LETTURE/ Marco Zaninelli (“Zanco”), quando l’altra vita comincia qui

- Alberto Reggiori

Una vita piena di “vita”. Poi la malattia, una condanna a morte per chiunque, per lui invece l’anticipo di una vita nuova. Un libro sulla storia di Marco Zaninelli. ALBERTO REGGIORI

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William Congdon, Crocefisso n. 9 (1961) (Foto dal web)

“Al mattino quando apro gli occhi non ho nessuna tristezza, nessuna angoscia, perché la prima cosa che faccio è affidare la giornata al Padre Eterno. Che sia buona o cattiva, l’averla affidata mi fa sentire davvero tranquillo”.

Qual è l’uomo che può parlare così, che vive così, che ragiona così? Uno a cui va tutto bene, al quale la vita ha dispensato generosamente successi e gratificazioni? Non proprio. E’ uno normale certo; uno di noi. Ma c’è altro. Quando a 50 anni ti viene diagnosticato un tumore maligno ai polmoni e quello che sembrava un innocuo mal di schiena è solo il campanello che annuncia un ospite inaspettato venuto per portarti via per sempre, ecco, allora non è certo normale parlare così. 

Ma quello che esce dalle pagine di L’amicizia di Zanco, scritto sapientemente a quattro mani da Maurizio De Bortoli e Guido Mezzera per Itaca Edizioni, è il ritratto di un uomo che in maniera solare e trasparente ribalta tutte le nostre certezze esistenziali, mischia la gioia ed il dolore, lascia un’impronta indelebile nella vita di amici o casuali conoscenti. Spiazza e spariglia le idee e le convinzioni. 

E’ l’irruzione di una vita nuova anche se è semplicemente la vita di Marco Zaninelli, detto Zanco, nato e vissuto a Gavirate, a quattro passi da Varese, marito di Tiziana e padre di tre ragazze, insegnante di musica e musicista, assessore al sociale, instancabile protagonista della vita della comunità del suo paese, trascinatore di popolo ed organizzatore di feste ed eventi sociali. E tanto altro ancora che comunque, anche allungando ulteriormente l’elenco, non riuscirebbe a dare spiegazione a quello che questa vita ha comunicato e testimoniato. Marco è morto nell’aprile del 2014 dopo circa due anni di malattia e terapie. Le pagine di questo libro ripercorrono la sua vita sin da bambino, con le sue passioni, la musica e la capacità di organizzare eventi di popolo, dalle feste parrocchiali a quelle della scuola paritaria, dal presepe vivente con 400 scout agli happening culturali estivi. Sempre in compagnia, sempre in mezzo alla vita, là dove scorre più intensa e più interessante; poi l’età adulta con il matrimonio e la paternità, l’appartenenza profonda alla comunità cristiana, in quel gruppo di ragazzi, oggi adulti, cresciuti nella sequela vivace al parroco don Roberto, capace di far maturare uomini e donne dalla personalità generosa e appassionata. Ma non era ancora abbastanza. Il suo cuore voleva dare ancora di più.

La malattia è l’occasione per accogliere un ospite nuovo, per conoscere e per fare spazio nella propria casa ad un amico tanto desiderato negli anni precedenti, quanto ancora sconosciuto. Un’ accelerazione inaspettata ed affascinante verso la verità. 

Con la moglie Tiziana, quando la diagnosi che devasta la vita è stata loro comunicata solo da qualche ora, decidono di andare al Sacro Monte sopra Varese per chiedere la guarigione, ma soprattutto per affidare a Maria la loro vita personale e famigliare. Rivolgendosi alla Madonna Zanco le dice “Pensaci Tu, io sono ammalato, adesso te la vedi Tu. Tanto io so che il Signore ha già provveduto, sa già Lui che cosa mi deve accadere. Io non so cosa mi succederà, provvederà Lui a mia moglie e alle mie figlie. Io mi inginocchio davanti a Te e Ti affido tutto questo”. “Credo che questo sia stata la svolta di tutto, che abbia voluto significare questa gioia e questa letizia. Perché altrimenti, quando a cinquant’anni ti dicono che hai un cancro inguaribile, tu cosa fai? Ti butteresti dalla finestra…”. 

Il tempo passa e presenta il conto, sempre più salato. Zanco smette di lavorare, smette di partecipare all’organizzazione di eventi e volontariato. Smette anche i lavori manuali in cui eccelleva. Ma costruisce altro anche se il corpo fatica e si gonfia, il fiato manca anche per pochi passi, alla fine è solo possibile stare sulla poltrona. Ma anche allora la sua casa è la meta di un numero incredibile di amici, “facevamo sino a 200 caffè a settimana per gli amici che ci venivano a trovare”. Tutti stupiti ed affascinati da una persona che vive così: ” Sono sereno, ho vissuto nella ricerca della verità e del significato più profondo della vita ed ora sto andando a vederlo di persona. Sto per incontrare Gesù nel Paradiso con Maria e tutti i Santi. Ho vissuto la mia vocazione di marito e di padre tendendo sempre al destino e al Mistero per cui la mia vita è fatta, attraverso le circostanze in cui sono dovuto passare compresa la malattia, ma ci ho sempre guadagnato e sono contento”. 

Chiusa l’ultima pagina ci si accorge di un’affezione che è cresciuta per questo caro amico e per il cammino pieno di speranza certa che lui ha compiuto. Lo guardavano tutti come uno scippato della speranza ed invece lui si sentiva un prescelto! Nasce il desiderio di vivere così.


Maurizio De Bortoli, Guido Mezzera, “L’amicizia di Zanco”, Itaca, 2015.

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