Bruciata dall’ex a Reggio/ Il medico di Bari “Soffre ogni giorno, è una tortura”

- Davide Giancristofaro Alberti

Maria Antonietta, la donna bruciata dall’ex a Reggio Calabria sta soffrendo per via delle bruciature

Maria Antonietta, bruciata dall'ex
Maria Antonietta (Rai)
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Maria Antonietta, la donna bruciata dall’ex a Reggio Calabria, continua la sua battaglia personale. Fra un’operazione, una medicazione, e una cura, quella moglie ferita combatte ogni giorno presso l’ospedale specializzato nelle ustioni in quel di Bari: «È un periodo un po’ giù per me – confessa ai microfoni di Storie Italiane, programma di Rai Uno – oggi farò una medicazione, poi martedì andremo a fare una nuova operazione importante». A fianco del letto di Maria Antonietta, il professore che sta operando ormai da settimane la stessa donna: «Sta passando un periodo abbastanza critico – spiega – perché ha bisogno di molte energie vista la tecnica innovativa che stiamo utilizzando per ricostruire le sue cellule bruciate: hanno bisogno di proliferare e di essere stimolate, e quindi serve molta energia».

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BRUCIATA DALL’EX A REGGIO: LE PAROLE DEL MEDICO

Il medico chirurgo ci tiene a sottolineare la grande forza d’animo che sta avendo la sua paziente: «Per lei il vero problema è il dolore, perché non ha la pelle, il dolore non solo della medicazione ma il dolore del quotidiano, la pulizia personale, il fatto di essere spostata dal letto… Ma lei ha una grandissima forza d’anima, fa tutto con un grande coraggio ed ha un obiettivo, che è quello di rivedere il suo figlio: si sta sottoponendo a tutta una serie di piccole torture proprio perché ha un obiettivo, questa è la sua forza». Maria Antonietta ha rilasciato qualche parola anche in merito al caso di un’altra donna maltrattata dall’ex, poi uccisa, Sara Di Pietrantonio, che nel 2016 venne ammazzata dal suo compagno Paduano: oggi è atteso il verdetto definitivo della corte di Cassazione, dopo che è stato condannato in secondo grado a 30 anni di carcere per il reato di omicidio volontario premeditato e occultamento del cadavere. «Non ci sono parole – dice la donna di Reggio Calabria – potrebbe essere mia figlia, non ho proprio parole Eleonora, ci vuole l’ergastolo».

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