Isabella Noventa, motivazioni sentenza Appello/ Un castello di bugie dai fratelli Sorgato e Manuela Cacco

Omicidio Isabella Noventa, le motivazioni della sentenza di Appello. I giudici hanno smontato il castello di bugie dai fratelli Sorgato e Manuela Cacco

08.01.2019 - Silvana Palazzo
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Isabella Noventa

I fratelli Freddy e Debora Sorgato e l’ex tabaccaia Manuela Cacco volevano morta Isabella Noventa. Lo rivelano le motivazioni della sentenza con cui il 9 ottobre i tre sono stati condannati per l’omicidio della segretaria di Albignasego. Dalle carte emergono gli indizi che in questi tre anni si sono trasformati in prove contro i fratelli Sorgato, condannati dalla Corte d’assise d’appello di Venezia a 30 anni per omicidio premeditato e soppressione di cadavere, e Manuela Cacco, condannata a 16 anni e 10 mesi anche per stalking. I tre hanno agito di comune accordo: hanno attirato Isabella Noventa in una trappola e hanno fatto sparire il corpo. Le telecamere, i tabulati telefonici e i gps delle auto di Freddy e Debora mostrano gli spostamenti tra la villetta dove si sarebbe consumato il delitto e il centro storico di Padova, lì dove la Cacco è stata ripresa con il giaccone di Isabella per fingerne l’allontanamento volontario. Una farsa per avvalorare la prima versione di Freddy, il quale ha raccontato di averla accompagnata in centro perché la donna avrebbe dovuto incontrare un’amica. Quel teatrino del 15 gennaio 2016 fu smontato dalla famiglia e dall’ex marito di Isabella: quella ripresa era Manuela, recuperata poi da Debora mentre Freddy faceva sparire ogni traccia del delitto.

ISABELLA NOVENTA, MOTIVAZIONI SENTENZA APPELLO

La seconda versione di Freddy Sorgato è un altro indizio per comprovarne la colpevolezza. Smascherate Debora e Manuela Cacco, l’autotrasportatore sostiene la tesi del gioco erotico finito in tragedia. L’ipotesi non regge perché i tre non hanno fatto mai trovare il corpo, gettato nel Brenta secondo Freddy. Inoltre, i tre condannati non hanno mai ceduto, neppure dopo la confessione di Manuela Cacco. La scomparsa del cadavere si lega all’assenza del pentimento. Quindi mancano il corpo e il materiale usato per compiere il delitto e occultare il cadavere. Le prove contro i tre per i giudici sono inoppugnabili. Il movente è quello della gelosia, scatenata da motivi sentimentali ed economici, oltre alla frustrazione di Freddy Sorgato, vessato dalle tante donne della sua vita. I fratelli dunque volevano sbarazzarsi del corpo di Isabella Noventa, e Manuela Cacco ha accettato di aiutarli. I tre dunque restano in carcere: Freddy a Padova, Manuela a Verona e Debora a Venezia. Intanto si avvicina il terzo anniversario della scomparsa: negli stessi giorni sarà fissato il valore dell’abitazione di Freddy, all’asta il 12 febbraio. La somma della vendita coprirebbe parte del risarcimento riconosciuto ai parenti di Isabella. La quota restante verrà recuperata dai soldi sequestrati a casa dell’ex compagno di Debora, dai patrimoni personali dei condannati e dall’eventuale vendita di alcuni immobili di Freddy.



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