Mimmo Lucano, truffa e falso: nuova inchiesta/ Il sindaco “Io non ho paura”

- Niccolò Magnani

Mimmo Lucano, nuova inchiesta per truffa e falso ideologico, il sindaco non ci sta: “Prima mi chiedono aiuto e poi mi condannano”

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Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace (LaPresse, 2019)

E’ stato rinviato a giudizio l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano: le accuse nei suoi confronti sono quelle di truffa e falso ideologico, ed ora il primo cittadino calabrese, che ha spaccato in due l’opinione pubblica, dovrà subire un processo. Il diretto interessato rimanda al mittente ogni accusa: «Dalla Procura di Locri accuse assurde. Truffa? Ma di cosa stiamo parlando? – la parole rilasciate all’agenzia Adnkronos – io non ci ho guadagnato come dicono – sottolinea – la mia azione a Riace non ha mai avuto tornaconti personali. Ho solo creduto in un’idea». Lucano, che ha ricevuto anche l’estensione dell’obbligo di dimora lontano da Riace di un anno, si riferisce alle azioni atte per accogliere i migranti giunti in Italia dal Mediterraneo: «La Prefettura mi contattò nell’ambito dell’emergenza sbarchi – prosegue nel suo racconto all’agenzia – chiedendomi un aiuto per accogliere persone. E io, di fronte a un dramma del genere, non sono mai restato insensibile. Quindi, a mia volta, io mi rivolsi alle cooperative del luogo, beneficiarie tra l’altro del contributo per l’accoglienza». Secondo l’ex primo cittadino di Riace, prima gli hanno chiesto aiuto e poi lo hanno condannato: «Sono solo e sto vivendo una sofferenza enorme – lo sfogo finale – so di essere nel giusto. Seguo un ideale di giustizia e umanità e posso andare avanti all’infinito, nonostante il calvario che sto vivendo. La verità verrà fuori. Io non ho paura». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

MIMMO LUCANO, TRUFFA E FALSO: NUOVA INCHIESTA

Rinviato a giudizio per il processo Xenia, il sindaco di Riace Mimmo Lucano ha ricevuto un altro avviso di garanzia: indagato per truffa e falso ideologico per le case che ospitavano i migranti. Al centro dell’inchiesta le abitazioni utilizzate dalla cooperativa Girasole amministrata da Maria Taverniti, anche lei indagata insieme al primo cittadino di Riace e altre otto persone. Al fianco di Lucano si è schierato Vittorio Sgarbi: «La vendetta della magistratura: tale appare il rinvio a giudizio di Mimmo Lucano, accogliendo quello che un magistrato libero ha definito un “acritico recepimento delle prove non integranti alcuni degli illeciti penali contestati in alcuni capi di imputazione”. Oggi un uomo che ha restituito vita a un paese con una azione di umanesimo cristiano, viene definito “in preda al suo delirio di onnipotenza” e “socialmente pericoloso”. Tra i “reati gravi” l’aver favorito “matrimoni di convenienza”, come se non tutti i matrimoni lo fossero. E tutto questo in una desolante contraddizione tra “Corti” di giustizia, se è vero, come lo è, che la Cassazione ha già stabilito che Lucano non ha commesso né truffa né matrimoni di comodo. Il processo a Lucano è un crimine di stato contro un progetto politico di speranza e di riabilitazione dell’uomo, la vanificazione di un sogno umiliato da uomini meschini in nome di una falsa giustizia». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

RINVIO A GIUDIZIO PER IL SINDACO DI RIACE

Il prossimo giugno Mimmo Lucano – il sindaco “sospeso” di Riace – dovrà andare a processo con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: così ha deciso il Tribunale di Locri questo pomeriggio dopo aver rinviato a giudizio il sindaco divenuto addirittura candidato al Premio Nobel alla Pace per il suo modello di accoglienza dei migranti all’interno della comunità del piccolo comune calabrese. Il gup di Locri, Amelia Monteleone, ha rinviato a giudizio il sindaco sospeso di Riace e altri 26 indagati, fra cui la sua compagna Lemlem Tesfahun: la prima udienza fissata è per il prossimo 11 giugno quando Lucano di fronte ai giudici dovrà difendersi dall’accusa di aver inventato un modello criminale per l’accoglienza dei clandestini (con le diverse illegalità riportate nelle indagini preliminari). La Procura di Locri aveva chiesto il rinvio a giudizio per Lucano, la sua compagna e gli altri indagati per i vari reati anche oltre il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: abuso d’ufficio, associazione a delinquere e truffa gli altri capi d’imputazione.

MIMMO LUCANO, DALLA CASSAZIONE AL PROCESSO

Ricordiamo che Mimmo Lucano – divenuto in questi mesi tra i principali avversari politici del Governo, in particolar modo contro il Ministro Salvini – è stato arrestato il 2 ottobre scorso e messo prima ai domiciliari poi posto con divieto di dimora a Riace. Lo scorso 3 aprile però la svolta, con la Cassazione che da un lato ordina al Riesame di Reggio Calabria di riesaminare il caso e dall’altro “smonta” parte delle accuse rimaste in piedi: la riabilitazione del sindaco (in particolare la mancanza di irregolarità nell’assegnazione degli appalti e sui “matrimoni di comodo” tra migranti) però non è bastata per il Tribunale di Locri che ha deciso comunque di andare a processo per verificare le restanti accuse. A difesa di Lucano era intervenuto il gip Domenico Di Croce che nell’ordinanza di febbraio ha ridotto l’associazione a un «diffuso malcostume che non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delineate dagli inquirenti». In pratica, secondo il gip, buona parte dell’indagine sarebbe stata basata su congetture, errori e inesattezze procedurali: «le ipotesi sui servizi di accoglienza sono così vaghe e generiche da rendere il capo d’imputazione inidoneo a rappresentare una contestazione».

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