Estradizione terroristi, Italia vs Francia/ Stefano Dambruoso: “Giustizia allineata, possono essere estradati”

Estradizione terroristi, scontro tra Italia e Francia: il magistrato Stefano Dambruoso sottolinea che “la vicenda è ricomponibile”

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Stefano Dambruoso

«Non abbiamo ancora ricevuto richieste di estradizione di cittadini italiani ricercati per terrorismo presenti sul territorio francese»: queste le parole del ministro della Giustizia francese Nicole Belloubet che hanno riacceso lo scontro tra Parigi e Roma. Dopo l’arresto di Cesare Battisti, il governo M5s-Lega ha invitato la Francia a tutti i latitanti localizzati nel Paese e il ministero della Giustizia nostrano ha tenuto a precisare: «Non risponde al vero quanto – secondo fonti di stampa – avrebbe dichiarato la ministra francese, Nicole Belloubet, a proposito dell’assenza di istanze da parte delle autorità italiane». A proposito dell’estradizione dei terroristi è intervenuto a Uno Mattina il magistrato ed esperto di terrorismo Stefano Dambruoso: «Credo che la vicenda sia ricomponibile nell’immediato: la Francia, come l’Italia, appartiene all’Unione Europea ed è tra i 27 paesi dell’Ue. Dal 2012 c’è una legislazione con una reciproca fiducia nel riconoscimento delle sentenze, anche quelle più dure come l’ergastolo, che toccano questi soggetti che si sono rifugiati latitanti in Francia».

ESTRADIZIONE TERRORISTI, IL COMMENTO DI STEFANO DAMBRUOSO

Continua l’esperto di terrorismo: «Come è emerso dalla mediaticità di questi giorni, ci sono storie che vedono l’impossibilità per la Francia di estradare: alcuni soggetti hanno ottenuto il riconoscimento di rifugiato politico, come la Petrella. C’è chi ha avuto il riconoscimento della cittadinanza d’Oltralpe, ma la stragrande maggioranza è riconducibile a casa con trattati riconosciuti da entrambi i Paesi. Quindi si tratta di una decisione sostanzialmente politica: la giustizia in quanto tale è assolutamente in regola sia da parte italiana che da parte francese per riportare queste persone non a un territorio di vendetta ma di applicazione della legge. Ci sono 40 anni di attesa da parte dei familiari e delle persone offese da questi reati che reclamano non vedetta, ma applicazione del diritto».



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