ILARIA ALPI/ A 25 anni dalla morte “dobbiamo pretendere la verità”

- Emanuela Longo

Ilaria Alpi uccisa 25 anni fa a Mogadisco: parla il medico della nave d’appoggio

Ilaria Alpi
Ilaria Alpi

Puntata speciale di “Chi l’ha visto” dedicato alla morte di Ilaria Alpi. A distanza di 25 anni dalla morte della giornalista italiana, Federica Sciarelli e tutto il suo team hanno deciso di tornare a discutere di una terribile tragedia rimasta ancora oggi irrisolta. Cosa è davvero successo a Mogadiscio? Anche Roberto Fico, il Presidente della Camera, ha rilasciato una serie di dichiarazioni su questa tragedia: “in questa vicenda restano ancora troppi gli interrogativi e le zone d’ombra. La ricerca della verità è un atto dovuto verso tutte le vittime e verso i loro cari che lottano per la giustizia e le istituzioni devono impegnarsi ad affiancarli in questa ricerca”. Fico, come tanti altri, chiede giustizia per la scomparsa di Ilaria Alpi e del cineoperatore Miran Hrovatin: “La richiesta di giustizia è anche il modo migliore per onorare il giornalismo di inchiesta, un bene prezioso per la democrazia, da tutelare in tutte le sedi e in ogni modo. La ricerca della verità non può appartenere ad una solo forza politica, ma deve appartenere a tutti noi. Come cittadino pretendo verità e giustizia. E come presidente della Camera sto facendo e farò tutto quel che posso” ha detto Fico. Anche la giornalista Maria Cuffaro, premiata nel 2005 con il Premio Ilaria Alpi, non ha alcun dubbio: “Dobbiamo pretendere la verità su Ilaria Alpi, perchè è stata giustiziata?”. (aggiornamento di Emanuele Ambrosio)

LA MORTE DI ILARIA ALPI

Il 20 marzo del 1994, 25 anni e un giorno fa, morivano a Mogadiscio Ilaria Alpi e il cineoperatore Miran Hrovatin. Entrambi sono stati assassinati da un commando somalo, ma per quel brutale omicidio non è stata ancora fatta chiarezza. Questa sera Rai Tre manderà in onda una trasmissione dedicata punto a quella tragica vicenda, e fra le numerose testimonianze che verranno rese note, anche quella del medico del contingente italiano a Mogadiscio di stanza sulla nave Garibaldi, imbarcazione di appoggio alla missione. Il dottore aveva appuntato quanto accaduto su una sorta di diario che lo stesso legge all’inviato di Rai Tre di “Chi l’ha visto?”: «Alle ore 15:45 arriva l’annuncio di un’emergenza sanitaria: l’elicottero medico parte subito ed io vado in sala operatoria per prepararmi ad un eventuale intervento: si parla di due italiani colpiti da un’arma da fuoco, e uno dei due è probabilmente già morto». Il medico della Garibaldi prosegue il suo racconto sulla vicenda: «Dopo 20 minuti l’elicottero atterra, entrambi sono morti. Non è rimasto nulla da dover constatare tranne che il decesso causato per entrambi da un colpo d’arma da fuoco che ha spappolato loro il cervello (uno dei due è una donna), quasi un’esecuzione. Poveretti – dice il medico che aggiunge – erano due giornalisti di Rai Tre, lei si chiamava Ilaria Alpi». A quel punto il dottore, preso atto che il suo intervento non serviva più, ha deciso di ricomporre e pulire le salme: «Almeno in Italia potranno rivederli puliti e sereni». Questa è stata solo una parte della testimonianza che verrà mandata in onda integralmente stasera durante lo speciale Rai. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ILARIA ALPI, 25 ANNI FA LA SUA MORTE

