“Incarnato nel seno della Vergine Maria”?/ Ci crede solo il 66% dei cristiani americani: “Lei non era Vergine”

- Raffaele Graziano Flore

Secondo un recente studio condotto negli Stati Uniti, sono sempre di meno coloro tra gli stessi cristiani che credono che alla versione evangelica della Natività di Gesù Cristo

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La Natività, particolare da un dipinto (Archivio)

IL SONDAGGIO DEL PEW RESEARCH CENTER

Negli Stati Uniti continua a diminuire il numero dei fedeli di religione cristiana che credono alla narrazione della Natività e che dunque Gesù Cristo si sia “incarnato nel seno della Vergine Maria”: realizzata dal Pew Reaserch Center, l’indagine è stata condotta su un campione di persone che hanno confermato come, rispetto al 2014, sia in costante calo il numero degli adulti che non credono pienamente a quanto raccontato dalle Sacre Scritture: i quattro elementi-cardine su cui è stato realizzato il sondaggio vertevano sul fatto che Gesù fosse nato da una Vergine, che avesse ricevuto appena nato la visita dei Magi, che la sua nascita fosse stata annunciata ai pastori da un angelo del Signore e, infine, che fosse stato partorito in una mangiatoia. Ebbene, in base alle interviste telefoniche (dal 29 novembre allo scorso 4 dicembre) che hanno coinvolto 1503 adulti di ogni Stato federale nella nazione, è stato notato che tutti quanti credono fermamente ai suddetti capisaldi ma pochissimi di loro sono convinti che tutti e quattro gli avvenimenti siano realmente accaduti e facciano riferimenti a fatti storicamente comprovati.

CALA IL NUMERO DI COLORO CHE CREDONO NELLA NATIVITA’

Stando ai dati forniti dallo stesso Pew Research Center, solo il 66% degli americani crede che Gesù Cristo sia stato concepito da una Vergine, rispetto al 73% fatto registrare dal citato sondaggio di tre anni fa: insomma, secondo i ricercatori questi dubbi appaiono crescenti non tanto tra la popolazione dei non credenti, quanto tra gli stessi cristiani che hanno costituito il campione sul quale è stata condotta l’indagine; inoltre, per quanto riguarda i Protestanti, la percentuale è calata di 8 punti, passando dall’83 al 71% di questo 2017. Se invece si passa ad analizzare il dato relativo invece ai “nessuno”, ovvero coloro che si definisco atei, agnostici oppure hanno premesso di “non credere in nulla di particolare”, ecco che la credenza di una nascita “sovrannaturale” del figlio di Dio risulta calare di ben 13 punti rispetto al 2014, toccando il 17% del totale.

IL DATO SUI “MILLENNIALS” E IL RAFFRONTO COL 2007

Scomponendo invece i risultati per fasce d’età, è stato anche osservato che il calo più sensibile va ascritto tra i giovani adulti (18-29 anni), tra i quali solo il 54% crede che Cristo sia nato da una Vergine; per quanto concerne i “millennnials”, la percentuale scende sotto la metà (44%) se si considera la convinzione della fattualità storica di tutti e quattro gli elementi citati: non a caso, sono proprio questi ultimi quelli che sempre più spesso vedono dunque il Natale come una festività culturale più che religiosa. Infine, va detto che i dati sono significativi se rapportati a quanto rilevato da un sondaggio condotto su scala nazionale nel 2007, ovvero dieci anni fa, da parte di The Barna Group e che, in quell’occasione, dimostrò come il 75% della popolazione adulta credesse convintamente nella versione evangelica della nascita di Gesù.

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