!!!», si ode nell’inquietudine di un’immagine nera per chi lo guarda, ma vivissima per chi era lì sotto il viadotto Morandi. E poi quelle parole, quelle prime parole davanti ad un ferito che era intrappolato nelle macerie che dalla fragilità passano alla commozione, al tentativo di vicinanza e compagnia umana di cui questo pazzo e misterioso mondo è ricco: «Ehi sei da solo? Ehi, rimani vivo eh, ci sono qua io! Chiamate l’ambulanza!!!». Il ponte era appena crollato, ma l’umanità era rimasta ancora viva.

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