Sono trascorsi 25 anni dall’omicidio di Ilaria Alpi, giornalista del Tg3 e dell’operatore Miran Hrovatin, entrambi uccisi in Somalia, a Mogadiscio. Da quel tragico 20 marzo 1994 e per un quarto di secolo, si è cercata la verità su quanto realmente accaduto. Il dubbio, oggi, è che nessun tribunale riuscirà mai a dare giustizia alle loro morti. Sul caso torna stasera la trasmissione Chi l’ha visto con una puntata speciale che farà luce su tutti i depistaggi, le bugie e  le ombre che si sono registrati in questi lunghi anni. Parlando dell’assassinio di Ilaria e dell’operatore, il medico della nave Garibaldi nel suo diario parlò di una vera e propria “esecuzione”. Ed è quanto sostennero con forza anche i genitori della cronista italiana, Luciana e Gregorio. Lo speciale che vedremo si intitolerà: “Uccidete Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: Chi ha dato l’ordine?”. Una domanda lecita e dalla quale è partita l’inchiesta pubblicata dal quotidiano Avvenire e che sembra lasciare aperto un piccolo spiraglio in merito al caso per il quale è stata chiesta l’archiviazione. L’omicidio di Ilaria Alpi è complesso e rappresenta solo l’inizio di una lunghissima vicenda che comprende la creazione di una Commissione parlamentare ma anche presunti tentativi di depistaggio, processi e ben 17 lunghi anni trascorsi da Omar Hassan Hashi da innocente, prima della sua assoluzione per un delitto di fatto mai commesso.

ILARIA ALPI, L’INCHIESTA SUL TRAFFICO DI ARMI

Da due anni la giornalista del Tg3 segue la missione di pace Restore Hope, coordinata dall’Onu, per porre fine alla guerra civile scoppiata nel ’91 dopo la caduta di Siad Barre. Alpi e Hrovatin stavano lavorando ad una inchiesta sul presunto traffico di armi e rifiuti tossici che avrebbe coinvolto anche l’Italia. Dopo un’intervista al sultano di Bosaso, Abdullah Moussa Bogor, il quale parlò della società italo-somala sospettata del traffico di armi, proprio mentre la reporter e l’operatore facevano ritorno in hotel furono fermati da un commando armato che aprì il fuoco uccidendo entrambi. Se sul traffico di armi tutti hanno scritto più o meno tutto, Avvenire ora si concentra sull’ultimo miglio, ovvero su come mitra e altri complementi bellici riuscirono a raggiungere gli uomini di Haidid dopo essere stati scaricati al porto di Mogadiscio. Dalle carte della Commissione d’inchiesta sarebbe emerso uno scenario del tutto inquietante. In un passaggio ripreso anche da Tgcom24 e attribuito al Sismi, “Risulterebbe che numerose armi siano state trasportate da Mogadiscio nella zona centrale del Paese sfruttando colonne umanitarie che trasportavano profughi e viveri, con mezzi e scorte forniti dal contingente italiano”. All’epoca, i nostri Servizi definirono l’ipotesi come “verosimile”. E’ possibile che anche Ilaria Alpi fosse arrivata a questo punto. Fatto sta che anche Avvenire cita le parole del generale Cesare Pucci, numero uno del Sismi, che proprio in Commissione ammise, in riferimento al traffico di armi: “Sapevamo del fenomeno, lo tenevamo sotto controllo”, eppure per decisione politica non si fece nulla per contrastarlo.

UNA MANO ITALIANI DIETRO I DUE DELITTI?

Trovare il vero assassino di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin, 25 anni dopo, rappresenta una vera scommessa. Eppure è facile pensare come la giornalista fosse riuscita a scoprire una verità troppo scomoda, tra cui un presunto fiume di denaro pubblico sprecato. Per non parlare delle accuse contro i nostri militari, in merito a presunte violenze sessuali e fisiche contro i civili. Tutte documentate in documenti emersi nel ’98. E’ possibile però che Ilaria si fosse spinta oltre scoprendo qualcosa di ancora più terribile: presunte violenze sessuali a danno di minori. Intanto una responsabilità italiana nella morte di Ilaria Alpi continua a restare tra le ipotesi possibili. L’inchiesta della procura di Roma sembra essere giunta ad un punto morto. L’Aisi, il servizio di intelligence, non ha rivelato la fonte che ha permesso di scoprire il traffico di armi sul quale la Alpi stava indagando e a nulla sarebbe servita l’intercettazione del 2012 con protagonisti due somali i quali dicevano “Ilaria Alpi è stata uccisa dagli italiani”. Per il gip di Roma quelle parole furono definite irrilevanti. Nonostante sia ormai sempre più vicina l’archiviazione, le famiglie delle due vittime non si arrendono e tramite i social hanno lanciato un hashtag, #noinonarchiviamo nella speranza di poter fare luce sul caso.

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