L’IDEA/ Snaidero, il confine tra impresa e arte non è mai stato così sottile…

- int. Roberto Snaidero

Se la bellezza e il gusto del lavoro possono scatenare la passione e muovere la voglia di fare impresa. Ce lo racconta in questa intervista ROBERTO SNAIDERO (Federlegno)

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Il presidente del Salone del Mobile, Roberto Snaidero

Si sa, in questi tempi grami si sprecano analisi, tentativi di capire da dove far ripartire l’economia. Minore tassazione, semplificazione delle regole, maggior sostegno alle esportazioni… Tutti devono usare i mezzi di comunicazione, ma molti lo fanno solo per promuovere se stessi.
Roberto Snaidero, classe 1948, appartiene invece a un’altra razza, quella di generazioni e generazioni che hanno costruito con poche parole e tanti fatti. Incontrarlo di persona è qualcosa di rivelatore. Gli occhiali con una montatura variopinta sono già un indizio; dietro, occhi curiosi e vivaci, e un sorriso aperto e sincero. “Normalmente non parlo molto, non sono un bravo oratore come Montezemolo”, dice ridendo.
Poche parole, ma nel passato esperienze aziendali di successo e dal 2002 inizia l’avventura di FederlegnoArredo, la federazione delle aziende italiane del legno arredo. Ha ereditato la passione per questo settore da suo padre che da falegname che era costruì una grande azienda. “Fin da piccolo vi ho sempre vissuto all’interno. In estate da ragazzino facevo venti giorni di mare, ma poi rimanevo in azienda a lavorare e imparare”. Quando poi dice che “il legno è il più bel materiale che esista in natura perché è vivo, malleabile ma resistente, e accompagna l’uomo nella sua quotidianità… Venezia su cosa vive? Su palafitte di legno!”, riesce a dirlo come se stesse aprendo la porta a un mondo più vasto di quello che ci si poteva immaginare.
Non solo il mondo della tradizione, tutta italiana, di gente solida, che non ha mai distinto tra lavoro e vita: la stessa passione, la stessa voglia di fare, per se stessi e per gli altri, nel creare, nello sviluppare idee, nella vita di tutti i giorni. Dopo un po’ che si discorre con lui, il mondo sembra più grande perché ci si sente spinti dal treno della curiosità che lo muove dentro, e sembra farlo spostare in continuazione, inafferrabile, ma su cui non si può non salire…
A fine agosto ha partecipato al Meeting di Rimini; da qualche giorno è tornato dalla Cina dove la sua Federazione sta organizzando una fiera del mobile italiano per la fine del 2016; a breve ripartirà per il Salone del Mobile di Mosca. Pensa alla sua terra, il Friuli, ai suoi nipotini con cui spera di poter passare presto più tempo; ha in mente la fatica dei suoi imprenditori, ma anche il Medioriente (al Meeting è rimasto colpito da padre Pizzaballa e allora “bisogna che vada a trovarlo a Gerusalemme”) e l’Africa (non solo perché è un “potenziale grande mercato”, ma anche per una missione visitata di recente dove è stato accolto da bambini che cantavano – nessuna retorica, viene da pensare, ma la vitalità che chiama). E soprattutto ha in mente i giovani a cui, crede, il suo settore può offrire tanto. Definisce il design come l’espressione della cultura di un popolo in un prodotto perché “in fondo è la nostra cultura che ci permette di fare mobili che sono copiati e invidiati da tutti”. 

