NOBEL/ Letteratura: Herta Müller, dall’esilio il racconto della Romania di Ceausescu

- int. Violeta Barbu

VIOLETA BARBU racconta la storia della vincitrice romena del Nobel 2009 per la letteratura. Herta Müller una voce indomita che ha combattuto la dittatura comunista di Ceausescu e continua a lottare perché le giovani generazioni non dimentichino

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Un Nobel per la Letteratura a una donna romena di lingua tedesca. Herta Müller, «chi è costei?» ci si domanda facendo il verso a don Abbondio. La risposta è davvero interessante considerando la sua storia di sofferenza e la sua lunga opera letteraria di condanna nei confronti del regime di Ceausescu e del comunismo. In realtà la Müller era già stata candidata all’ambìto premio dieci anni fa, ma il mondo culturale europeo di allora era ancora piuttosto timido nel premiare le bandiere dell’anticomunismo postsovietico. Si preferiva dare premi a “giullari” i cui strali letterari avevano bersagli assai più comodi e politicamente corretti. Per conoscere un po’ meglio la protagonista di questa premiazione abbiamo chiesto a Violeta Barbu, docente di storia contemporanea e sociale all’Università di Bucarest, qualche informazione sulla sua vita e sulla sua opera.  

Professoressa Barbu, chi è Herta Müller e qual è la sua storia?

Herta Müller è una scrittrice romena di lingua tedesca. È nata in una regione a ovest del Paese chiamata Banat in un paesino nei pressi della città di Timisoara, dove è scoppiata la rivoluzione romena dell’ ’89. Già questo dato ci dice moltissimo sull’ambito nel quale si è formata la sua coscienza civica. La lotta politica e la sua identità sono le grandi problematiche che affliggono la vita di questa scrittrice: è una tedesca nata in Romania o una romena di lingua tedesca? In una delle sue poesie un brano recitava «porto sempre come una pietra sulle spalle: la mia lingua tedesca nella mia patria natale». A questo si aggiunge il fatto di non parlare nemmeno un tedesco considerato standard, ma piuttosto dialettale.

Per quello che concerne il rapporto con il regime?

La Müller è nata in una famiglia che porta su di sé tutte le tracce delle sofferenze arrecate dal regime, una storia molto travagliata. Sua madre, in quanto di etnia tedesca, venne deportata nel novembre del ’45 in Unione Sovietica dove rimase a lavorare per cinque anni in un campo di prigionia femminile. Suo padre, anch’egli della stessa origine, venne chiamato nell’esercito romeno, ai tempi alleato con la Germania nazista, a combattere con le SS sul fronte occidentale. Queste radici affondate nella storia delle due più terribili esperienze totalitarie ci possono ben far comprendere come una ragazza poteva vivere e giudicare un regime. Nell’età dell’adolescenza Herta divenne membro di un gruppo di dissidenza locale che si chiamava Actionsgruppen. Per questo motivo l’attenzione della polizia segreta comunista romena, la securitate, si concentrò su di lei. Negli anni ’80 venne espulsa dal Paese e costretta ad emigrare in Germania.

Le è andata anche fin troppo bene, o no?

Sì. Anche se in tutti i suoi romanzi, che sono quasi sempre autobiografici, non dà mai dettagli circa la vicenda della sua partenza e del suo esilio.

Anche adesso la Müller sostiene che la Romania non sia un paese libero.

Per quale motivo?

Verso la fine degli anni ’90 tornò in Romania dall’esilio. Avvennero strani incidenti. Molti giornalisti che dovevano intervistarla le hanno rivelato di essere stati seguiti dalla polizia romena, dai servizi interni. Questa notizia, comprensibilmente, la irrigidì parecchio e non rilasciò interviste. Abbandonò quasi immediatamente il Paese, sebbene il regime comunista non ci fosse più da un pezzo.

 

La motivazione del conferimento del premio Nobel recita “per aver descritto il paesaggio dei diseredati”, non le sembra troppo poco? Cos’altro ha descritto la Müller?

 

Be’ in realtà i suoi romanzi sono famosissimi anche perché hanno come argomento centrale il tema  dell’immigrazione che è molto attuale in Germania dove hanno un’immigrazione molto forte di musulmani, ma soprattutto di genti dell’Europa orientale. Questo tema dello sradicamento è in effetti, insieme a quello del totalitarismo, uno dei due principali filoni dei suoi romanzi e della sua opera poetica

 

Quali altri autori hanno descritto con efficacia gli effetti del regime comunista in Romania?

 

Mi viene in mente la sua amicizia con un altro scrittore della sua città, Wilhelm Totok. La Müller e Totok dopo gli anni ’90 si sono molto coinvolti nel processo di decomunistazione della Romania prendendo posizioni politiche, intervenendo sulla stampa, incidendo sull’opinione pubblica, con interviste sui media. Sui diritti delle minoranze e memoria del totalitarismo hanno dedicato gran parte dei loro scritti e del loro tempo. Lo hanno fatto principalmente perché, dopo Ceausescu, la storia del comunismo in Romania è stata affrontata molto male. Manca un lavoro di memoria per le resistenze di istituzioni e di politici.

 

A questo proposito: spesso nei paesi ex comunisti si assiste al fenomeno della cancellazione del proprio passato totalitario. Stando a quanto lei afferma avviene lo stesso in Romania

 

C’è stata una forte resistenza alla condanna del regime e un vero processo al comunismo non è mai stato fatto in nessun Paese dell’Europa dell’est. Questo è uno dei punti molto critici del dibattito politico attuale e anche del cammino sulla via della democrazia. In tutti i paesi dell’est sono uscite istituzioni che intendono tramandare la memoria e la condanna del comunismo: ricerche, archivi, riviste e anche testi scolastici. Finalmente questo approccio alla storia del totalitarismo è cominciato anche da noi, ma siamo ancora molto in ritardo rispetto ad altri paesi come la Polonia o la Repubblica Ceca. Una legge è stata promulgata nel ’97 per impedire di affidare cariche pubbliche agli ex ufficiali della polizia politica passata. Si pensi che è passata solo nel 2001 ed è stata gravemente amputata dal parlamento perché si volevano proteggere molte persone. Fino ad adesso gli elenchi di questi ufficiali non sono stati ancora pubblicati. I giudici e i tutori del regime comunista non hanno avuto conseguenze penali per le loro azioni criminose. 

 

Quindi non sembra una brutta notizia che il Nobel sia stato assegnato a Herta Müller

 

No, infatti. Questo incoraggia il processo di una memoria che deve essere trasmessa alle generazioni che non hanno conosciuto il comunismo. Herta Müller era già stata candidata per un Nobel nel 1999, ma allora si ritenne inopportuno. La coscienza di quello che è stato il comunismo sta affiorando pian piano anche nell’Europa Occidentale dove è sempre più motivo di dibattito culturale. È un segno importante ad esempio che l’Europa Unita abbia voluto celebrare un’unica giornata contro i totalitarismi comprendendo quello nazista e quello comunista. Diciamo che il fatto che nella sua letteratura coesista una condanna di entrambi i sistemi ha consentito che, come avvenne per Günter Grass, che cominciò a condannare anche il comunismo, si scegliesse di premiare lei. La sua opera è una comune condanna di nazismo e comunismo messi sullo stesso livello perché di medesima radice e natura criminale.





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