CONGRESSO FAMIGLIE/ Troppe etichette, troppi distinguo: la libertà dov’è finita?

- Monica Mondo

Venerdì inizia il Congresso delle Famiglie a Verona. I politici andavano tenuti fuori. Le accuse di fascismo, pure. È un problema di libertà

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Il ministro per la Famiglia e le disabilità, Lorenzo Fontana, al centro, patrocinatore del Congresso (LaPresse)

Domenica finalmente ci sarà questo benedetto e maledetto Congresso mondiale delle famiglie. L’auspicio è che si capisca di che si tratta, e che gli animi si plachino: mai manifestazione, convegno, assemblea è stata più osteggiata e messa alla berlina pregiudizialmente, con un livore inedito e un furore ideologico. Inedito neanche tanto, per chi ricorda anni lontani, in cui schierarsi contro la legge sull’aborto significava rischiare macchine e teste sfondate, e l’epiteto insultante era lo stesso: “fascisti”. Ecco, siamo ancora e sempre lì, a usare il fango e la gogna per contrapporsi alle idee che non si condividono. Per giudicare realtà che non si conoscono né si vogliono conoscere. Che faranno mai questi pericolosi antagonisti della modernità e del libero pensiero a Verona? Quali barricate prepareranno, quali sanpietrini e molotov tireranno in testa ai poliziotti, che minacce di morte segneranno con la vernice sui muri? Perché si ingaggino gare per “contromobilitazioni”, presentazioni parlamentari,  manifesti di docenti universitari, trasmissioni televisive per esporre alla pubblica piazza gli organizzatori con ludibrio e disprezzo? L’Italia è attraversata da cortei e manifestazioni tutto l’anno, sfilate di nudi piumati e passamontagna, antagonisti che spaccano le vetrine, sedicenti partigiani che sventolano le loro bandiere di un colore solo.

Tutti hanno diritto a occupare piazze e gridare, anche chi non ne avrebbe diritto perché uso alla violenza e all’insulto. E mettono paura migliaia di famiglie con passeggini al seguito all’ora del pranzo domenicale, nella città di Romeo e Giulietta?

Va bene, ci andrà Salvini, con qualche ministro a fargli compagnia. Errore, sia per Salvini che per il Congresso: le etichette chiudono, legano, determinano. Il tema della famiglia è troppo importante per appaltarlo a una parte politica. Si tratta pur sempre del 60 per cento e oltre degli italiani, che vive e si arrabatta come può, ma ben lieto, in quelle che ormai si chiamano “famiglie tradizionali”, con un termine considerato dispregiativo che non bisognerebbe mai e poi mai accettare.

Sono stati invitati solo esponenti politici di paesi a traino cosiddetto “sovranista”. Sbagliato. Sbagliato per tutti gli altri politici italiani ed europei, ugualmente invitati, declinare la partecipazione. Io i politici non li avrei proprio invitati, per evitare strumentalizzazioni in tempi accesi di campagne elettorali. In Europa ci sono sociologi, filosofi, teologi, mamme e papà e nonni sufficientemente in grado di parlare di famiglia, con più libertà e competenze.

Ma anche i distinguo sono pelosi: perché il tema non è che il Congresso sia organizzato bene o male, che ci piacciano le idee che esprime, che i relatori siano rappresentativi delle variegate realtà del mondo, non solo cattolico, che sostiene la famiglia come base e motore della società. Il tema è la libertà, com’era a cavallo dei terribili anni 70 e 80. Ci sarà o no il diritto di esprimere idee e desideri in modo pacifico? O per forza bisognerà passare per fascisti, retrogradi, medievali, con un’ignoranza della storia e una spocchia che fanno penare, se pensiamo a come vengono educati i nostri figli? Si potrà poi giudicare dopo, se questo enfatizzato incontro sarà da commendare, per i toni e i contenuti? Dalla Gruber a Del Debbio, toccherà a loro farci lezione di morale, di educazione civica, di onorabilità pubblica? Tagliando gli interventi scomodi, mostrando dei pazzi raccattati per strada per sminuire o ridicolizzare quelli che vengono identificati come “nemici”. Ma perché? Perché ritengono che qualche diritto debba essere riconosciuto alla maggioranza delle famiglie, quelle con un papà e una mamma, come natura vuole, che piaccia o meno agli ideologi del gender? Quelli che ritengono che i figli non si comprano in embrione, che non si affittano gli uteri delle nuove schiave?

Vedo una corsa ambigua a smarcarsi, anche di tanti che condividono gli stessi valori. Non ci piace il Congresso? Pazienza. Sosteniamo però la sua libertà. L’ha detto splendidamente, fuor da ogni polemica, il cardinale Parolin, che agli altri Congressi della famiglia era stato presente (questo è il tredicesimo, sarà il numero che porta male?) Siamo d’accordo sulla sostanza, forse avremmo scelto altre modalità. E la sostanza l’ha rimarcata il papa in visita straordinaria a Loreto: “nella difficile situazione del mondo odierno, la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna assume una importanza e una missione essenziali.  E’ necessario riscoprire il disegno tracciato da Dio per la famiglia, per ribadirne la grandezza e l’insostituibilità a servizio della vita e della società”.

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