TERESA D’AVILA/ Il segreto di una mistica che piace anche ai non credenti

- Giuseppe Mazzocchi

I cinque secoli trascorsi dalla nascita, ad Avila, di Teresa de Cepeda y Ahumada, in religione Teresa di Gesù, sono stati celebrati in tutto il mondo con successo. Perchè? GIUSEPPE MAZZOCCHI

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G.L. Bernini, Transverberazione di santa Teresa d'Avila, particolare (1647-52)

I cinque secoli trascorsi dalla nascita, ad Avila, di Teresa de Cepeda y Ahumada, in religione Teresa di Gesù, sono stati celebrati in tutto il mondo da un’infinità di eventi, di cui dà puntualmente conto l’interessantissimo sito delaruecaalapluma.worldpress.com, curato da una monaca carmelitana scalza, e ricco di materiali e link utilissimi. Le celebrazioni si sono chiuse ufficialmente il 15 ottobre, festa canonica della Santa Madre del Carmelo riformato, non senza code successive, come i congressi tenuti tra novembre e dicembre presso tre università italiane: Bologna, Pavia e Torino.

È allora il momento di fare un bilancio, incominciando col constatare il successo e l’interesse che hanno superato le più rosee aspettative. Preparato con grande attenzione, preceduto da una serie di anticipazioni importanti (come gli incontri annuali su questa o quella delle grandi opere spirituali teresiane tenuti al Cites, l'”Università della mistica”, di Avila), costruito con grande apertura verso ogni tipo di collaborazione religiosa o laica (importante il contributo del ministero della Cultura spagnolo), il programma, studiato da un apposito comitato dell’ordine carmelitano scalzo, si è andato man mano arricchendo per il gran numero di iniziative che sono state proposte liberamente in tutto il mondo, e negli ambiti disciplinari più diversi (dalla teologia alla musica, dalla storia del libro alle belle arti), e con una grandissima escursione di destinatari e tipo di approccio: dal seminario specialistico al grande raduno internazionale di giovani ad Avila in agosto, dai concerti ai film (la televisione spagnola ha reso gratuitamente scaricabile la celebre fiction prodotta negli anni Ottanta, e ha presentato come novità il film Teresa, che prova a spiegare con delicatezza cosa può ancora dire la santa a una ragazza d’oggi).

È emerso così in modo chiaro che Teresa è ancora un personaggio che colpisce ed affascina, che coinvolge con la sua carica psicologica e la sua naturale simpatia, superando le barriere culturali e confessionali, ed imponendosi anche nella secolarizzazione imperante. Dopo la splendida mostra bibliografica di primavera alla Biblioteca Nacional, la grande esposizione Teresa di Gesù, maestra di preghiera organizzata dalla fondazione culturale Las edades del hombre, emanazione delle diocesi castigliane e leonesi, si presenta poi come il grande evento che ha saputo convogliare su due luoghi per eccellenza teresiani, Avila e Alba de Tormes, 400mila visitatori. Questi erano certo diversi per grado di preparazione culturale e conoscenze specifiche, e anche per motivazioni (Teresa in Spagna è figura popolarissima, studiata nei programmi di letteratura da ciascun liceale, percepita come parte del patrimonio culturale di tutti, e non dobbiamo dunque pensare alla maggioranza dei visitatori come a credenti), ma tutti ugualmente affascinati sia dalla figura della santa, sia dai documenti artistici e bibliografici di grande qualità e rilievo esposti (fino alla reliquia della misera alpargata, il sandalo di corda, che dice tutto della pratica della povertà). Anche la mostra aperta fino a febbraio al Museo Nazionale di Scultura di Valladolid, lo scrigno dei gioielli dell’arte scultorea spagnola del Rinascimento e del Barocco, si annuncia come evento di non minor risonanza.

Quel che è certo è che il centenario ha mostrato anche che Teresa interessa a tutti, credenti e non, proprio nella sua totalità. Rispetto a epoche più o meno lontane della sua fortuna, in cui si è costruita una santa tutta mistica, avvolte dalle nuvole delle esperienze straordinarie cui aveva accesso (è la barocchizzazione, il cui snodo chiave è il gruppo marmoreo del Bernini a Roma), o una Teresa protofemminista, passando per le varie letture psicoanalitiche e lo studio delle patologie fisiche e psichiche di cui avrebbe sofferto, oggi, finalmente, siamo pronti per cogliere a tutto tondo e nella sua complessità la figura di Teresa, senza sopprimere gli elementi che possano disturbare un quadro preconcepito. 

Chi è Teresa? Una borghese di Avila (città di rilievo nella Castiglia del XVI secolo), di ascendenze ebraiche, che soffre con la sua famiglia il sospetto e l’emarginazione a sfondo razziale, e sa trarre proprio da questo l’energia per combattere ogni pregiudizio e convenzione e avviare con forza la riforma dell’ordine (anche del ramo maschile, lei donna!), per porre in primo piano l’orazione, il raccoglimento, il rapporto intimo con Dio costantemente ricercato nelle difficoltà e nelle trappole dei labirinti dell’anima. Ma, oltre a questo, una donna che sa agire convinta del ruolo che le donne devono avere nel mondo e nella Chiesa, che si muove entro coordinate concrete (la Spagna del Cinquecento), concependo (ce lo dimostrano le cinquecento lettere che di lei ci restano) i monasteri che fondava come realtà vincolate alla società, agli uomini e alle donne che non avevano fatto la scelta della vita religiosa ma condividevano inquietudini spirituali profonde. E poi, naturalmente, la grande scrittrice, la più grande in lingua spagnola, che sa affrontare in volgare e senza studi teologici le questioni più ardue della vita dello spirito, senza arretrare mai quando si tratta di affermare i diritti dell’anima a cercare il suo amato. Ne derivano pagine stupende, in cui l’io della scrittrice si impone pagina dopo pagina, e in cui si fatica a distinguere tra l’umiltà dell’io scrivente (che si dichiara sempre inadeguato per l’altezza dei temi da trattare) e quella dell’io contemplante (che non è mai all’altezza dei doni che riceve). È qui che Teresa diventa stratega comunicativa eccezionale: si mostra infatti in tutta la propria fragilità umana, sempre bisognosa dell’integrazione metafisica, e mostrando la misericordia infinita di Dio, coinvolge chi la legge animando ad imboccare il suo stesso cammino.

Ecco: “Rileggere Santa Teresa dovrebbe essere il frutto di questo centenario”, dichiarò alla fine dello scorso anno in un’intervista padre Fausto Lincio, carmelitano. Il ricco scaffale teresiano che, soprattutto in Spagna, le librerie hanno riservato a Teresa, e il gran numero di opere edite (in particolare dalla Editorial de espiritualidad di Madrid, e dalle edizioni Ocd, di Roma, le due più importanti case editrici carmelitane), lascia sperare che l’auspicio si sia compiuto, anche se, va detto, le ristampe superano le novità. 

Questa è comunque la strada da percorrere, anche mediante la preparazione di nuove edizioni, che recepiscano gli ultimi risultati e i nuovi indirizzi che la critica testuale ha definito dentro e fuori l’ordine, e la realizzazione di traduzioni che sappiano rendere al meglio tutta la concreta e originalissima freschezza della pagina di Teresa, che parla di mistica nello stile diretto e con le parole concrete di una donna castigliana. Proprio attraverso uno strumento umano come la parola, Teresa ci propone infatti di superare i limiti del sensibile, non per fuggire dalla realtà, ma alla ricerca del senso vero di ogni nostra esperienza.

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