L’INTERVISTA/ Adin Steinsaltz: ho “rubato” il Talmud agli ebrei per donarlo a tutto il mondo

Rabbi ADIN STEINSALTZ è noto in tutto il mondo per aver tradotto l’intero Talmud in ebraico e nelle principali lingue occidentali. E’ tra gli ospiti del Festival delle Religioni di Firenze

14.05.2015 - Monica Mondo, int. Adin Steinsaltz
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Adin Steinsaltz (Immagine dal web)

Secondo Time “studioso del millennio”,rabbi Adin Steinsaltz, filosofo, scienziato noto in tutto il mondo per aver tradotto l’intero Talmud in ebraico e nelle principali lingue occidentali, è tra gli ospiti illustri del Festival delle Religioni di Firenze, incontro itinerante nei luoghi più belli della città per dialogare sull’oltre della ragione e delle ragioni che portano allo scontro, all’opposizione. Per riflettere innanzitutto sulla fede, come scusante per crearsi nemici, e sulle possibilità non ireniste di guardarsi come uomini, a darsi una mano a vicenda davanti alle tragedie del mondo.

Arriva caracollando, rav Steinsaltz, con la kippah che scivola sui fili di capelli bianchi. Sorride sotto i baffi, come uno che ne ha viste tante, e conosce da viandante tutte le strade della terra. Ha promesso di intraprendere la traduzione del talmud anche in italiano, “così voi italiani diventerete un po’ più seri, chissà”, scherza. E’ dal 1965 che lui e il centro Studi a suo nome di Gerusalemme si impegnano in questa impresa impossibile, portar via il testo più importante dell’ebraismo dalle mani degli esperti e regalarlo a tutti, tradurlo cioè dall’aramaico all’ebraico moderno, l’inglese, lo spagnolo, il francese.

“Il Talmud è il pilastro centrale della cultura ebraica — spiega —. È un libro grosso, sono circa 5700 pagine, non c’è un altro libro simile al mondo, eppure credo di aver letto abbastanza. È un libro sulla legalità, sulla vita, sulla storia della persona, sulle questioni più bizzarre del quotidiano, e sui problemi alti della teologia. È un oceano e io ho inventato una barca per aiutare le persone ad attraversarlo”.

Un libro di dubbi, di questioni, dalle più alte a quelle minime che sgorgano dalla quotidianità. Un libro di pratiche, non di regole, e di curiosità, altissime o semplicissime. 

“E’ un libro pieno di domande: cui vuole la libertà e ci vuole l’intelligenza di fare delle domande per trovare delle risposte. A volte a domande semplici seguono risposte sbalorditive, altre volte domande importanti non trovano risposte adeguate… le domande si pongono domande a vicenda!”

Da maestro perenne, non solo abituato ad educare, ma appassionato dell’educazione, Rav Steinsaltz ha fondato diverse scuole, in Israele, in America, in Russia e ci tiene che i giovani non imparino solo la lingua e il pensiero: “voglio che una rosa diventi una pianta di rose, che una ghianda diventi una quercia. Bisogna studiare i giovani, vedere in loro non quel che tu vuoi, ma capire chi sono. Io stranamente amo le persone, le trovo simpatiche. So che è più facile per molti amare gli animali. Eppure le persone sono buffe, hanno due sole gambe, parlano troppo… sì, sono amabili. Io cerco non di farle diventare delle montagne, ma di aiutarle a diventare più grandi, simpatiche, forti”.

Vive a Gerusalemme con la sua grande famiglia, per ora quindici nipoti, è una maestro di saggezza e umorismo ebraico. “Gerusalemme è la più bella città del mondo. Io ci sono nato, sono una delle pietre della città. Ci si sente stranieri fuori Gerusalemme, anche se abiti a Tel Aviv. Eppure non è perfetta. La bellezza non è perfezione, simmetria, ma complessità. Le statue di Michelangelo sono perfette, ma non respirano. Una donna bellissima può avere un occhio azzurro e uno marrone. Ho detto al sindaco di Parigi, guardando il panorama della città: bella, sì, ma non bellissima. Magari prima o poi potrà diventare bella come Gerusalemme…”. 

Al cuore, al centro del mondo, la città e il suo popolo. “Gli ebrei? Sono come tutte le altre persone, solo un po’ di più. Più intelligenti e più stupidi, più buoni e più cattivi…”. Per quale motivo allora, l’odio storico, continuo, rinnovato. “C’è una risposta alla stupidità?”, anzi, dice di più, “C’è una risposta all’invidia? L’antisemitismo è un mistero, le sue ragioni sono chiaramente ridicole, ma è come una malattia, ad alcune persone accade. Eppure sapendo di essere malate dovrebbero cercare un medico…”. Le sue basi sono politiche, sono religiose? “I politici sfruttano e utilizzano l’antisemitismo. Non credono alle dichiarazioni antisemite, ma è conveniente farle. Non ci sono motivazioni religiose. Anche i fondamentalisti islamici non sono affatto religiosi in sé. L’antisemitismo vende meglio della Coca Cola…ecco tutto”. 

Amarissimo, il witz ebraico tanto decantato. Si distende però, e i sorrisi sono meno pungenti quando parla, con una speranza evidente,  insieme al realismo del saggio, dell’incontro tra religioni. “Come esseri umani ci assomigliamo abbastanza, ma tra l’uno e l’altro ci sono sempre delle differenze, così tra le diverse religioni che cercano di scoprire le stesse risposte alle stesse domande, ma definendole in modo diverso. Noi non chiediamo che ci si innamori l’uno dell’altro, ma di darci una mano e lavorare insieme”.


Un’intervista esclusiva al rabbino Steinsatz va in onda oggi, 14 maggio, alle 19.30 su Tv2000 nel programma Soul, condotto da Monica Mondo.

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