IDEE/ Jacob Dahl Rendtorff: identità e libertà, compito dell’Europa

JACOB DAHL RENDTORFF, filosofo della Roskilde University (Danimarca) ha partecipato al convegno della European Society for Moral Philosophy, in corso di svolgimento a Verona

27.10.2016 - Elisa Grimi
michelangelo__adamoR439
Michelangelo, Adamo (Giudizio Universale, 1535-41)

Jacob Dahl Rendtorff, filosofo della Roskilde University (Danimarca) ha partecipato al convegno della European Society for Moral Philosophy, con una lezione dal titolo “Principi etici fondamentali per la democrazia in Europa”. In questa intervista ha spiegato al sussidiario i concetti chiave del suo intervento, soffermandosi poi sulle sfide culturali più rilevanti per la cultura europea.  

Professor Rendtorff, di quali principi parliamo?

I principi etici fondamentali si riferiscono a valori di base e idee etiche che sono importanti per il futuro dell’Europa. Nella cultura europea e nelle tradizioni filosofiche le idee di autonomia umana, dignità, integrità e vulnerabilità sono particolarmente significative. Sono i principi fondamentali per l’avanzamento dell’umanità e la tutela della persona umana. Autonomia significa libertà umana e auto-legislazione morale. Dignità significa necessità di rispetto per l’umanità. Integrità significa integrità morale e di carattere, ma si riferisce anche alla necessità di protezione del corpo umano, compresa l’integrità fisico-psicologica. Vulnerabilità si riferisce alla condizione umana in cui siamo tutti mortali e fragili nella nostra esistenza corporea e temporale. Considerare queste idee come valori e principi etici significa che l’etica, la teoria politica, la giurisprudenza e la filosofia del diritto dovrebbero rendere questi principi le linee guida fondamentali per il processo decisionale, la politica e il potere legislativo in Europa.

La Esmp insiste nel riportare l’attenzione a una riflessione che abbia a cuore l’umano. Non è un caso che il primo convegno internazionale Esmp abbia ricevuto una così alta richiesta di partecipazione. Quali sono i punti secondo lei su cui lavorare per ritornare ad un’antropologia che consideri l’uomo secondo tutti i suoi fattori costitutivi teso alla felicità?

Penso che sia molto importante concentrarsi sulla felicità in etica. A proposito trovo il lavoro di Paul Ricoeur particolarmente importante e seguo il suo lavoro nel mio argomento a favore della fondazione dei principi etici fondamentali per la protezione dell’umanità in Europa. Nella sua opera principale Soi-même comme un autre Ricoeur sviluppa un concetto di identità narrativa della persona umana e questa filosofia del sé è strettamente legata a un’etica della vita buona. Secondo questa posizione abbiamo bisogno di seguire il filosofo Aristotele, al fine di difendere un’etica teleologica della felicità e il bene come fine della vita come il primo momento dell’etica. Ma Ricoeur non si ferma ad Aristotele. Il secondo momento dell’etica è la norma morale, compresa la necessità di fare dichiarazioni etiche universali e metterle in relazione con la società giusta. Il momento della norma morale è costruito sull’imperativo categorico di Kant e afferma che la morale dovrebbe rispettare gli esseri umani come fini in sé stessi all’interno di istituzioni giuste, in una società del regno dei fini. Ma c’è anche un terzo momento di etica, secondo questo concetto di moralità. È la dimensione del rispetto e del riconoscimento delle norme e la cultura di una società, quella che Hegel chiamava Sittlichkeit. Qui, la moralità non è solo astratta, ma si riferisce ai buoni valori della società, che però si apre anche per una tragica tensione tra gli esseri umani e lo Stato, come è il caso della tragedia di Sofocle Antigone, dove la legge divina della convinzione vale a dire la visione della vita buona del singolo è in contraddizione con la legge dello stato.

L’Europa non pare più essere memore della sua identità, di ciò che l’ha resa tale, della sua storia. Perché questa impetuosa damnatio memoriae? 

