PALAZZO OCCUPATO/ L’elemosiniere del papa ridà la luce, la dignità batte la legge

- Mauro Leonardi

Il card. Krajewski, elemosiniere del Papa, ha personalmente rotto i sigilli al contatore del palazzo Inpdap occupato

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Il card. Krajewski, elemosiniere apostolico, con Papa Francesco (LaPresse)

Un cardinale di Santa Romana Chiesa finisce sui giornali per una buona azione e non per pedofilia. Anche se la buona azione è illegale, con l’aria che tira non è poco, soprattutto se lo Stato, a volte, per farti essere buono, ti costringe ad andare contro la legge.

La vicenda riguarda Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa e creato cardinale a giugno scorso. Krajewski, appena tornato da Lesbo dove aveva consegnato un assegno da centomila dollari ai rifugiati, saputo che ai poveri dell’ex sede dell’Inpdap era stata staccata la luce “si è calato nel pozzo, ha staccato i sigilli e ha riacceso la luce” come hanno dichiarato i presenti. È una vicenda che si protrae da mesi e riguarda uno degli innumerevoli stabili occupati nella Capitale e per i quali il Campidoglio sta cercando una soluzione. Quello di cui stiamo parlando si trova in via di Santa Croce in Gerusalemme ed ha un debito di circa 300mila euro verso la società che eroga l’energia. Una cifra enorme che nessuno può pagare e per questo il 6 maggio scorso erano arrivati i tecnici a mettere i sigilli al contatore precipitando in questo modo al buio circa 450 persone, tra cui un centinaio di ragazzini. Così è stato fino a quando sua eminenza non si è calata proprio nel tombino per raggiungere la centralina elettrica e ripristinare la corrente. “Un gesto, spiegano fonti vaticane, compiuto dal cardinale nella piena consapevolezza delle possibili conseguenze d’ordine legale, nella convinzione che fosse necessario farlo per il bene di queste famiglie”.

Non stupiscono le proteste scoppiate a seguito del gesto del prelato. Tra esse quelle del ministro dell’Interno Salvini che in un comizio a Bra, in provincia di Cuneo, ha detto: “mi aspetto che ora paghi anche tutte le bollette arretrate”.
Il gesto di Krajewski, oltre ad avere un valore simbolico verso i poveri, chiarisce prima di tutto che per un cristiano non sempre ciò che è illegale è immorale. Lo diciamo sempre a proposito dell’aborto e di altri valori non negoziabili ma vale a trecentosessanta gradi per la vita umana.

Entrando poi nel merito, dovrebbe essere noto che la persona che sta morendo di  fame ha diritto “a rubare” ciò che gli serve per sopravvivere. Questa verità morale è dovuta al principio della destinazione universale dei beni (Gaudium et Spes n. 69), idea per la quale i beni del creato sono stati donati da Dio a vantaggio di tutti gli uomini, ossia devono essere amministrati a vantaggio di tutti e non solo di alcuni. È un principio non inventato da Krajewski o da Papa Francesco ma presente in tutte le encicliche sociali a cominciare dalla Rerum novarum, ed è un costante insegnamento che la Chiesa fa presente ogni qual volta, per esempio, cita il diritto alla proprietà privata. L’azione di Krajewski è morale perché in un condominio dove abitano 450 persone non si può vivere senza corrente: dare energia elettrica in questo caso equivale a rubare un pezzo di pane per chi sta morendo di fame. Non si tratta infatti dell’energia elettrica che serve per guardare la televisione ma di quella indispensabile per l’acqua, quindi per bere e per lavarsi, per conservare i cibi, per il riscaldamento.

In una Chiesa che spesso scandalizza perché alcuni dei suoi uomini più in vista fanno del male ai più piccoli, ai più indifesi, infrangendo le leggi dell’amore, della giustizia, della pietà del Cielo e della terra, riempie il cuore la notizia di un cardinale che infrange provvisoriamente delle leggi di uno Stato che, in questa circostanza, non sta facendo bene il proprio dovere.

Porgere aiuto, dare speranza, dare la vita e attirarsi così le ire di tantissime persone, non sono frasi fatte per l’omelia della domenica. Significa calarsi nel tombino delle vite altrui e liberarle, assumendosi delle responsabilità anche difficili da gestire. Significa fare come Gesù. Discendere agli inferi e divellere i cardini delle porte dell’inferno per portare luce anche dove si è persa la speranza. Se Krajewski non si fosse preso la responsabilità di togliere quei sigilli, il conto l’avrebbero dovuto pagare, con lo stare nelle tenebre, delle persone che non sanno dove andare a vivere. In un momento storico in cui si guarda con sospetto ai diritti relativi ai poveri è grande il gesto di un cardinale che infrange la legge perché chiede una giustizia più grande di quella ottenuta da alcuni funzionari obbligati – magari contro coscienza – a mettere dei sigilli.

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