IL BRUZIO/ Nuova moneta a Cosenza: 80 euro a famiglia e uno schiaffo a de Magistris

A Cosenza il sindaco Mario Occhiuto ha coniato il Bruzio, una nuova “moneta” varata per andare incontro alle esigenze dei cittadini più bisognosi. Sembra avere successo

03.01.2019 - Sabatino Savaglio
Il Bruzio
La nuova moneta cosentina

A Cosenza entra in circolazione il Bruzio, una nuova “moneta” coniata per andare incontro alle esigenze dei cittadini più bisognosi.

L’iniziativa è stata presentata poco prima del Natale. Si tratta di una moneta coniata in argento 800, di 26 millimetri di diametro e 9,5 grammi di peso. Sul fronte sono riportati la numerazione, il logo del Comune e il valore (corrispondente a 20 euro). Sul retro, invece, campeggia l’effigie di Federico II di Svevia e il corso di validità. Il nuovo strumento di pagamento coniato dal Comune di Cosenza a sostegno delle famiglie economicamente svantaggiate, sostituisce i tradizionali sussidi economici (buoni spesa) con i quali l’amministrazione comunale, nel corso dell’anno e in particolare nel periodo delle festività natalizie, va incontro alle esigenze dei non abbienti e bisognosi, residenti in città. La moneta è stata presentata dal sindaco Mario Occhiuto, dall’assessore ai tributi e all’innovazione Lino Di Nardo al quale si deve la proposta di lanciare per primo lo strumento di pagamento nel circuito dell’economia locale, quello alimentato dai 24 operatori commerciali che hanno aderito all’iniziativa, rispondendo ad un avviso pubblico bandito dal Comune.

E’ un’iniziativa totalmente diversa da quella apparentemente neoborbonica, ma di fatto sovranista, del sindaco di Napoli Luigi de Magistris che quattro mesi fa aveva annunciato l’emissione della moneta “Partenope”, affiancandola all’idea di cancellare il debito della città di Napoli verso il governo centrale e di un sistema monetario locale a doppia valuta. Una iniziativa su cui molti economisti hanno sollevato dubbi, di cui si sono al momento perse le tracce e che rischia di fare la fine di un’idea analoga dello stesso sindaco partenopeo che nel 2012 aveva lanciato il “Napo” e che, secondo i commercianti napoletani, pochi mesi dopo, valeva meno dei soldi del Monopoli. Del resto, de Magistris non è nuovo a presentare novità roboanti che poi cadono nel dimenticatoio dopo qualche settimana. Nel 2016, poco prima delle elezioni che portarono alla sua seconda elezione a sindaco, fece approvare dalla giunta comunale una delibera per l’introduzione di un reddito minimo di cittadinanza di 600 euro, finanziabile secondo i metodi del genio napoletano, grazie all’avvenuto risanamento delle casse comunali e alla sconfitta dell’evasione dei tributi locali. Risanamento evidentemente non riuscito se due anni dopo de Magistris propone la cancellazione del debito come una qualsiasi repubblica delle banane.

Quella del Bruzio, invece, “è un’operazione di welfare distributivo, ma anche di innovazione e di marketing culturale”, secondo il sindaco Occhiuto. “Gli operatori commerciali che hanno aderito non sono solo i supermercati, ci sono anche attività importanti ed essenziali come farmacie e centri diagnostici. Contiamo – ha proseguito Occhiuto – anche di implementare queste misure di welfare distributivo a sostegno delle persone svantaggiate con l’emissione di altre monete, grazie anche al risparmio che sarà realizzato in sede di rimborso che sicuramente non sarà riferito a tutte le monete emesse. C’è, infatti – ha evidenziato il sindaco – una grande attenzione da parte di collezionisti e cittadini che intendono conservare queste monete”.

Alle 1211 famiglie beneficiarie, in possesso dei requisiti previsti dall’avviso pubblicato dal Comune e finalizzato alla concessione del sussidio (residenza nel Comune di Cosenza, condizione di grave disagio economico attestata dalla dichiarazione Isee relativa ai redditi conseguiti nel 2017 fino ad un massimo di 1000 euro) saranno corrisposte 4 monete a famiglia, per un valore complessivo di 80 euro. Il Comune avrebbe voluto fare di più, ma le domande sono state superiori alle attese. Con il Bruzio potranno essere acquistati, nei negozi ed aziende che aderiscono all’iniziativa e che esporranno un apposito contrassegno, beni di prima necessità e servizi primari.

Le aziende aderenti, una volta incassate le monete, potranno richiedere al Comune la trasformazione in danaro legale, al valore nominale, non prima del 1° luglio 2019 e non oltre il 31 dicembre 2019, data oltre la quale non saranno più rimborsabili. Il periodo limitato di convertibilità consente di superare due dei limiti delle monete locali proposte da altri comuni: da un lato non c’è il rischio di un accumulo di risorse monetarie non tracciate, dall’altro, rispetto a strumenti analoghi, come buoni spesa e voucher garantisce una migliore conservabilità, un minimo di capacità di circolazione oltre all’interesse di carattere numismatico o di collezionismo.

“Il periodo di sei mesi, prima del quale non potrà essere chiesto il rimborso” – secondo Lino Di Nardo, assessore ai tributi e all’innovazione – consentirà alla città “di avere una massa monetaria in più nell’economia cosentina. Sarà questo un piccolo guadagno per il Comune perché trasliamo di sei mesi l’esborso monetario. Prima, con i buoni spesa, il 2 gennaio gli operatori commerciali si presentavano a chiedere il rimborso. Siamo sicuri che vi sarà un minore esborso da parte del Comune per la tesaurizzazione che ne deriverà”.

Se da un lato la nuova moneta dà vita ad una politica di sostegno alle famiglie economicamente svantaggiate, dall’altro può prefigurare anche uno scenario di sostegno all’economia locale. Al di là della logica del mero profitto (incrementare cioè le loro vendite) le imprese che aderiscono all’iniziativa possono diventare protagoniste di un patto solidale che li impegnerà a incassare o convertire il Certificato di credito Bruzio solo dopo un termine prestabilito. Le imprese che incasseranno il Bruzio potranno utilizzarlo come strumento di scambio con le altre imprese del circuito o per convertirlo alla scadenza stabilita. L’obiettivo dei certificati di credito locali è, infatti, quello di sostenere l’economia del territorio. Più si fa circolare la moneta all’interno della comunità, più la ricchezza rimane sul territorio, anziché prendere la strada di aziende che possono trovarsi anche a centinaia di chilometri di distanza.

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