L’identità europea è identità narrativa. È l’identità della storia culturale e politica dell’Europa. Ma questa identità non è un’identità unitaria. Il problema dell’identità, come suggerito da Jacques Derrida, è realmente il problema dell’Europa. Ma l’identità culturale dell’Europa si basa sul problema della differenza. L’identità dell’Europa è un tentativo di rispettare l’umanità e la dignità della persona umana. Ma questo è il problema di come inscrivere l’individuale nell’universale senza distruggere l’individuale, di come possiamo avere l’identità nazionale senza diventare una cultura che esclude l’altro. L’Europa ha bisogno di affermare una identità di rispetto del sé come altro. L’Europa rappresenta uno sforzo per rispettare la libertà e l’autonomia degli individui umani nelle società democratiche. Ma la storia dell’Europa dimostra quanto sia stato difficile realizzare questa identità di rispetto incondizionato. Hegel ha proposto una filosofia metafisica del movimento verso la libertà, il riconoscimento e la soggettività, ma questa storia è stata anche la storia della violenza e dell’Olocausto. Forse la visione del bene in Europa è che l’identità europea è ciò che non esiste, ma esiste perché non esiste come unità.

 

La distinzione tra diritto e desiderio sembra essere destinata ad un irrisolto capriccio umano. La battaglia ad esempio attorno al tema della maternità surrogata nega tale distinzione. Crede sia possibile recuperare i due differenti piani?

Credo che in bioetica e biodiritto sperimentiamo l’opposizione tra la norma morale e la visione del bene della persona in un senso molto forte. La maternità surrogata può essere vista attraverso queste lenti in cui la norma morale vieta l’uso di esseri umani come semplici mezzi per uno scopo e non come fine in sé stessi. Quando le persone ricche che disperatamente vogliono bambini viaggiano all’estero e pagano per la maternità surrogata delle donne povere, incontriamo questa tensione tra la visione individuale della vita buona e la norma morale. In un mondo morale la norma ideale e la visione della vita buona può coincidere, ma in un mondo ingiusto della realtà incontreremo sempre questa tensione. Questo è il problema del tragico, come descritto da Hegel e Ricoeur. Un tragico conflitto si verifica quando un individuo non riesce a rendersi conto che la visione del bene deve essere in linea con la norma morale, o in una situazione in cui le leggi dello Stato sono ingiuste in modo da essere in conflitto con le convinzioni personali degli individui.

 

Abbiamo di recente assistito alla richiesta dei ministri olandesi di Sanità e Giustizia al loro Parlamento di approvare l’eutanasia sui minori. Le giurisprudenza in Europa sembra muoversi per la morte invece che per la vita. Che cosa pensa a riguardo?

Secondo i principi etici fondamentali di rispetto per l’autonomia, la dignità, l’integrità e la vulnerabilità, è difficile giustificare l’eutanasia. Gli argomenti per l’eutanasia sono spesso basati su un forte impegno per l’autonomia umana e l’autodeterminazione. La legislazione olandese è stata basata principalmente su un ricorso all’autonomia. In questo contesto è difficile giustificare l’eutanasia perché i minori normalmente non sono considerati in grado di prendere decisioni autonome. Ma i limiti stanno variando e forse alcuni giovani possono essere riconosciuti come autonomi. Tuttavia, per quanto riguarda la filosofia dei principi etici fondamentali, le idee di dignità e l’integrità sembrano implicare forti argomenti contro l’eutanasia per coloro che non possono decidere autonomamente. Sono davvero molto vulnerabili e la preoccupazione per la vulnerabilità umana rende difficile giustificare l’eutanasia. La terapia del dolore, sì, ma l’eutanasia attiva per i bambini vulnerabili pone a rischio una norma morale di una società giusta.

 

Crede che l’identità nazionale sia salvaguardata in questa politica europea? 

L’identità nazionale è al momento una parola forte della politica europea. È quasi come se ci dimenticassimo il nostro argomento sull’identità europea a favore delle politiche nazionaliste, come ad esempio la Brexit, l’appello alla Repubblica francese in Francia o la ricerca generale per l’identità nazionale in Europa, al fine di essere più locali che internazionali. In realtà, credo che abbiamo bisogno di più identità europea. L’Europa è la regione del cosmopolitismo, della filosofia della libertà e della democrazia nelle tradizioni da Atene e Roma. Questo patrimonio culturale e storico di interesse e rispetto per la dignità e l’autonomia della persona umana è in particolare importante in un mondo globalizzato e fragile di fronte a enormi problemi mondiali come il cambiamento climatico, la povertà, la guerra e il deterioramento delle condizioni della vita umana.

I commenti dei lettori