MARIA CHINDAMO/ La famiglia: “Angoscia senza fine, ma è vicina svolta nelle indagini”

- Emanuela Longo

Maria Chindamo, lettera all’avvocato: svolta vicina. Indicato il presunto movente e il luogo dove cercare il corpo?

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Vincenzo Chindamo, fratello di Maria

Era una mattina come le altre, poi la tragedia. Maria Chindamo sparisce, lasciando di sé solo molte tracce di sangue. Le indagini sulla mamma sparita proseguono e a tre anni di distanza da quella misteriosa sparizione potrebbe arrivare una svolta. «Siamo convinti che a breve gli inquirenti ci daranno delle risposte», ha dichiarato a “I Fatti Vostri” l’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste la famiglia della donna. «Le piste che seguono sono oscure anche a noi. La Procura di Vibo Valentia si è chiusa, come è giusto che sia, in un silenzio che però è operoso. C’è un’attività di indagine importante». Vuole risposte una dei figli di Maria Chindamo, Federica Punturiero: «Il mio rapporto con lei era sempre sincero. Ci parlava di tutto, ci confidavamo, quindi avremmo capito se c’era qualcosa che non andava. E poi non la vedevo preoccupata». Di lei, di suo fratello e sua sorella si sta prendendo cura lo zio, Vincenzo Chindamo, che al programma di Magalli ha ricostruito quella terribile mattinata. «Andò nella sua azienda agricola per portare dei prodotti. Qualcuno l’aspettava e l’ha aggredita a morte. Sono state trovate tracce di sangue ovunque. Quella mattina mi chiamò l’operaio che la stava aspettando per un trattamento alle piante. L’auto era lì con il motore acceso ed era piena di sangue. Ho chiamato subito i carabinieri e mi sono catapultato sul posto. Ho visto quella scena e ho capito subito che qualcuno l’aveva aggredita e portata via». Un evento catostrofico è stato anche il suicidio di Nando Punturiero, marito della donna a cui aveva chiesto la separazione. «La mia famiglia era molto legata a Nando. Non aveva accettato la separazione che Maria aveva chiesto, quindi provò a suicidarsi una prima volta, ma lui si riorganizzò e riuscì a suicidarsi. Anche Maria non viveva molto bene questa tragedia, ma riuscì a riprendersi». (agg. di Silvana Palazzo)

MARIA CHINDAMO, SCOMPARSA RESTA UN GIALLO

Una lettera indirizzata all’avvocato Nicodemo Gentile, legale della famiglia di Maria Chindamo, ha riacceso le speranze attorno ad un giallo ancora irrisolto. Arriva dalla Calabria (si intravede il timbro postale di Lamezia Terme) e potrebbe rappresentare la svolta nelle indagini sulla sparizione della donna in quanto il suo contenuto ha fornito spunti molto interessanti agli stessi inquirenti. “Una lettera dove vengono riportate circostanze specifiche e un movente specifico ma anche dei luoghi specifici dove Maria potrebbe trovarsi”, ha rivelato il fratello Vincenzo Chindamo. La lettera in questione indica forse dove potrebbe trovarsi il corpo della donna? Nei giorni scorsi gli uomini del Ris si sono precipitati in un terreno nei pressi delle proprietà di Maria. “Io non ero al corrente, l’ho saputo direttamente dalla troupe di Quarto Grado”, ha spiegato ancora Vincenzo alle telecamere della medesima trasmissione. Si tratta di una zona di campagna piena di frutteti dove lavorano molti operai, eppure nessuno ammette di aver visto nulla. Il terreno appartiene ad un noto imprenditore della zona che non ha però voluto rilasciare alcuna dichiarazione. Secondo il fratello della vittima, l’autore ella lettera conoscerebbe bene l’ambiente che ruota attorno a Maria, “qualcuno vicino alla famiglia o vicino agli assassini”, dice.

CHI L’HA AGGREDITA?

Di Maria Chindamo, da quasi tre anni si sono perse le tracce da Laureana di Borrello, dove si era trasferita insieme ai figli intenta a ricostruirsi una nuova vita dopo il suicidio del marito dal quale si era separata. E’ il 6 maggio 2016 quando accade qualcosa di terribile. La madre, ai microfoni di Quarto Grado ha ricordato: “Mi disse quella sera, mamma domani andiamo a fare un po’ di shopping, magari ritorno verso le 10…”. Sono le 7 del mattino quando Maria esce di casa per dirigersi verso le sue tenute agricole dove ha un appuntamento con uno dei suoi operai. Alessandro Dimitrov ha più volte ricordato e ricostruito i movimenti di quella mattina: “Ho visto la sua macchina e il cancello chiuso. Ho lasciato il trattore acceso e sono venuto a piedi, ma lei non c’era”. A confermare le parole del dipendente, anche il fratello di Maria, Vincenzo Chindamo, il quale ha raccontato di aver ricevuto una sua telefonata intorno alle 7.25 in cui gli diceva che stava attendendo la donna della quale perchè non c’era traccia se non la sua auto accesa ma piena di sangue. La sua vettura viene rinvenuta abbandonata con macchie di sangue in diversi punti. E’ evidente che ad aggredirla sia stato qualcuno che conosceva i suoi spostamenti, eppure, caso vuole che proprio quel giorno le telecamere non hanno ripreso nulla perchè non funzionanti. “Qualcuno la aspettava, l’ha aggredita a sangue, lasciando tracce ovunque e lì avrà sofferto tantissimo poverina, avrà cercato di difendersi, avrà lottato per liberarsi da queste mani assassine”, ha commentato il fratello Vincenzo. Per la procura di Vibo Valentia la donna è stata rapita e uccisa, ma i suoi tre figli continuano ad aspettarla.

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