SALUTE/ Le nomine della Grillo: tante competenze ma dove sono i pazienti?

Nel nuovo Consiglio superiore della sanità, accanto a nuovi profili prestigiosi, molte sorprese e qualche perplessità. A partire da certe preferenze personali

08.02.2019 - Paola Binetti
Giulia Grillo
Giulia Grillo, Ministro della Salute (LaPresse. 2019)

E’ di martedì la nomina del nuovo Consiglio superiore della sanità: azzerato il precedente, si parte con nuove nomine. Nuovi profili prestigiosi, molte sorprese, qualche perplessità.

Ma la cosa che più sorprende è l’affermazione del ministro Giulia Grillo: “Sono orgogliosa delle scelte: rappresentano il meglio dell’Italia. Merito, competenza e trasparenza le uniche bussole. Il Paese merita valorizzazione e rilancio della scienza”. Sono parole che avrebbero potuto essere applicate con la stessa fermezza e convinzione anche al precedente Consiglio superiore di sanità.

Quel che ancora lascia un bruciante senso di delusione è l’azzeramento che è stato fatto degli esperti precedenti. Se tentassimo una valutazione comparativa sulla base dei curriculum scientifici, potremmo dire che le due squadre sono pressoché alla pari; salvo la specifica nomina politica, drammaticamente preceduta da quell’indagine, sia pure informale, con cui il ministro Grillo ha liquidato i membri precedenti. Non c’è dubbio che questo è un bias che peserà non poco nel processo di osservazione a cui sarà sottoposto il nuovo Css. Quanto saprà essere indipendente dall’autorità politica e quanto saprà sentirsi realmente e totalmente al servizio della salute pubblica.

Se è vero che il merito dev’essere finalmente la bussola che orienta le nomine in questo Paese – un merito misurato sui due classici indicatori dei titoli e delle competenze -, allora qualche riserva si può cominciare a farla a partire dal numero delle donne presenti nel Css. Maria G. Masucci, professore ordinario di Virologia al Karolinska Institute di Stoccolma e membro della Commissione Nobel; Paola Di Giulio, professore associato di Nursing all’Università di Torino; Silvia Giordano, professore ordinario di Istologia, anche lei all’Università di Torino, non esauriscono certamente l’eccellenza femminile nel campo della ricerca e avrebbero potuto vedere anche altri nomi affiancarsi ai loro pur prestigiosi curriculum.

Molta concentrazione al Nord e nulla al di sotto del Po oggettivamente lasciano con l’amaro in bocca tante altre prestigiose scienziate che lavorano al di sotto dell’Emilia-Romagna. Perché, poi, Paola Di Giulio, che ha ottenuto l’abilitazione scientifica nazionale come professore ordinario, non fosse stata chiamata all’Università di Torino con un ruolo che le spetta da decenni è un altro mistero. E questa nomina le rende giustizia, ma non risolve il problema di tutte le altre donne che in Italia, pur avendo indici di produttività scientifica altissimi, un’elevata reputazione internazionale e un numero di citazioni scientifiche di tutto rispetto, di fatto non sono state chiamate a far parte del Css.

Nonostante quello che il ministro dichiara, sembra proprio che certe preferenze personali abbiano giocato un certo ruolo nei sistemi di valutazione utilizzati. E, d’altra parte, non potrebbe che essere così: basta riconoscerlo! Altrimenti sarebbe stato sufficiente creare un algoritmo di nuova generazione e chiamare i primi 30 Top Italian Scientists e finirla lì.

Ma così non è stato, proprio perché – come ha detto il ministero della Salute – ci sono molti progetti in corso d’opera e molte sfide da affrontare con l’obiettivo di rilanciare e valorizzare pienamente la ricerca scientifica del nostro Paese e il Css giocherà un ruolo attivo nella consulenza per le decisioni strategiche. A loro si chiede di dare un contributo sostanziale nel rilanciare la ricerca competitiva dell’Italia nello scenario internazionale, suggerire le tecnologie diagnostico-terapeutiche necessarie su cui investire, proporre modelli di organizzazione, suggerire linee di ricerca traslazionale con ricadute certe sul Ssn. Infine, gettare i semi necessari a ricostituire gruppi di ricerca competitivi, capaci di formare i nostri giovani scienziati e attrarre i migliori dall’estero.

Il futuro è nella valorizzazione della ricerca, niente di meno. Un ruolo talmente importante che non può che preludere a un rapporto di fiducia con il ministro e su questa base si misurerà la loro autonomia di giudizio, la loro capacità critica, oltre all’indispensabile creatività di cui il nostro Paese ha urgente bisogno.

In realtà, accanto a tante nuove competenze strategiche che sono state cooptate all’interno del Css, come le competenze in Computer science e Bioinformatica, accanto agli esperti di rilevanza mondiale in ambito di farmaci innovativi e terapie cellulari (Car-T e cellule staminali) e alle competenze specifiche in ambito giuridico ed economico, manca un po’ della saggezza dei vecchi clinici, di coloro che sanno ancora integrare la pluralità delle conoscenze e delle competenze nella visione unitaria del paziente e che sanno declinare questa competenza, che è vanto della clinica medica italiana, anche in termini di salute pubblica e di qualità di vita applicata allo studio delle malattie croniche non trasmissibili e di quelle legate all’invecchiamento della popolazione.

Il fatto, poi, che, davanti a un devastante dilagare delle dipendenze in forme sempre vecchie e sempre nuove, ci sia un solo esperto – il professor Fabrizio Starace, direttore del dipartimento Salute mentale e dipendenze patologiche di Modena – ci sembra che non tenga conto dei dati Oms per quanto riguarda patologie di questo tipo, almeno sotto il profilo epidemiologico.

Intendiamoci, nulla da eccepire sulla competenza scientifica dei nuovi membri, ma ci mancheranno il professor Alberto Mantovani, che a suo tempo aveva il più alto indice di IF in Italia; ci mancherà Silvio Garattini, decano del Css e portatore di un’esperienza umana oltre che scientifica, esperienza indispensabile per far funzionare una macchina complessa ed eterogenea, in cui ci sono tutte e solo eccellenze nel proprio campo specifico; e ci mancherà Edoardo Boncinelli, considerato tra i più importanti genetisti italiani. E meno male che per un miracolo, un vero e proprio miracolo, ci è rimasto Bruno Dallapiccola, altro geniale genetista italiano, vero punto di riferimento di tutto il complesso universo delle malattie rare in Italia. Forse anche lui è diventato così raro che non si è trovato nessuno con cui sostituirlo: buon per tutti noi, che ce ne rallegriamo profondamente.

Formuliamo i migliori auguri al nuovo Css, rinnoviamo la nostra attenzione nei suoi confronti e la nostra collaborazione nei confronti dei suoi membri, uno a uno.

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