Un assaggio significativo di questa bellezza era in mostra al Meeting di Rimini dove Snaidero e i suoi non si sono accontentati di presentare la loro attività, ma hanno puntato alto provando a documentare come “un pezzo di legno non è solo un pezzo di legno”, raccontando l’“anima” di questo materiale in un percorso che dall’albero conduce alla realizzazione del prodotto finito. “Sono davvero contento che tanta gente e soprattutto tanti giovani siano rimasti affascinati dall’esperienza della lavorazione del legno”. I giovani, appunto: la cosa di cui va più fiero è aver portato al Meeting i ragazzi del polo formativo da lui promosso di Lentate sul Seveso che, “insieme agli artigiani del mobile della Brianza, hanno imparato, lavorato e incontrato imprenditori e tanti altri giovani visitatori, a cui hanno mostrato qualcosa di entusiasmante e anche promettente come prospettiva di lavoro (il settore è fatto da circa 70.000 imprese di cui il 99,9% sono radicate sul territorio)”. Viene in mente la massima di De Saint-Exupéry: “Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini solo per raccogliere il legno e distribuire i compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito”. Non solo formare e promuovere un brand, ma comunicare una passione “alla gente comune che fa la vita del nostro Paese”. In un panorama spesso schiavo del breve respiro colpisce uno sguardo così aperto sul futuro. E mentre associazioni d’imprese e altri luoghi di rappresentanza fanno a gara per richiamare imprenditori e manager alla capacità di fare rete, di affinare strategie di marketing e comunicazione, Snaidero ha in mente la voglia di costruire, la curiosità, la creatività, la sfida dell’ignoto… 
D’altra parte non ha dubbi: “Nelle nostre imprese ciò che vale è la testa delle persone. Un anno a Colonia chiesi a un architetto tedesco perché veniva in Italia a far realizzare i prodotti che progettava. Mi rispose che in Italia trova l’imprenditore che sa interpretare un disegno e in più mettere la sua esperienza, la sua cultura del legno nel prodotto. Infatti a volte capita di vedere che il progetto è diverso dal prodotto finito. Questo negli altri Paesi non esiste”. 
E’ un po’ più chiaro allora perché una Federazione che si sta misurando con lo sforzo titanico di organizzare una fiera dell’arredo in Cina, che è titolare del più importante salone del mobile al mondo, ed è impegnata a portare le sue aziende in mercati esteri in un momento davvero difficile, spenda una settimana al Meeting di Rimini e perché abbia creato la scuola di Lentate: “Questa storia è troppo bella e deve continuare. La vita bellissima che c’è nel prodotto del mobile non può andare persa”. 
Se la passione per un particolare, il legno, riesce a far apparire il mondo più grande, forse dal treno in corsa di mr. Snaidero c’è qualcosa che può aiutare tutti a ricominciare.

“Ci sono dati significativi, ad esempio, quest’anno le aziende italiane del settore sono tornate a superare le tedesche nell’esportazione in Cina, ma la situazione è ancora molto difficile, c’è sconforto. Pensi a un’azienda che ha l’80% del suo lavoro in Russia, in questo momento, cosa rischia… Anche per questo – nonostante ci sia chi me lo sconsiglia – non posso rinunciare ad accompagnare le nostre imprese nella prossima missione a Mosca: voglio essere lì con loro”. 
Sull’analisi, e ancora di più, sulla recriminazione o sul lamento prevale il fascino della sfida? “No, prevale sempre la passione per questo settore, in cui vedo esistere ancora molte potenzialità”. Certo, in un momento così difficile, la sfida c’è ed è “vedere la positività davanti, ma un imprenditore è sempre chiamato a delle sfide, deve sempre inventarsi qualcosa… come la gazzella del famoso aforisma continuamente inseguita dal leone”. E la realtà cinese, men che meno, fa sconti: “In Cina in due anni hanno costruito una fiera di 450 mila metri quadrati; sono velocissimi, non perdono mai un colpo. E il loro mondo è davvero diverso dal nostro”.
Eppure la memoria rimane legata ai momenti informali trascorsi con gli imprenditori cinesi, momenti da uomo a uomo, passati anche a cantare… Il suo appare un continuo smarcarsi dagli schemi, oltre analisi, strategie, contabilità delle forze in campo; un ricominciare continuo dettato da un “fattore umano” non incasellabile, ma guardando il quale sembra più facile ricominciare. 

(Silvia Becciu)





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