Terrorismo Genova, chiesta archiviazione per tre imam/ “Non ci sono prove”: l’inchiesta tra Isis e Siria

- Niccolò Magnani

Genova, chiesta archiviazione ai tre imam indagati per legami con terrorismo: “non ci sono prove”, l’inchiesta, la Siria e l’Isis

Moschea
Preghiera in una moschea (LaPresse, 2019)

Il pm di Genova Federico Manotti ha chiesto l’archiviazione per tre imam indagati nel capoluogo ligure nel 2016 per terrorismo in quanto punto di “collegamento” presunto con altre 10 persone legate all’arresto di Mahmoud Jirad, «il siriano che voleva tornare in Siria per combattere con l’Isis contro Assad» (spiega l’Ansa). La svolta clamorosa che precede la decisione finale – che spetterà ovviamente al gip di Genova Claudio Siclari – giunge oggi dopo che le prove raccolte finora dagli inquirenti sono risultate insufficienti per procedere contro i tre imam indagati: si tratta in primo luogo di Bledar Brestha, 36 anni, predicatore del centro ‘Al Fajer’ di piazza Durazzo; Mohamed Naji, 35 anni, marocchino e da ultimo Mohamed Alì Othman, tunisino di 25 anni che guidava la moschea di via Castelli. Il primo, albanese, era considerato il punto di contatto con il siriano dell’Isis e sempre secondo la Procura genovese avrebbe abbracciato il fondamentalismo islamico proprio incontrando quell’imam albanese da anni integrato nella comunità islamica di Genova.

L’INCHIESTA DI GENOVA

Mohamed Naji invece avrebbe abbracciato l’estremismo islamico creando la nuova moschea a Sampierdarena: secondo la Procura, quel centro islamico era sostanzialmente “schermato” e con parola d’ordine e inoltre avrebbe accolto il siriano durante i suoi soggiorni in Liguria. Nell’inchiesta erano finiti, tra gli altri, anche «tre libici sbarcati nel porto di Genova su suv di dubbia provenienza (gli inquirenti ipotizzarono fossero stati rubati dai depositi del governo destituito) e con foto inneggianti alla jihad sul cellulare», rilancia il Secolo XIX con i dettagli dell’operazione di fatto ora ad un punto “morto.” I tre imam vennero scarcerati settimane dopo proprio per la mancanza di prove: secondo il pm della Procura anti Terrorismo, «gli odierni indagati si caratterizzano per un convincimento dottrinale che si pone in una zona limite, tra la legittima libertà di professione di fede e i comportamenti potenzialmente pericolosi per la nostra collettività». Ma il carico di prove al momento è insufficiente e per questo è stata richiesta l’archiviazione: ora spetterà al gip la parola finale in merito, attesa nei prossimi giorni.



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